INFO COBAS

INFOCOBAS PENSIONATI N.¢X 27 ¡V Ottobre 2013 pag. 1 di 20
Editoriale: una occasione persa
La grande e bella manifestazione del 18 ottobre sarebbe stata una grande bella occasione che i pensionati non hanno saputo cogliere. Un¡¦occasione bella e grande per varie ragioni:
a) e stata una manifestazione popolare, affollata di circa 50 mila lavoratori, pensionati, studenti, non facile da organizzare e realizzare;
b) e stata una manifestazione veramente nazionale, con lavoratori provenienti dalle piu disparate zone d¡¦Italia, dal Trentino alla Sicilia, dalla Sardegna all¡¦Emilia-Romagna, dalla Toscana all¡¦Abruzzo;
c) e stata una manifestazione unitaria del sindacalismo di base e autorganizzato, che ha saputo riprendere l¡¦iniziativa e anche progettare un futuro unitario;
d) la manifestazione era inserita in un mese di mobilitazione che ha visto la prosecuzione del 19 ottobre, con i movimenti di lotta sociale e comitati territoriali (Lotta per la casa, No TAV, NO MUOS) che e dilagata per Roma il giorno successivo. Ma era stata preceduta dalla mobilitazione del 12 ottobre, dalle manife-stazioni locali del Forum dell¡¦acqua pubblica e dai comitati per la difesa dei beni comuni.
L¡¦elenco delle ragioni della sua importanza e bellezza potrebbe durare a lungo. Ma quanta altra bellezza ed importanza avrebbe potuto aggiungersi se i pensionati avessero avuto una partecipazione consistente e si fossero resi attivi e visibili. Proviamo a dare un¡¦idea del valore aggiunto che la manifestazione avrebbe avuto se i pensionati avessero avuto una partecipazione significativa:
a) la partecipazione ad una manifestazione nazionale sarebbe stata un¡¦occasione perche una parte dei 16 milioni di pensionati si decidesse ad autorappresentarsi, uscire dal letargo e acquistare coscienza dell¡¦importanza di attivarsi e di autorappresentarsi;
b) avrebbe consentito, almeno ad una minoranza consistenza, di uscire dalla sindrome dell¡¦impotenza, dal mugugno, e portare in piazza un tema fondamentale ed attualissimo,
visto l¡¦attacco che hanno subito le pensioni e che continueranno a subire nel prossimo futuro;
c) contagiare i lavoratori sul problema delle pensioni che ha difficolta ad affermarsi visto anche la difficolta per i lavoratori ad attrezzarsi adeguatamente per difendere le condizioni salariali e lavorative:
d) animare i pensionati ad una ripresa organizzativa, anche minima, sui territori per dare risposte, anche locali, ai bisogni insoddisfatti (sanita, assistenze, mobilita, abitare, tutela ..) che si manifestano e debbono trovare soluzioni locali.
Ma, ahime, questa mobilitazione ed affiancamento non ci sono stati, il nuovo e bello striscione Cobas sulle pensioni, portato dai soliti quattro pensionati assatanati, non ha raccolto nemmeno la soglia di un modesto Comitato di Base ¡K ma non e finita qui, i quattro assatanati continueranno a provarci e presto o tardi i Comitati di Base dei Pensionati nasceranno ed allora ¡K saranno sorci verdi ¡K per i padroni di tutte le risme.
Pensionati autorganizzati Cobas Roma 20 ottobre 2013
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27
Indice n¢X 27:
Editoriale: una occasione persa pag. 1
Ipotesi: ripristinati gli aumenti automatici 2
Gli squilibri e il nodo delle pensioni d’oro 4
Te lo do io il cuneo fiscale!!! 5
Pensioni: quanto percepiscono gli italiani? 7
Come difendere la pensione dall¡¦inflazione 8
Primo colpo di mannaia all¡¦INAIL 9
¡§Non useremo i soldi dei risparmiatori¡¨ 10
Il modello di salvezza tedesco 11
Le leggi Hartz, in Italia? (ASpI) 13
Vieni avanti, cretino! 15
Auguri vivissimi ai bancari 16
Formato A4: volantino 1 17
Formato A4: volantino 2 18
Formato A4: volantino 3 19
Formato A4: volantino 4 20
INFOCOBAS PENSIONATI N.¢X 27 ¡V Ottobre 2013 pag. 2 di 20
Pensioni: verso lo sblocco della perequazione automatica
IPOTESI: RIPRISTINATI GLI AUMENTI AUTOMATICI DELLE PENSIONI DI IMPORTO tra i 1.500 e i 3.000 EURO
Per adesso e solo una ipotesi, l¡¦ha espressa il Ministro del Lavoro Giovannini alla Commissione Lavoro della Camera dei Deputati. Non sappiamo nemmeno se e un¡¦ipotesi personale del Ministro o un¡¦ipotesi condivisa e collegiale dell¡¦intero Governo. Noi sosteniamo che sarebbe un atto di giustizia sociale e che non bisogna rinunciare alla mobilitazione perche da un governo che pratica l¡¦Austerita a 360 gradi quando si tratta di lavoratori, ci si puo benissimo aspettare che conti sull¡¦effetto annuncio ma che sia il primo provvedimento da cancellare dalle realizzazioni non appena Confindustria alzera un ditino di diniego.
Quale e l¡¦ipotesi
L¡¦ipotesi e semplicemente quella di rimuovere il blocco adottato dal Governo Berlusconi nel 2011 e reiterato dal governo Monti nel 2012. Quindi, come dettava l¡¦art. 65 della legge n. 388 del 23 dicembre 2000, le pensioni dovrebbero avere un aumento parametrato sull¡¦indice dell¡¦aumento dei prezzi (FOI, Famiglie di Operai e Impiegati) calcolato dall¡¦Istat.
