lotta per la pace

“SPESE MILITARI E COSTI SOCIALI DI UN’ECONOMIA DI GUERRA”

27/01/2014

https://cobassicilia.wordpress.com/2014/01/27/spese-militari-e-costi-sociali-di-uneconomia-di-guerra/

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SABATO 28 SETTEMBRE ORE 15 PIAZZA POLITEAMA A PALERMO NO AL MUOS, NO ALLA GUERRA, PER LO SMANTELLAMENTO E LA RICONVERSIONE AD USO CIVILE DELLE BASI MILITARI IN SICILIA COMINCIANDO DA AUGUSTA (SR), BIRGI (TP), NISCEMI (CL) E SIGONELLA (CT) NO AL VOLTAGABBANA CROCETTA.

NO-MUOS

“Il movimento NoMuos rilancia la lotta contro le 46 antenne NRTF e la costruzione dell’impianto di comunicazione satellitare a Niscemi, particolarmente strategici nel momento in cui i venti di guerra soffiano caldi sul mediterraneo.

La Sicilia, al centro dei piani militari e degli interessi geopolitici statunitensi e occidentali, svolge un ruolo fondamentale tramite le sue diverse basi NATO e USA e, in questo preciso momento, chiunque non abbia impedito con azioni determinate la costruzione del MUOS non può che essere ritenuto complice.

Chi, come Crocetta, ha fatto della lotta NoMuos un espediente di vuota propaganda elettorale per poi piegarsi agli interessi yankee e insultare il movimento cercando di criminalizzarlo, aggiungendo alla ormai stantia retorica buoni/cattivi accuse razziste e infamanti di mafiosità, è oggi una controparte di quanti hanno a cuore il bene della Sicilia, del suo territorio e dei suoi abitanti.

Per questi motivi il movimento rinnova il suo appello alla mobilitazione di tutti i siciliani lanciando una tre giorni di lotta a Niscemi e un grande corteo a Palermo che punti alla Regione siciliana.”

I Cobas da sempre impegnati nella lotta contro la costruzione del MUOS di Niscemi aderiscono alla Manifestazione No MUOS che si terrà sabato 28 settembre 2013 ore 15,00 da piazza Politeama a Palermo fino alla presidenza della Regione. Non i giochini di Palazzo, ma solo una forte pressione popolare può impedire la costruzione del MUOS, nessuna legge contro il MUOS potrà essere approvata se non ci sarà una seria opposizione di massa. Siamo decisamente CONTRO: ogni tipo di guerra senza se e senza ma; il MUOS e le 46 antenne NRTF di Niscemi; il Servilismo, la Demagogia; le Spese militari; lo Scempio ambientale; le Grandi Opere inutili e dannose; le Politiche di aggressione. Siamo per affermare i diritti dei siciliani e di ogni popolo: alla propria autodeterminazione; alla salute; alla pace; alla tutela dell’ambiente; alla difesa del territorio.

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GUERRA, Cosa si sarebbe dovuto fare e non si è fatto

di Marinella Correggia

Mentre gli alleati locali della Nato (i cosiddetti ribelli) qualificano di “atto di aggressione” l’accoglienza che l’Algeria avrebbe dato a moglie e alcuni figli e nipoti di Gheddafi, e mentre tutte le foto della famiglia sterminata dalla Nato in luglio a Sorman e diventata un simbolo dei crimini di guerra sono sparite dagli hotel e sono state sostituite dalla bandiera monarchica, e mentre a Tripoli NON si contano i morti degli ultimi giorni… Leggi tutto

 

 

 