Ma non tutte le pensioni godrebbero della stessa percentuale di aumento, vedi le tabelle sotto:
Percentuale di aumento secondo l¡¦importo della pensione annua
Fino a 12.000 euro,
100%
3 volte il trattamento minimo
Da 15.000 a 24.000 euro,
90%
4 e 5 volte il trattamento minimo
Da 30.000 a 36.000 euro,
75%
superiore a 5 e 6 volte il trattamento minimo
Oltre i 36.000 euro,
Nessun aumento
al disopra di 6 volte il minimo
Fonte: Il Sole 24 Ore, 9-10-2013
Aumenti ipotizzati in euro
Prestazione annuale lorda
Aumenti annui perequazione nel 2013
Aumenti annui perequazione nel 2014
6.000 euro
180
180
12.000 euro
360
360
18.000 euro
0
552
24.000 euro
0
702
30.000 euro
0
862
36.000 euro
0
992
42.000 euro
0
0
Fonte: Il Sole 24 Ore 9-10-2013
Ripetiamo: i giornali sbandierano l¡¦ipotesi come cosa gia fatta, ma i numeri portati dal ministro confermano che e un¡¦ipotesi ancora assai rozzamente elaborata. Infatti, soprattutto i dati proposti in cifra assoluta sono calcolati con un indice Istat d¡¦inflazione del 3%, come nel 2011, mentre le attuali stime dell¡¦inflazione annua si calcolano introno all¡¦1,2%.
Abbiamo tutte le ragioni per presumere che il ministro punti all¡¦effetto annuncio per poi lasciare ai pensionati ¡K un pugno di mosche.
Un piccolissimo passo
Che si tratti di un passo proprio minimo, lo dicono altri numeri dichiarati dal Ministro nel corso della stessa audizione: la controriforma Fornero delle pensioni produrra da quest¡¦anno fino al 2021 un risparmio di 93 miliardi mentre la spesa per il ripristino della Scala Mobile pensionistica avra un costo che gli esperti giudicano si aggira sui 100 milioni. A giovarsene saranno solo altri 4,6 milioni di lavoratori oltre a quelli che non avevano subito il blocco perche stavano entro tre volte il minimo del trattamento INPS.
INFOCOBAS PENSIONATI N.¢X 27 ¡V Ottobre 2013 pag. 3 di 20
Una cosa che non ci sconforta e il fatto che le pensioni al disopra dei 3.000 euro al mese non abbiano alcuna perequazione, e non per invidia sociale (noi preferiremmo definirlo conflitto di classe), ma per elementare giustizia. Infatti, molti lavoratori non sanno, e chi sa tace, che dal 1995 il patto di mutualita e solidarieta, insito nel sistema pensionistico italiano, e stato rotto dalla controriforma Dini che ha stabilito che i superstipendi dei manager e dei dirigenti non pagassero i contributi previdenziali per gli importi superiori a 132 milioni allora, adesso 100 mila euro, mentre lavoratori dipendenti pagavano tutti al 33% per l¡¦intero salario.
Questa informazione gira assai poco tra i lavoratori, i quali troveranno con cio una ulteriore ragione per essere incazzati con i percettori delle pensioni d¡¦oro, che prima di essere pensionati gia godevano del privilegio di vedere esentati dai contributi previdenziali la maggior parte dei loro stipendi, emolumenti, bonus.
Si rassegni la ex ministra Fornero
Per la disperazione della piangina Fornero, che ha pianto di orgoglio quando ha visto approvata la sua controriforma pensionistica, i lavoratori italiani non hanno accettato l¡¦impianto tanto da lei elaborato e studiato, del sistema pensionistico ridotto ad un salvadanaio ¡§porcellino¡¨ nel quale accumulare il risparmio pensionistico. Con la sua grande scienza e sapienza, la professoressa Fornero ha riscoperto e imposto l¡¦uso del porcellino (sistema contributivo), in cui il risparmio contributivo viene distribuito per i ratei pensionistici per il periodo che ai lavoratori resta da vivere; mentre il frutto degli interessi maturati, e soprattutto la ricchezza sociale prodotta dal lavoro dei dipendenti, femmine e maschi, veniva interamente versata ai padroni di tutte le risme, capitalisti finanziari in primis.
Cosi un fenomeno storico e sociale, cosi evoluto in grado di realizzare una bella fetta di ridistribuzione del reddito e di giustizia sociale (sistema retributivo a ripartizione), scelto dai paesi europei nel secondo dopoguerra proprio perche le pensioni non fossero soggette ai capricci del mercato finanziario, ritornano indietro all¡¦antipatico porcellino che poi non e nemmeno ne un¡¦evoluzione ne piu sicuro rispetto al medioevale buco nel materasso per garantire i risparmi del ¡§villano¡¨.
Il ripristino di tutti gli automatismi salariali e pensionistici non e che una piccola parte della ricchezza prodotta dal lavoro che viene restituita ai protagonisti ¡K ma certo i protagonisti per la Fornero e complici non sono i milioni di lavoratori. ma i pochi padroni che riescono ad espropriare tutti, lavoratori e cittadini.
Pensionati autorganizzati Cobas 2 Ottobre 2013
I pensionati e le pensionate Cobas di Roma si riuniscono il giovedi mattina, dalle 10.00 alle 13.00 circa, nella Sede di Viale Manzoni 55, vicina alla fermata della Metropolitana ¡§Manzoni¡¨.
Questi numeri, sono attualmente diffusi per posta elettronica, successivamente sono disponibili nella sezione ¡§Infocobas Pensionati¡¨ del sito: http://pensionati.cobas.it/ , con diffusione libera.
Recapiti: telefono: 06 – 70 452 452
(giorni feriali, 9.00-13.00)
e-mail: pensionati@cobas.it
Il Cobas dei pensionati collabora con l¡¦associazione AL.P.I. che ha tra i vari obiettivi, oltre che l¡¦informazione, anche l¡¦ottenimento di una maggior salvaguardia delle pensioni rispetto all¡¦aumento del costo della vita.
http://www.resettatutto.org/
INFOCOBAS PENSIONATI N.¢X 27 ¡V Ottobre 2013 pag. 4 di 20
Riforma delle pensioni: tutte le novita
Gli squilibri e il nodo delle pensioni d’oro
Scritto da Sara Frangini | Speciale Inventa il tuo futuro ¡V ven 6 set 2013
Di novita ce ne sono molte, di proposte pure. E, sebbene la svolta definitiva sul fronte delle pensioni tardi ad arrivare, si annunciano accordi sui decreti e prospettive di riforma. Il tutto accompagnato da una pioggia di critiche concentrate, in particolare, sulle strategie da mettere in campo per superare il gigantesco scoglio dello ¡§squilibrio¡¨. Tra le misere entrate garantite ad alcuni i lavoratori e le rendite d¡¦oro dei super ricchi, infatti, c¡¦e un abisso difficile da colmare e, per tanti, impossibile da digerire.
Il caso Sentinelli e il buco miliardario
Il vitalizio piu discusso e quello di Mauro Sentinelli, ex top manager del gruppo Telecom che percepisce la bellezza di 91mila euro al mese. Non e lui, pero, il solo a ricevere una pensione basata sul sistema retributivo e superiore, quindi, all¡¦entita di contributi versati. Si parla di un esercito di pensionati i cui assegni mensili, tirando le fila, vengono pagati con le tasse di tutti i contribuenti. ¡§Panorama¡¨ ha elaborato i dati del bilancio 2011 (ultimo consuntivo disponibile) dei principali otto fondi separati che mandano in rosso l¡¦Inps: oltre 29 miliardi, un buco coperto con trasferimenti dallo Stato.
Il nodo delle pensioni d¡¦oro
E¡¦ su questo punto, dati Inps alla mano, che si incentra il lavoro del ministro Enrico Giovannini. La strada per ripristinare una sorta di equita sembra piuttosto lunga e i politici hanno ricette piuttosto differenti. Infatti, mentre il presidente della Commissione Lavoro del Senato ed ex ministro Pdl Maurizio Sacconi non ha intenzione di fare aggiustamenti (¡§il problema ¡V ha detto – non e colpire chi e gia in pensione ma tutelare chi la pensione rischia di non averla¡¨), Yoram Gutgeld, deputato Pd e consigliere economico di Matteo Renzi trova necessaria una revisione al ribasso. ¡§Abbassare le pensioni alte, sopra 3.500 euro lordi mensili, e non coperte da sufficienti contributi¡¨. L¡¦idea di Gutgeld e che ¡§rinuncino a una piccola parte del privilegio finora ottenuto¡¨. Diversa ancora la posizione di Giuliano Cazzola, responsabile welfare di Scelta Civica, che introdurrebbe un ¡§contributo di solidarieta¡¨ a termine. Per lui, le pensioni sopra 90 mila euro lordi annui andrebbero ricalcolate anche col metodo contributivo e ¡§se c¡¦e una differenza ¡V ha spiegato – si paga per 5 anni un contributo di solidarieta, che essendo transitorio e non permanente non e anticostituzionale¡¨. Il tutto con uno sguardo al futuro, per il quale ¡§si possono prevedere nuovi scaglioni con perequazioni e rendimenti minori per le pensioni piu alte¡¨.
Scuola, i ¡§Quota 96¡¨ tagliati fuori dal decreto
Sul fronte della scuola le cose si complicano. Nel decreto sul comparto, infatti, non sara inserita la norma per mandare in pensione i cosiddetti ¡§Quota 96¡¨, ovvero 6.000 tra docenti e personale scolastico che aspettavano la pensione. A renderlo noto e stata Manuela Ghizzoni, deputata Pd e autrice della proposta di legge che rispondeva alle esigenze dei docenti per arginare ¡§il grave errore della riforma Fornero¡¨. L’unica possibilita per il personale e i docenti e in un provvedimento ad hoc per questa categoria, ma e davvero di difficile attuazione. Questo nonostante il Pd avesse inserito nel suo programma elettorale la soluzione al problema dei Quota 96, rimasti invece al palo per ¡§le mancate coperture economiche¡¨, ma anche ¡§il temuto innesco di una potenziale scia di rivendicazioni da parte di altre categorie¡¨.
Pubblica amministrazione, pensione in anticipo o ¡§forzata¡¨
Il tema della previdenza e finito anche nel recente decreto sui precari della Pubblica amministrazione, e riguarda i lavoratori che abbiano maturato i requisiti per l¡¦accesso al trattamento previdenziale al 31 dicembre 2014. Per loro dovra scattare obbligatoriamente il licenziamento, se inclusi nelle quote in eccedenza. Una sorta di pensione forzata, dunque, visto che il ministero della Funzione Pubblica guidato da Gianpiero D¡¦Alia dispone ¡§l¡¦obbligo di allontanare dal posto di lavoro quei dipendenti che, non prima del 2012, avessero alle spalle 40 anni di contributi, indicazione che invalidava – come sottolinea il quotidiano Italia Oggi – la facolta di restare al proprio posto fino al 70esimo anno di eta¡¨. Altra novita contenuta nel decreto e quella riferita ai prepensionamenti con l¡¦applicazione dei minimi per accedere alla pensione ¡V sempre pre riforma Fornero ¡V per chi ha maturato i requisiti al 31 dicembre 2011.