La corsa all’oro per i villaggi-residence di Sigonella

di Antonio Mazzeo

Ancora qualche mese e la marina militare statunitense abbandonerà definitivamente il “Residence degli aranci” di Mineo (Catania), il complesso di 25 ettari e 404 villette occupato dal personale in forza alla base di Sigonella da circa dieci anni. <<È una struttura sovradimensionata per le nostre reali necessità abitative ed è pure prevista per il futuro la riduzione del numero dei militari e dei loro familiari a Sigonella>>, spiegano al Comando di quella che è la principale base aeronavale USA in tutto il Mediterraneo. Una giustificazione che non convince per nulla gli esponenti della Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella, che ipotizzano invece ben altri e più preoccupanti scenari. <<Gli unici tagli ufficiali sono quelli relativi al personale civile statunitense e italiano che opera all’interno dell’infrastruttura militare. E si tratta comunque di numeri irrilevanti, appena 44 unità per gli americani>>, dichiara il portavoce della Campagna, Alfonso Di Stefano. <<Siamo invece di fronte ad un’inarrestabile espansione delle funzioni strategiche ed operative di Sigonella e delle altre basi USA in Sicilia che inevitabilmente darà nuovo impulso alla crescita del numero dei militari. Dalla lettura delle schede allegate al piano finanziario 2007 dei Military Construction and Family Housing Programs, emerge che entro la fine del 2012 il personale dell’US Navy raggiungerà a Sigonella le 4.327 unità, contro le 4.097 esistenti il 30 settembre 2005. C’è poi da aggiungere il centinaio di operatori, tra militari dell’US Air Force e tecnici della società contractor, giunti in Sicilia per il funzionamento dei Global Hawk, gli aerei senza pilota destinati alle operazioni di guerra in Africa e Medio oriente. Il ministro della difesa La Russa ha invece annunciato che per l’attivazione della nuova supercentrale di spionaggio AGS della NATO, giungeranno entro due anni a Sigonella “800 uomini con le rispettive famiglie”>>.

I conti non tornano, dunque. Sigonella crescerà ancora di più e così, prevedibilmente, crescerà il bisogno di alloggi. In realtà il ritiro annunciato da Mineo appare più una fuga verso lidi migliori, verso aree più gradevoli dal punto di vista paesaggistico e naturale e meno distanti dallo scalo aeroportuale. Riparte così nelle province di Catania e Siracusa la corsa all’oro americano, con amministratori locali, imprenditori e consorterie lobbistiche a farsi la guerra per convincere l’US Navy ad insediare villaggi e residence a “casa loro”. Secondo quanto emerso tre anni fa, più di una decina di progetti sarebbero stati approvati dai consigli comunali di Belpasso, Mascalcia, Motta Sant’Anastasia, Lentini, Ramacca, ecc. per insediare complessi “chiusi ad uso collettivo” per i militari di Sigonella. <<Si tratta spesso di mere operazioni speculative che sottraggono pregevoli aree agricole alle loro funzioni produttive e occupazionali>>, spiegano gli attivisti della Campagna per la smilitarizzazione. <<Per gli amministratori l’importante è non farsi trovare impreparati quando uscirà il “bando” per gli alloggi da dare in leasing ai militari della grande base a stelle e strisce. L’iter è sempre lo stesso: una società privata fa la proposta al Comune per cambiare la destinazione d’uso dei terreni; il Consiglio vota la variante in tempi record; l’Assessorato regionale approva in via definitiva. Dietro il paravento dei residence per i militari si creano vere e proprie corsie preferenziali che bypassano piani regolatori e legittimano improponibili cubature. Male che va nuovi e vecchi cavalieri si ritroveranno in mano fondi ed immobili che hanno quintuplicato il loro valore senza sforzo alcuno>>.

In pole position nella gara per accaparrarsi dollari e affitti c’è sicuramente Motta Sant’Anastasia, comune di 11mila abitanti ai piedi dell’Etna. <<Da anni siamo in ottimi rapporti con i vertici di US Navy>>, commentava qualche tempo fa l’allora sindaco Nino Santagati. <<A Motta vivono già 750 americani, perfettamente integrati con i nostri concittadini. Tanto è vero che da tempo abbiamo identificato non una, ma cinque aree dove potrà sorgere il nuovo villaggio per Sigonella>>. Nel 1999, in meno di un  mese, il consiglio comunale ha approvato tre progetti di variante, destinando le aree agricole a “residenze temporanee” per i militari. Complessivamente è stata offerta all’US Navy una superficie di 329.063 metri quadri, con <<una densità territoriale di 85 abitante per ettaro e una dotazione di 100 metri cubi pro-capite>> che, conti alla mano, fa 2.805 possibili residenti e 280.500 metri cubi di cemento. Alla Regione nessuno ha avuto nulla da ridire, anzi, tutte e tre le varianti sono state particolarmente apprezzate perché – come si legge nei decreti di approvazione (anno 2001) – <<la vicinanza del territorio comunale di Motta Sant’Anastasia a Sigonella attribuisce allo stesso una spiccata attitudine ad accogliere strutture organizzate e servizi da destinare al personale della base>>.