INFOCOBAS PENSIONATI N.¢X 27 ¡V Ottobre 2013 pag. 5 di 20
Lavoratori precoci e impieghi usuranti, le proposte
Grande fermento anche attorno al tema delle pensioni per lavoratori precoci e le pensioni per lavori
usuranti. Il ministro Enrico Giovannini infatti e al lavoro per alcuni interventi per le categorie e propone
la possibilita di andare in pensione in anticipo con un prestito da parte dell’Inps. In altre parole, chi
opta per la pensione, potrebbe accedere al tanto agognato riposo ripagando ¡§il prestito¡¨ attraverso
tagli agli assegni degli anni successivi di pensione. Su questo fronte, Cesare Damiano (Pd), si e detto
contrario soprattutto perche ¡§si trasforma un futuro diritto previdenziale in un mero intervento di tipo
assistenziale¡¨ e ¡§si pretende addirittura la restituzione di questo acconto quando il lavoratore ricevera
la pensione”. Cosi il presidente della Commissione Lavoro alla Camera torna a riproporre la propria
ipotesi: piccoli tagli percentuali sull’assegno di chi vuole il pensionamento anticipato. La questione,
comunque, resta aperta. http://it.finance.yahoo.com/notizie/riforma-pensioni-novita-110700298.html
Falso: il cuneo fiscale
TE LO DO IO IL CUNEO FISCALE!!!
Siamo a meta ottobre e gia e cominciata
l¡¦agitazione dei padroni per influenzare il
governo e metterlo alle strette. Lo scopo
non e nuovo (vedi articolo di luglio in questo
numero) ma l¡¦impegno che padroni ci
stanno mettendo per realizzarlo e
eccezionale. Nella pagina a fianco abbiamo
riprodotto i titoli, titoletti, box che sono
comparsi sul Il Sole 24 ore del 12
settembre, ormai il fulcro dell¡¦avvenire del
nostro paese e il ¡§CUNEO¡¨. Spesso per
imbrogliare di piu le carte ¡§IL CUNEO¡¨ e ¡§IL
CUNEO¡¨ senza piu specificazioni ¡K.
quando la specificazione c¡¦e, e un falso
perche diventa ¡§IL CUNEO FISCALE¡¨.
Una bugia grande come una casa
perche la differenza, o come molti
giornalisti preferiscono, il gap, tra il costo
dello stipendio pagato dai padroni e lo
stipendio incassato dai lavoratori, non ha
niente di fiscale. Sono tutti soldi dei
lavoratori in parte pagati alla scadenza
salariale, in una grande parte pagata come
salario sociale, quando il lavoratore andra
in pensione, o restera disoccupato, qualche
lavoratrice diventera mamma, quando verra
pagato con la Cassa Integrazione
Guadagni … tagliare questo cuneo vuol dire
soltanto tagliare una parte del salario dei
lavoratori perche Padroni ed
amministrazioni possano intascare un altro
po¡¦ di soldi e cosi contribuire alla
demolizione dello stato sociale (e non del
welfare che e solo la misera lotta contro la
poverta e contro i poveri)!
La Confindustria non e sola
Squinzi, il presidente della Confindustria,
non e solo a pretendere e predicare il taglio
del ¡§cuneo fiscale¡¨¡K¡¨il costo del lavoro¡¨. In
sua compagnia ci sono: la Camusso, in
prima fila, con i seguito di tutti gli altri
sindacati concertativi, il Presidente del
Consiglio dei Ministri con il seguito di una
maggioranza parlamentare strepitosa, tutti
pronti a spergiurare che il taglio del ¡§Cuneo
Fiscale¡¨ sara il cuore della Legge di stabilita
per il 2014. Qualcuno e arrivato ad
ipotizzare che il taglio sara di 12 punti
percentuali, proprio quanto sarebbe la meta
della contribuzione pagata delle aziende
direttamente agli enti previdenziali.
Ascoltando in diretta da un convegno il
presidente Squinzi, si ha l¡¦impressione di
ascoltare l¡¦insipienza e l¡¦ignoranza fatta
persona, continua, candidamente a
sostenere per decine di volte che il cuneo
fiscale e proprio fiscale e che lui lo ,paga
solo per i 2.000 dipendenti che ha in Italia e
non lo paga per gli altri 6.000 dipendenti
che ha sparsi per il mondo. Giorgio Squinzi
e il presidente della Mapei S.n.c. (Materiali
ausiliari per edilizia e industria).
A leggere l¡¦Espresso di maggio del 2012
Squinzi non parlava proprio di tagli al
Cuneo Fiscale e neanche del taglio del
¡§costo del Lavoro¡¨ ne per le sue aziende ne
per il Paese sara stato convinto dal Letta, o
forse dalla Camusso in cambio di qualche
sostegno ai Fondi Pensione Negoziali che
INFOCOBAS PENSIONATI N.¢X 27 ¡V Ottobre 2013 pag. 6 di 20
dall¡¦abbassamento della aliquota contri-butiva per le pensioni ne trarrebbero una ulteriore ragione di esistenza.
La verita sul cuneo che … fiscale non e
Come si vede bene dalla tabella qui sotto le voci che costituiscono il Cuneo che differenzia il salario cui ha diritto il lavoratore da quanto deve pagare l¡¦azienda o l¡¦amministrazione ad ogni scadenza salariale, di tratta chiaramente di salario che non ha proprio nulla di fiscale.
Non c¡¦e dubbio che questi contributi aumentino il costo del lavoro. Ma appunto di costo del lavoro si tratta e non c¡¦e nulla ne di fiscale ne di tasse. Si tratta di una parte del salario versato dal datore di lavoro a scopi previdenziali o assistenziali, perche e quella la parte del salario destinata dalle leggi che serve a coprire i lavoratori, in forma obbligatoria, pubblica, universale, sociale e mutualistica, da alcuni rischi storicamente rilevanti ed incomprimibili: vecchiaia, inabilita, disoccupazione, salute, maternita ecc.