Il primo dei progetti è stato avanzato dalla Società Holding Investment e riguarda un’area di 16,4 ettari di contrada Policara, in prossimità del torrente San Nicola. Il secondo, su richiesta della ditta Scuderi Giovanni, interessa 4,7 ettari di contrada Mustazzo. Il terzo progetto, 11,8 ettari in contrada Ramusa, vede la firma dell’impresa di costruzioni La.Ra. di Motta Sant’Anastasia, società posta sotto amministrazione controllata nel dicembre 1997 dal Tribunale di Catania e definitivamente confiscata nell’ottobre 2000 perché appartenuta a personaggi legati al clan di Benedetto “Nitto” Santapaola, ras mafioso della Sicilia orientale. Negli anni ’90 la La.Ra. ha operato in regime semi-monopolista nella prestazione e gestione di numerosi servizi all’interno della base di Sigonella. I contratti del Dipartimento della difesa sono arrivati anche dopo la tempesta giudiziaria e nel periodo compreso tra il 2002 e il 2008 la La.Ra. ha ricevuto da Washington 6 milioni e 355mila dollari per l’esecuzione di opere, studi geotecnici, servizi di manutenzione e riparazione, ecc.. Lo scorso anno il gran botto: con la Gemmo Spa di Vicenza e la Del-Jec Inc., uno dei colossi del complesso militare industriale e nucleare statunitense, la La.Ra. ha dato vita al consorzio “Team Bos Sigonella” che si è aggiudicato una commessa di 16 milioni di dollari (e l’opzione sino a 96 milioni in caso di proroga del contratto) per il <<trasporto di armamenti, materiali ed attrezzature necessarie>> e la <<gestione dei servizi ambientali, il controllo delle sostanze nocive, la raccolta e il riciclaggio dei rifiuti>> nelle basi di Sigonella, Augusta, Niscemi e Marza-Pachino. Dalla visura catastale, risultano alla guida della società di Motta, l’avvocato Teodoro Perna e il commercialista Giuseppe Giuffrida, amministratori giudiziari e/o liquidatori di altre società appartenute a imprenditori in odor di mafia operanti a Sigonella (Beton Conter, Bosco Etneo, Impredil, La Mastra Carmelo). I due professionisti sono stati pure amministratori giudiziari dei beni e delle aziende confiscate alla famiglia Riela di Misterbianco, per anni leader incontrastata nella gestione dei trasporti e della logistica in Sicilia.

Il programma più ambizioso d’insediamento di un villaggio per l’US Navy è tuttavia quello approvato a Lentini nell’aprile 2006 dall’allora giunta di centrosinistra. Esso prevede <<mille casette a schiera unifamiliari con annesso verde privato e parcheggi, un residence per la sistemazione temporanea per i militari in attesa dell’alloggio definitivo, attrezzature per l’istruzione, lo svago e il terziario, impianti sportivi>> al posto dei floridi agrumeti delle contrade Xirumi, Cappellina e Tirirò, nelle vicinanze del Biviere di Lentini, Sito di Interesse Comunitario (Sic) e Zona di Protezione Speciale (ZPS) della Provincia Regionale di Siracusa. Stando al progetto, in un’area complessiva di 91,49 ettari dovrebbero sorgere costruzioni per un volume di 670.000 metri cubi, capaci di ospitare sino a 6.800 cittadini statunitensi. A presentare il piano ci ha pensato stavolta la Scirumi Srl, società con sede a Catania in via XX Settembre 42 presso lo studio del professore Gaetano Siciliano, presidente onorario della Fondazione Dottori Commercialisti Sicilia, già presidente dell’ordine dei commercialisti e del collegio dei revisori dei conti del Comune di Catania. Anche Siciliano ha ricoperto la carica di amministratore del Riela Group di Misterbianco, solo che nel 2003 dovette rinunciare al mandato perché raggiunto da condanna in primo grado per peculato. Si era auto-liquidato un compenso di 381mila euro come amministratore dell’azienda.

Principale azionista della Scirumi Srl è l’Impresa Costruzioni Maltauro di Vicenza, altra grande contractor delle forze armate USA in Italia. La Maltauro, in particolare, ha realizzato un centro d’intrattenimento per il personale militare e diversi uffici amministrativi nella Caserma Ederle di Vicenza. Nella base aerea di Aviano (Pordenone), la società ha realizzato un complesso ricreativo ed alcuni edifici per l’US Air Force; inoltre ha ristrutturato tre aree destinate a parcheggio, ricovero ed officine dei cacciabombardieri F-16 a capacità nucleare.  

Tra i soci della società Scirumi per il residence di Lentini compare inoltre la Cappellina Srl, società nella titolarità della famiglia di Mario Ciancio Sanfilippo, l’onnipotente editore-imprenditore di Catania, già alla guida della Fieg (la Federazione degli editori di testate giornalistiche), proprietario del quotidiano La Sicilia ed azionista degli altri quotidiani e di buona parte delle emittenti radiotelevisive che operano nell’isola. A lui erano intestati una parte dei terreni venduti alla Scirumi per complessivi 10 miliardi e 800 milioni di vecchie lire. Una parte, perché gli altri fondi appartenevano alla Sater Società Agricola Turistica Etna Riviera, anch’essa nella disponibilità di Mario Ciancio, della moglie Valeria Guarnaccia e dei figli Domenico e Rosa Emanuela.

La Sater condivide la stessa sede della Cappellina (via Pietro dell’Ova 51, Catania) e finanche l’amministratore, l’anziano avvocato Francesco Garozzo, presente in altre operazioni finanziarie del gruppo Ciancio. Uno dei figli del legale, Carmelo Garozzo, è membro del Cda della Scirumi; altro Garozzo, l’ingegnere Rosario (già direttore generale del Comune di Adrano) è invece uno dei progettisti del complesso destinato ai militari di Sigonella. Gli altri due progettisti sono invece Antonio Leonardi, dirigente A.U.S.L. 3 di Catania e presidente dell’Associazione Nazionale Ingegneri della Sicurezza e l’architetto Matteo Zapparrata, già capodipartimento della Provincia regionale di Catania (settore programmazione opere pubbliche ed urbanistiche) con i presidenti Musumeci, Lombardo e Castiglione e Commissario straordinario del Consorzio per le Autostrade Siciliane dal 2008 all’agosto 2010.

A rendere alle forze armate USA particolarmente gradita l’ipotesi Lentini, la facile accessibilità dell’area alle strade statali 417 Catania-Gela e 385 Catania-Caltagirone, la vicinanza alla base di Sigonella (12 km) e soprattutto lo straordinario scenario naturale del luogo. Il Comune di Lentini in sede di approvazione della variante al Prg ha inoltre prescritto che in sede di convenzione tra il Governo USA e la società proponente vengano realizzate <<opere che rendano facilmente fruibile>> il lago di Lentini. Ovvia previsione un’altra colata di cemento, con complessi alberghieri, campi da golf e porticcioli ad uso semi-esclusivo delle forze armate USA.

<<Tutta l’operazione “Scirumi” è stata viziata dall’inizio da una serie di errori, di violazioni e di omissioni che duramente configgono con la moralità, la trasparenza e le leggi>>, hanno denunciato il Centro Studi Territoriali Ddisa, I Verdi di Lentini e la Redazione di Girodivite.it che a livello locale hanno tentato di opporsi al progetto. <<L’insediamento deturperebbe irrimediabilmente il contesto paesaggistico e colpirebbe una delle attività produttive locali più redditizie, la produzione di agrumi. La zona di Xirumi, Cappellina e Tirirò è pure interessata da almeno due aree archeologiche, una delle quali ricade proprio all’interno della cinta del complesso in questione. L’altra area, di cui nessuno ha fatto menzione nell’iter progettuale, è di particolare importanza storica e culturale. Si tratta del vasto insediamento rupestre sul colle di San Basilio che domina il vasto paesaggio che si vorrebbe convertito a residence e villette>>. Con l’esodo USA da Mineo si riaprono i giochi per gli speculatori e gli instancabili divoratori del territorio.

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Atterraggio a Sigonella del Global Hawk, c’è da stare tranquilli?

L’atterraggio il 15/9 del primo dei previsti 12 Global Hawk è stato definito da quasi tutti i mezzi di comunicazione come un provvidenziale arrivo delle  “sentinelle dei cieli”, che con la loro presenza garantirebbero la nostra sicurezza con “operazioni di soccorso in caso di calamità naturali e di supporto ad operazioni umanitarie”.