Storicamente e giuridicamente questi soldi fanno parte del salario dei lavoratori dipendenti, vengono erogati in tempi differiti, al lavoratore quando incorre nei rischi previsti, in forme diverse, servizi, pensioni, indennita secondo una legislazione sociale che si e sviluppata in quasi due secoli di storia. E¡¦ molto chiaro per chi non abbia le fette di prosciutto sugli occhi, che questo coro cosi bene ammaestrato a chiamare il salario dei lavoratori con un altro nome non e ne il frutto dell¡¦insipienza ne il frutto dell¡¦ignoranza, e, come a volte gli scappa detto, proprio la voglia di tagliare il ¡§costo del lavoro¡¨ attaccando il salario sociale che con i sindacati ¡§maggiormente rappresentativi¡¨ la maggior parte dei lavoratori ci metteranno qualche decennio a scoprirlo. Nel frattempo si godranno l¡¦aumento degli investimenti delle industrie, l¡¦aumento dell¡¦occupazione, la limitazione della precarieta, la diminuzione del debito pubblico, l¡¦aumento dell¡¦aiuto alle famiglie ¡K perche sia chiaro a tutti che a questo serviranno i soldi tolti ai lavoratori ed allo stato sociale, ¡§non arricchire ancora un po¡¦ padroni straccioni ma elemosinieri¡¨.
ALIQUOTE CONTRIBUTIVE
industrie in genere, operai generalita dei lavoratori
(aziende con piu di 50 dipendenti) – Percentuale sul salario
Fondo pensioni *
33,00%
Disoccupazione
1,61%
Fondo garanzia TFR
0,20%
Cuaf (assegni familiari)
0,68%
Cig (Cassa Integrazione ordinaria)
2,20%
Cigs (Cassa Integrazione straordinaria) **
0,90%
Mobilita
0,30%
Indennita economica di malattia
2,22%
Indennita economica di maternita
0,46%
TFR (Trattamento fine Rapporto C.C. art.2120) ***
6,91%
TOTALE
48,48%
*Il 9,19% passa attraverso nella busta paga dei lavoratori il resto viene pagato direttamente all¡¦Ente previdenziale
**Lo 0,30% per la Cigs viene pagato dalla busta paga del lavoratore.
*** L¡¦intero importo viene pagato a Fondimps o al Fondo pensione privato
Fonte: INPS Aliquote contributive in vigore dal 1 Gennaio 2011 Elaborazione Cobas Pensionati
INFOCOBAS PENSIONATI N.¢X 27 ¡V Ottobre 2013 pag. 7 di 20
Pensioni: quanto percepiscono gli italiani?
Scritto da: Renato Marino – mercoledi 17 aprile 2013
Quattro pensionati su dieci prendono meno di 1000 euro al mese, uno su otto meno di 500 euro. Sono i dati diffusi dall¡¦Istat, e relativi al 2011, che evidenziano quanto siano leggere le pensioni nel nostro Paese, almeno per la maggior parte degli ex lavoratori che gia devono fare i conti con la crisi che ha drasticamente tagliato il loro potere d¡¦acquisto. Nel dettaglio il 30,8% dei pensionati italiani percepisce tra 500 e 1.000 euro, il 23,1% tra 1.000 e 1.500 euro, mentre il restante 32,8% prende piu di 1.500 euro al mese.
Quanto costano le pensioni? La spesa complessiva per le prestazioni pensionistiche e stata pari a 265.963 milioni di euro nel 2011, il 2,9% in piu rispetto al 2010. L¡¦incidenza delle pensioni sul nostro Pil e cosi salita, rispetto allo stesso periodo dell¡¦anno precedente, dello 0,2% fermandosi al 16,85%. Le pensioni di vecchiaia corrispondono al 71,6% di tutta la spesa pensionistica, quelle assistenziali al 7,9%, le indennitarie all¡¦1,7%. Le pensioni erogate ai superstiti di guerra sono il 14,7% e quelle d¡¦invalidita il 4,2%. Per quel che riguarda la distribuzione geografica il 47,9% delle pensioni viene erogato al Nord Italia, il 20,5% nel Centro e il 31,6% nel Mezzogiorno. L¡¦importo medio all¡¦anno della pensione nel 2011 e stato uguale a 11.229 euro, facendo registrare un +3,2% sull¡¦anno precedente. Il 52,9% della popolazione che percepisce l¡¦assegno previdenziale e formato da donne per un importo medio percepito pari a 13.228 euro all¡¦anno, inferiore del 30,5% rispetto a quanto ricevuto degli dagli uomini (19.022 euro). La discriminazione si riflette nel dato dello studio Istat-Inps che indica come il 53,4% della donne riceva meno di mille euro al mese, a fronte del 33,6% degli uomini.
Quanti sono i pensionati? Sempre nell¡¦anno 2011 i pensionati hanno raggiunto i 16,7 milioni, mediamente hanno percepito a testa 15.957 euro in 12 mesi, 486 euro in piu dell¡¦anno prima. Il 67,4% dei pensionati ha solo una pensione, il 24,8% ne ha due; il 6,5% tre e l¡¥1,4% percepisce 4 o piu pensioni. Il 27,8% dei pensionati e sotto i 65 anni, il 49,2% e tra 65 e 79 anni e il 23% ha passato gli 80.
Con l¡¦ultima riforma del sistema pensionistico, quella del ministro Elsa Fornero, gli italiani raggiungeranno nei prossimi un¡¦eta pensionabile tra le piu elevate nel Vecchio continente (secondo il presidente dell¡¦Inps la piu alta) a fronte pero di assegni previdenziali tra i piu bassi d¡¦Europa, ¡§grazie¡¨ all¡¦introduzione dei nuovi coefficienti di calcolo. Il Codacons denuncia che 2,4 milioni di italiani percepiscono una pensione ¡§da fame¡¨, inferiore a 500 euro. In Germania ad esempio, sempre su dati del 2011, la pensione media per chi ha lavorato 45 anni e di 1.236 euro, mentre chi ha lavorato meno prende in media sotto i 1.000 euro. In Olanda una pensione media e di 1.070 euro, in Spagna superiore a 917 euro.