Evitiamo la facile ironia sulle motovedette donate al governo libico per “salvare molte vite umane” e poi usate per mitragliare pescherecci e/o barconi di migranti; quel che ci preoccupa è la quasi totale assenza di voci critiche, nonostante non manchino le circostanziate denunce relative ai crescenti pericoli della militarizzazione dei nostri territori e del Mediterraneo.

Iniziamo con un contributo del giornalista messinese Antonio Mazzeo (ricercatore della campagna per la smilitarizzazione di Sigonella)il  passaggio degli UAV dalla base siciliana accade perlomeno dal 2001 con l’avvio delle operazioni di guerra in Afghanistan. Come confermato dall’allora segretario della difesa Donald Rumsfeld ad UsaToday (24 maggio 2002), il primo trasferimento del Global Hawk al teatro afgano avvenne utilizzando proprio Sigonella come base logistica. Da allora, lo strumento cardine per l’individuazione degli obiettivi e il coordinamento degli attacchi da parte dei mezzi aerei, terrestri e navali ha eseguito missioni di guerra per oltre 24.000 ore in Iraq, Afghanistan e Pakistan. Impossibile che in tutto questo tempo non ci sia stata una sosta tecnica in Sicilia, non fosse altro per testare le piste e le infrastrutture di quella che sarà una delle due maggiori basi operative dei velivoli dell’Air Force al di fuori del territorio degli Stati Uniti.
Sigonella è stata prescelta per ospitare pure il Global Hawk Aircraft Maintanance and Operations Complex, il complesso per le operazioni di manutenzione degli aerei senza pilota. Il progetto, congelato per alcuni anni per carenza di fondi, è stato riproposto con il budget di previsione per il 2010. Definito di «alto valore strategico» da Kathleen Ferguson, vicesegretaria della difesa, in occasione della sua audizione davanti al Congresso il 3 giugno 2009, prevede lo stanziamento di 31.300.000 dollari per avviare entro il 10 marzo 2010 la «costruzione di un nuovo hangar con una superficie di 5.700 metri quadri e quattro compartimenti per le attività di manutenzione, riparazione ed ispezione dei velivoli e l’installazione dei generatori e dei sistemi anti-terrorismo». Dalla scheda analitica predisposta dall’Air Force Command si evince che saranno stoccate le componenti aeree a supporto di «tutti e quattro i velivoli Global Hawk». L’US Air Force avverte poi che «la mancanza di idonee facilities limiterà severamente la manutenzione e le riparazioni in accordo con le richieste tecniche e così i velivoli non saranno in grado di eseguire le loro missioni fondamentali di riconoscimento nel teatro europeo. Ciò potrà anche costituire una degradazione significativa delle capacità e della vita operativa del velivolo e la crescita del rischio di essere oggetto di un serio incidente».