Foto c T http://www.soldiblog.it/post/21449/pensioni-quanto-percepiscono-gli-italiani
INFOCOBAS PENSIONATI N.¢X 27 ¡V Ottobre 2013 pag. 8 di 20
Un consiglio che ¡K se lo poteva risparmiare
Come difendere la pensione dall¡¦inflazione
Il consiglio agli attuali o futuri pensionati, l¡¦ha dato Marco Liera su Il sole 24 Ore del 13 ottobre1. Marco Liera e giornalista specializzato ed e considerato un ultraesperto di risparmio, tra quelli sul libro paga del Sole e della Confindustria, e quindi ¡K non ci si puo proprio fidare !!!
Ridotto all¡¦osso, il consiglio e il seguente: ¡§la copertura piu semplice dal rischio inflazione e rappresentata dall¡¦investimento in titoli inflation linked (indicizzati all¡¦inflazione) in euro (come i BTpei, i BTp Italia, i buoni postali indicizzati all¡¦inflazione).¡¨
Il ¡§bravo¡¨ giornalista non ha capito, o finge, che sia i 20 milioni di lavoratori che i 16 milioni di pensionati, hanno gia fatto la scelta della pensione interamente pubblica e che sono proprio pochi quelli che hanno manifestato l¡¦intenzione, e ancor meno quelli che hanno realizzato di farsi una pensione integrativa ricorrendo al mercato ed ai prodotti finanziari.
Il ¡§bravo¡¨ giornalista ha dimenticato, o finge, che le pensioni pubbliche hanno dato la possibilita ai lavoratori di avere una pensione perequata al costo della vita fino a due anni fa, e che fino al 1992 le pensioni oltre alla perequazione all¡¦indice FOI dell¡¦ISTAT, godevano anche dell¡¦indicizzazione alle dinamiche retributive. E tutto mentre INPS ed altri enti pensionistici godevano di ottima salute.
C¡¦e voluto il ¡§dottor sottile¡¨ Giuliano Amato per togliere l¡¦indicizzazione alle dinamiche salariali e dare il via alla confisca del patrimonio edilizio e abitativo da parte dello Stato e alla sua svendita, a perdere, agli ¡§amici degli amici¡¨. Non e una bella cosa che un giornalista serio non sappia o abbia dimenticato fatti di questa portata.
Come non e una bella cosa che si dimentichi di dire che attualmente il Fondo Pensione dei Lavoratori Dipendenti Privati e tuttora in attivo e che deve soccorrere con il suo attivo i Dirigenti d¡¦Azienda Privati (ex INPDAI) che a causa delle manovre pregresse dello Stato e in deficit di 3/4 miliardi l¡¦anno.
E abbiamo gia parlato abbastanza del buco INPDAP da 9 miliardi, sempre a causa delle scelte politiche dello Stato di non versare quanto dovuto nella figura di ¡§datore di lavoro¡¨ dei lavoratori pubblici (Stato ed Enti locali). Mentre per riattivare l¡¦indicizzazione bloccata delle pensioni da 3 a 5 volte il trattamento minimo Inps, bloccate da due anni, sarebbe sufficiente che lo Stato restituisse ai pensionati un centinaio di milioni l¡¦anno.
Non e serio dott. Liera, che un esperto che abbia queste dimenticanze.
„h http://www.youinvest.org/ws_section_item.php?itemId=266&sectionId=6#.UmgN-lPpyM0
Pensionati autorganizzati Cobas ¡V Roma
22 ottobre 2013
INFOCOBAS PENSIONATI N.¢X 27 ¡V Ottobre 2013 pag. 9 di 20
Assicurazione Inail, come garantire il diritto costituzionale alla salute sui luoghi di lavoro.
Un sistema ¡¥globale e integrato¡¦ di tutele, che va dagli interventi di prevenzione nei luoghi di lavoro alle prestazioni economiche e sanitarie, alle cure, alla riabilitazione e al reinserimento nella vita sociale e lavorativa: ecco quanto garantisce l¡¦Inail ai lavoratori attraverso l¡¦assicurazione contro i danni fisici ed economici dovuti a infortuni sul lavoro e malattie professionali, ossia quelli derivanti dalla stessa attivita lavorativa. L¡¦assicurazione e obbligatoria per tutti i datori di lavoro che impiegano lavoratori dipendenti e/o parasubordinati nelle attivita che la legge italiana riconosce come rischiose.
(dal sito Ufficiale Inail: )
Attacco allo stato Sociale
Primo colpo di mannaia all¡¦INAIL
L¡¦operazione ¡§CUNEO FISCALE¡¨ sta per prendere il via con la legge di stabilita per il 2014. Come avevamo previsto il ¡§cuore¡¨ della legge e proprio questo di trasferimento di ricchezze dai lavoratori allo Stato e, contestualmente, trasferimento dei soldi dallo stato al sostegno dei padroni delle aziende, alle banche in difficolta o ai redditieri che riescono a ricavare laute rendite dall’acquisto dei titoli del debito pubblico. Cosi, per quanto se ne sa ad oggi, secondo il testo della legge, la decontribuzione INAIL dovrebbe portare nelle tasche di padroni 1,1 miliardo di euro nel 2014 e 1,2 miliardi nel 2015. Un regalo fatto a spese della sicurezza sui posti di lavoro e su chi subisce le conseguenze in termini di invalidita e malattie professionali. Ma, come si vede bene in questi giorni, l¡¦iter parlamentare lascera largo spazio ai padroni di tutte le risme, ben rappresentati in parlamento e dalle relative lobby, mentre nessuno spazio sara disponibile per i lavoratori rappresentati da sindacati quiescenti e collaborativi. Il rischio, quindi, e che il regalo dell¡¦INAIL devoluto ai padroni cresca con il passare del tempo, visto che ormai il rubinetto e aperto ¡K
I giornali, per l¡¦occasione, hanno rivelato che l¡¦INAIL custodisce un tesoretto di 26 miliardi di euro di contributi risparmiati e non spesi ¡K quasi che nel nostro paese fossero esauriti e soddisfatti tutti i bisogni di sicurezza sui posti di lavoro, riconoscimento degli incidenti, prevenzione della sicurezza, esiti delle malattie professionali ¡K
Ma qualcosa serve a chiarirsi le idee in merito una comunicazione dell¡¦INAIL, di questi giorni, ci informa che per la incollocabilita l¡¦assegno ricalcolato per i lavoratori incollocabili ammontera dal 1¢Xluglio 2013 a ben 253,04 euro mensili, il 3.02% piu dell¡¦importo precedente.
Hanno diritto a questo assegno i lavoratori che gia godono di una pensione da invalidi del lavoro ma che abbiano una riduzione lavorativa superiore al 34%, che non abbiano piu di 55 anni, ma che non possano fruire dell¡¦assunzione obbligatoria ¡K insomma dei nababbi che possono ¡§godere¡¨ di pensioni di invalidita/lavoro anche dai 250 ai 450 £á al mese. Anche qui vale il solito discorso dei Cobas sul controllo sociale da parte dei lavoratori e cittadini. Infatti, come e possibile che l¡¦INAIL risparmi da 1,5 miliardi a 2 miliardi l¡¦anno senza che si affrontino problemi della sicurezza, tanto per fare un esempio, di estensione inaudita tipo la sicurezza degli edifici scolastici per i molti aspetti per cui questi edifici non sono in sicurezza. E come e possibile che chi ha subito incidenti sul posto, di lavoro debba sopravvivere con pensione da fame? Sara o non sara ora che cittadini e lavoratori organizzino i loro ¡§comitati di vigilanza e gestione¡¨ per la gestione sociale anche degli enti pubblici? Se cio non succede non ci resta che il mugugno contro sindacati complici e padroni ingordi, intanto i padroni si mettono in tasca qualche miliardo di contributi gia destinato alla loro sicurezza.
Pensionati Autorganizzati Cobas ¡V Roma
22 ottobre 2013
INFOCOBAS PENSIONATI N.¢X 27 ¡V Ottobre 2013 pag. 10 di 20
Poste Italiane – Alitalia: gli impegni di Sarmi
¡§Non useremo i soldi dei risparmiatori¡¨
Proprio cosi, Massimo Sarmi, l¡¦Amministratore Delegato di Poste Italiane, si e impegnato.
¡§Le risorse per l¡¦investimento in Alitalia saranno reperite dalla liquidita di Poste¡¨, spiega la giornalista de Il Sole 24 Ore, Laura Serafini: ¡§ovvero dai proventi dei servizi postali¡¨.
L¡¦operazione Alitalia, in ogni caso, anche se non impegna (per ora) molta liquidita, determina comunque molti rischi per Poste, che e una delle partecipate pu\bbliche sul trampolino di lancio per le privatizzazioni. L¡¦11 ottobre Sarmi ha assicurato che non utilizzera i fondi dei Conti Correnti Postali, che sono vincolati all¡¦acquisto dei titoli di Stato, ne dei Risparmi postali, gestiti dalla Cassa Depositi e Prestiti per finanziare Enti locali e piccole imprese. Ci domandiamo, chi mai controllera l¡¦effettiva provenienza di tutti i milioni, non solo quelli iniziali, che le Poste dovranno sganciare nel corso dell¡¦intera operazione? Anche questa e una ragione per cui ci opponiamo alla ¡§finanza tutto fare¡¨ e chiediamo regole stringenti, perimetri di operativita drasti-camente definiti. Gia cosi sara un impegno sovrumano, controllare la fedelta delle imprese finanziarie, a partire da quelle che usano il risparmio popolare ¡K
A Roma, per definire un¡¦impresa impossibile, si dice che per prendere un uccello basta mettergli il sale sulla coda. Potrebbe essere una soluzione: mettiamo il sale sulla coda di Sarmi e della giornalista compiacente e sapremo con certezza da quale cespite delle Poste i soldi saltano fuori!
Non sara poi molto consolante sapere se i soldi verranno dalla dismissione di migliaia di uffici postali o dall¡¦eliminazione di migliaia di lavoratori o se dall¡¦aumento dei francobolli, dei servizi postali gia in carico ai cittadini nella misura piu cara d¡¦Europa, o ancora dai risparmi garantiti dallo Stato.
Siamo convinti che l¡¦Italia abbia bisogno di una politica industriale, che abbia imprese pubbliche, che abbia istituzioni finanziarie pubbliche ¡K ma ¡§pubblico¡¨ non significa una marmellata scomposta abilitata a fare tutto e niente, senza compiti definiti, senza regole stringenti, senza responsabilita nei confronti dei cittadini, lavoratori, pensionati, elettori.
Percio la nostra idea e, e resta quella, che Poste Italiane debba ¡§semplicemente¡¨ realizzare un sistema di corrispondenza e comunicazione efficace e a basso costo per i cittadini, il risparmio raccolto debba andare esclusivamente a finanziare gli investimenti e le iniziative degli Enti locali, Comuni in primis. Sarmi, se vuole fare il finanziere manager, si dimetta e lasci il posto a chi seriamente nel Pubblico ci crede, fedele ai cittadini, e si contenti di servire 36 milioni di Utenti e 60 milioni di cittadini/cittadine.