“Il numero dei Global Hawk destinati a Sigonella potrà aumentare”, sottolinea Defense News. “Oltre all’US Air Force, anche l’US Navy è intenzionata a installare nella base siciliana i Global Hawk acquistati, mentre i programmi NATO prevedono di trasferire in Sicilia 8 Global Hawk nella versione “Block 40” con il nuovo sistema di sorveglianza terrestre alleato AGS (Alliance Ground Surveillance)”.Il periodico statunitense Defense News rivela infine che le autorità governative statunitensi e quelle italiane si sarebbero già incontrate in vista della creazione “di corridoi negli spazi aerei italiani per i decolli e gli atterraggi dei Global Hawk”. Top secret l’esito di queste discussioni, a cui comunque non sarebbero stati invitati i rappresentanti degli enti civili responsabili del traffico aereo (ENAC ed ENAV), anche se le operazioni degli UAV incideranno pericolosamente sulla sicurezza dei voli nello scalo di Catania-Fontanarossa, poco distante da Sigonella. L’altissimo rischio rappresentato dai Global Hawk non sembra aver mai preoccupato il governo italiano. Negli Stati Uniti, invece, è tema di discussione e conflitto tra forze armate, autorità federali e statali. Nel documento The U.S. Air Force Remotely Piloted Aircraft and Unmanned Aerial Vehicle – Strategic Vision, in cui l’aeronautica militare statunitense delinea la “visione strategica” sul futuro utilizzo dei sistemi di guerra, si ammette che «i velivoli senza pilota sono sensibili alle condizioni ambientali estreme e vulnerabili alle minacce rappresentate da armi cinetiche e non cinetiche». « Il rischio d’incidente del Predator e del Global Hawk è d’intensità maggiore di quello dei velivoli con pilota dell’US Air Force », si legge ancora, anche se, «al di sotto dei parametri stabiliti nei documenti di previsione operativa per questi sistemi». Secondo alcuni ricercatori indipendenti, il rischio d’incidente per i Global Hawk, a parità di ore di volo, sarebbe invece 100 volte superiore a quello registrato con i cacciabombardiere F-16. Numerosi i velivoli senza pilota precipitati in occasione di test sperimentali o durante le attività belliche in Medio oriente. Uno dei primi prototipi del “Block 20” cadde nel maggio 1999 nei pressi del poligono di China Lake, California, a seguito “dell’invio involontario di un segnale elettronico di fine volo”. Il 30 dicembre 2001, un Global Hawk precipitò in una regione impervia dell’Afghanistan. Secondo l’inchiesta dell’US Air Force, all’origine dell’incidente “l’impropria installazione” di un congegno che avrebbe danneggiato il sistema di controllo. “Non sono state effettuate le giuste procedure ispettive”, fu la conclusione della commissione d’indagine. Meno di sette mesi dopo, un altro Global Hawk precipitò in Pakistan per il “non funzionamento ad un motore”, dovuto, ancora una volta “ad una cattiva manutenzione del velivolo”. Un velivolo “Block 30”, la versione in via d’installazione a Sigonella, ha invece rischiato di schiantarsi al suolo, il 28 dicembre 2009, durante un tentativo di atterraggio in una base aerea californiana Il gran numero d’incidenti che hanno visto protagonisti i velivoli senza pilota ha generato vibranti proteste tra i piloti delle compagnie aeree Usa. Secondo le due maggiori associazioni di categoria, la Air Line Pilots Association (ALPA) e la Aircraft Owners and Pilots Association (AOPA), “gli UAV di grandi dimensioni sono autorizzati a percorrere anche corridoi aerei usati per il volo civile, e questo senza che siano state studiate le necessarie misure di sicurezza”. “Come può considerasi sicuro un aereo in volo come il Global Hawk, con un’apertura alare simile a quella del Boeing 737?”, domandano ALPA e AOPA.

In verità non sono in molti ad interessarsi ai rischi che comporterà la presenza dei Global Hawk a Sigonella, a pochi chilometri da popolose città come Catania, Lentini e Siracusa, dal trafficato scalo aereo di Fontanarossa (oltre sei milioni e mezzo di passeggeri lo scorso anno) e dal cosiddetto “triangolo della morte” Augusta-Melilli-Priolo dove imperversano impianti chimici, raffinerie, depositi di carburante e munizioni per le unità navali USA e NATO, compresi i sottomarini e le portaerei a capacità nucleare. Eppure non mancano gli studi e gli interventi scientifici sul pericolo rappresentato dalla proliferazione degli UAV. A quattro anni di distanza dalle preoccupate ammissioni degli estensori della “Visione Strategica” per l’uso dei velivoli senza pilota, ben poco è stato fatto in tema di sicurezza e riduzione del rischio di collisioni e disastri. A denunciarlo è uno dei veterani dell’aeronautica militare e civile italiana, il comandante Renzo Dentesano, pilota per quarant’anni dell’Ami ed Alitalia, poi consulente del Registro aeronautico italiano e perito per diverse Procure della repubblica e studi legali in procedimenti relativi ad incidenti aerei. Il 18 settembre 2009, Dentesano è intervenuto sul sito www.aerohabitat.eu soffermandosi proprio sulle scelte d’installare i Global Hawk a Sigonella, ben dodici, considerando i quattro dell’US Air Force e gli otto della NATO nell’ambito del nuovo sistema di sorveglianza terrestre AGS. «Questi aeromobili militari – scrive l’ex pilota – fra circa tre anni saranno in grado di partire e tornare alla base siciliana dopo aver compiuto missioni segrete e pericolose, delle quali nessuno deve saper nulla, onde poter effettuare con successo i loro compiti di sorveglianza e spionaggio. Compreso anche il Controllo del Traffico Aereo – ATC, nello spazio aereo assegnato dai Piani regionali dell’ICAO alla responsabilità dello Stato italiano, il quale ha demandato tale compito all’ENAV, sotto la sorveglianza dell’ENAC.
«Questo tipo di ricognitori, concepiti appunto per missioni troppo rischiose per essere affidate a mezzi con a bordo degli esseri umani, nonostante tutte le misure di security di cui sono dotati i loro ricevitori di bordo, possono però essere interferiti da segnali elettronici capaci di penetrare nei loro sistemi di guida e controllo, in modo da causarne la distruzione», aggiunge Dentesano. «Inoltre, il Global Hawk, come pure il Predator, un UAV in dotazione anche all’aeronautica militare del nostro Paese, non risultano in grado di assicurare l’incolumità del traffico aereo civile. Essi sono stati progettati in modo tale che, pur disponendo a bordo di un sensore capace di “vedere”, secondo il principio ICAO di see and be seen, altro traffico in volo con il quale la loro traiettoria potrebbe interferire, non hanno la capacità completa di rispettare l’altro principio sul quale si basa la sicurezza dell’aviazione civile e cioè il protocollo see and avoid – vedi ed evita il traffico a rischio di collisione. Non sono cioè in grado di variare la loro traiettoria di volo in senso verticale, salendo o scendendo di quota, come la situazione per evitare una collisione prontamente richiederebbe. E  la sola variazione della direzione di moto, rimanendo alla stessa altitudine potrebbe non bastare ad evitare un disastro che coinvolga un traffico civile. Ma ENAC ed ENAV lo sanno? E, se lo sanno, come intendono provvedere alla sicurezza del traffico civile?». A queste domande nessuno ha ancora risposto.”

La documentazione delle voci controcorrente è abbondante, ma ci limitiamo a segnalare il sito del comitato NoMuos di Niscemi www.nomuosniscemi.it/ , il libro sulla riconversione per uso civile di Sigonella “Un posto civile” www.terrelibere.org/   ed il nuovo video “Morire a Lentini” www.geminimovie.com/ .

La base di Sigonella oltre ai micidiali Global Hawk ospita il sistema di sorveglianza terrestre AGS (per la cui installazione il governo sborserà entro quest’anno 150 milioni di euro) e tutto ciò comporterà l’arrivo di 800 militari Nato, con rispettive famiglie, con conseguenti cementificazioni di fertili terreni agricoli nel lentinese, mentre vincoli ambientali ed archeologici sono stati eliminati per meglio servire le esigenze strategico-militari degli Usa. Mentre si dilapidano ingenti risorse pubbliche per potenziare le spese militari in scellerate politiche di guerra e costruire micidiali siti di morte nei nostri territori, si tagliano sempre più le spese sociali (distruggendo la scuola pubblica) e si smantella l’apparato produttivo nella nostra isola,. Facciamo pertanto appello a non disperdere la memoria storica delle grandi manifestazioni popolari contro la guerra  degli anni scorsi ed a riprendere la mobilitazione per la smilitarizzazione e la riconversione per uso civile di Sigonella, a sostegno della crescita del trasporto aereo di Fontanarossa e della sicurezza dei suoi voli  per favorire l’incremento occupazionale e lo sviluppo turistico.

Catania  17/9                                                            Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella   (viaCaltanissetta4Ct-3803266160)

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Gaza, Israele abborda la ‘Rachel Corrie’: illesi tutti i passeggeri

E’ l’ultima imbarcazione della Freedom Flotilla

Gaza, Israele abborda la ‘Rachel Corrie’: illesi tutti i passeggeri

La nave irlandese Rachel Corri

Larnaca, 5 giu. – (Adnkronos/Ign) – La marina israeliana ha intercettato e abbordato la nave irlandese Rachel Corrie al largo delle coste di Gaza. Lo riferisce un comunicato della Freedom Flotilla aggiungendo che tutti i passeggeri a bordo sono illesi. Il comitato d’accoglienza palestinese che aspetta la nave sulla costa di Gaza, afferma che il cargo è stato affiancato da tre unità navali israeliane a 34 miglia dalla costa.

Il ministero degli Esteri israeliano aveva ribadito ieri che non avrebbe permesso lo sbarco a Gaza della ‘Rachel Corrie’, ultima nave della Freedom Flotilla decisa a superare il blocco. Gli israeliani avevano offerto di far scaricare gli aiuti umanitari nel porto di Ashdod per poi trasportarli a Gaza, ma gli attivisti a bordo della nave hanno rifiutato. Secondo quanto riferito da un portavoce dell’esercito israeliano (Idf) la nave irlandese ha infatti ignorato le richieste di cambiare rotta e dirigersi verso il porto Ashdod. “Abbiamo stabilito un contatto, ma l’equipaggio non ha cooperato”, ha detto il portavoce.

Dal canto loro gli Stati Uniti, pur considerando “insostenibile” l’attuale situazione del blocco di Gaza, invitano gli attivisti a bordo della nave irlandese Rachel Corrie a fare rotta verso il porto israeliano di Ashdod, come richiesto dalle autorità dello stato ebraico. “Le attuali disposizioni sono insostenibili e vanno cambiate”, ha dichiarato Mike Hammer, portavoce del Consiglio per la Sicurezza Nazionale della Casa Bianca. Tuttavia Washington esorta anche tutte le navi con a bordo aiuti umanitari a rispettare la richiesta israeliana. “Nell’interesse della sicurezza di tutte le persone coinvolte, e del sicuro trasferimento degli aiuti alla popolazione di Gaza”, ha dichiarato il portavoce spiegando che si sta “lavorando urgentemente con Israele, l’Autorità palestinese e altri partner internazionali per sviluppare nuove procedure per consegnare più beni e assistenza a Gaza, aumentare le opportunità per la gente di Gaza e prevenire l’importazione di armi”.

E per cercare di sbloccare la situazione, il primo ministro turco Recep Tayyp Erdogan “sta considerando la possibilità di rompere il blocco imposto a Gaza vistando personalmente la Striscia”. Lo scrive il quotidiano libanese al-Mutaqbal, rilanciato dal sito israeliano Ynet news, citando “fonti ben informate”. Il giornale riferisce anche che Erdogan meditava di chiedere alla sua marina di scortare un’altra flotta di aiuti pensando di salire a bordo egli stesso, ma che gli americani gli hanno chiesto di desistere. Infine al- Mutqabal scrive che il governo di Ankara e’ sotto forte pressione da parte di “gruppi popolari e politici” per l’annullamento degli accordi militari con Israele, ma che l’establishment militare si oppone decisamente a questa richiesta.

Intanto, secondo quanto scrive oggi il Guardian, i risultati delle autopsie eseguite in Turchia rivelano che i nove attivisti uccisi lunedì a bordo della nave turca Mavi Marmara sono stati raggiunti da un totale di 30 colpi d’arma da fuoco e cinque sono stati uccisi da colpi alla testa, sparati anche da distanza ravvicinata. Tutte le pallottole, salvo una non identificata, sono da 9 mm.

Yalcin Buyuk, vice presidente del consiglio turco di medicina forense ha riferito al giornale che un uomo di 60 anni, Ibrahim Bilgen, è stato colpito quattro volte, alla tempia, il petto, l’anca e la schiena. Il 19enne Fulkan Dogan, che ha anche la nazionalità americana, è stato colpito cinque volte, a meno di 45 centimetri di distanza, al volto, alla nuca, due volte alle gambe e una alla schiena. Altri due uomini sono stati colpiti quattro volte e cinque riportano colpi alla nuca o alla schiena. Secondo Buyuk, una sola vittima riportava soltanto una ferita, sparata a distanza contro la fronte. Tutti gli altri riportavano più di una ferita e le pallottole erano intatte, il che dimostrerebbe che hanno colpito le vittime direttamente e non di rimbalzo.

I risultati dell’autopsia sono in contrasto con la versione israeliana che i soldati hanno aperto il fuoco solo per autodifesa. Un portavoce dell’ambasciata israeliana a Londra ha però respinto questa interpretazione. “L’unica situazione in cui i soldati hanno sparato era in una chiara situazione di pericolo di vita -ha detto al Guardian – premere in fretta il grilletto puo’ portare ad alcuni colpi nello stesso corpo, ma ciò non cambia il fatto che erano in una situazione di pericolo di vita”.

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