Pensionati autorganizzati Cobas – Roma
ottobre 2013
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-10-12/sinergie-sarmi-prepara-piano-082200.shtml?uuid=AbV2eNtI&p=2
INFOCOBAS PENSIONATI N.¢X 27 ¡V Ottobre 2013 pag. 11 di 20
Il modello di salvezza tedesco
La kanzlerin (cancelliera) Angela Merkel, pare che il 22 settembre 2013 abbia vinto le elezioni per il Cancellierato, cioe il governo federale della grande Germania, Paese guida dell¡¦Europa dell¡¦area Euro. Con il 41,5% dei voti e 311 seggi al Parlamento federale ha la maggioranza relativa, ma la sorpresa e che gli altri tre partiti che sono entrati in Parlamento, i Socialdemocratici (SPD: Sozialdemokratische Partei Deutsch-lands), i Verdi (die Grunen) e la Sinistra (die Linke), cumulativamente hanno la maggio-ranza, 319 seggi, e sono tutti nominalmente ¡§di sinistra¡¨. Ora, che un partito si autoposizioni a destra, al centro o a sinistra, e spesso una mera operazione propagan-distica allo scopo di catturare voti elettorali ¡§la dove il vento tira¡¨: proprio in Germania, fu il governo guidato da Gerhard Schroder (personaggio della “destra” del partito socialdemocratico) ad adottare anche alcuni principi della tradizione liberal-democratica. Erano gli anni della fusione (3 ottobre 1990) delle due Germanie, la Germania Ovest o Repubblica Federale Tedesca (RFT, in tedesco BRD) a ispirazione occidentale, capitalistica ad economia di mercato, politicamente altalenante tra democratici cristiani-liberali e socialdemocratici, e la Germania Est o Repubblica Democratica Tedesca, (DDR) marcatamente comunista di ispirazione post stalinista; anzi non fu fusione, ma inglobazione della ex-DDR nel mondo politico, economico e finanziario occidentale, e non fu facile, rendere omogenei i due sistemi. Nella parte Est, paragonabile all¡¦italiano Mezzogiorno, in un lungo periodo di tempo (circa 10 anni) si modifico il sistema industriale e infrastrut-turale, con pesantissimi costi. A supporto dell¡¦economia in trasformazione, furono introdotti nuovi criteri a sostegno dei lavoratori che man mano perdevano il lavoro, le ¡§Leggi Hartz¡¨, evolute poi per regolare il mercato del lavoro.
La Germania aveva impostato la propria politica economica sulla difesa della propria industria, destinata in gran parte all¡¦esportazione, in particolare ¡Vconsiderata la grande crisi europea e nord americana- verso i Paesi arabi, l¡¦Asia, l¡¦America del Sud, in accentuata crescita e maggior propensione agli acquisti. Ma per competere con le merci dei paesi emergenti (comprendendo anche Paesi ormai stabilmente evoluti, come la Cina, l¡¦India, il Brasile) occorreva abbassarne il costo, e cio e stato raggiunto con un continuo miglioramento tecnologico delle produzioni e conseguente maggior rendimento, e siccome all¡¦automatismo estremo corrisponde un minor fabbisogno di personale qualificato, le imprese richiedevano ormai solo personale generico a livelli retributivi minimi. Si aprivano cosi le porte a lavoratori stranieri in fuga dalle condizioni di sempre maggior disagio, per la crisi economica o per le crisi politiche in Africa e Medio Oriente. Ma la crisi economica ha intaccato anche il meccanismo tedesco, e cosi i servizi sociali (di livello elevato, come di norma nei Paesi centro- e sud-europei, a differenza dei Paesi anglosassoni) hanno visto calare gradatamente la qualita e la quantita dei servizi, riducendone l¡¦area di diffusione. Infatti per poter usufruire dei sussidi, e stato istituito l¡¦obbligo di ¡§guadagnarseli¡¨ assoggettandosi ai contratti definiti “mini-job”, una sorta di contratto di lavoro al nero legalizzato (sollevano i datori di lavoro dalle contribuzioni sociali, non garantiscono gli assunti ne copertura per la disoccupazione ne pensione), con salario tra i 400 e gli 800 euro che pero venivano defalcati dall¡¦eventuale sussidio).
Per la concessione dei sussidi, la legge Hartz IV, entra in vigore il primo gennaio 2005, prevede la riduzione della durata delle indennita, da tre anni a un anno; irrigidimento delle condizioni di accesso e obbligo di accettare qualunque lavoro proposto. Per avere diritto al sussidio di disoccupazione occorre essere stati assunti per almeno dodici mesi nel corso dei due anni precedenti la perdita dell’impiego. Dopo un anno di sussidio, il disoccupato percepisce l’aiuto sociale (l’equivalente di un reddito di solidarieta) pari a un importo di 359 euro a persona, rivalutato a 374 euro. Una relazione dell’agenzia federale per l’impiego indica che un lavoratore su quattro che perde il proprio impiego riceve direttamente l’aiuto sociale e non l’indennita di disoccupazione. La ragione sta nella tipologia di impiego che il lavoratore ha appena perso: precario o mal pagato.
– Riduzione delle indennita versate ai disoc-cupati di lunga durata che rifiutino di accettare lavori sottoqualificati.
INFOCOBAS PENSIONATI N.¢X 27 ¡V Ottobre 2013 pag. 12 di 20
– I disoccupati devono accettare impieghi a un salario di 1 euro l’ora (addizionale al sussidio disoccupazione che percepiscono).
– Possibilita di ridurre gli indennizzi dei disoccupati che hanno dei risparmi e dunque possibilita di accesso ai conti bancari degli “assistiti”.
– Possibilita di valutare lo standard dell’alloggio dell’ “assistito” e di richiedere, se necessario, un trasferimento.
N.B.: l¡¦articolo completo che analizza metodi e risultati delle leggi Hartz, e reperibile qui: http://anglotedesco.myblog.it/archive/2013/05/09/per-chi-vuol-sapere-cos-e-veramente-la-legge-hartz.html
Anche i pensionati tedeschi ricorrono sempre piu spesso ai ¡§mini-job¡¨, per arrotondare l¡¦ormai misero importo che aveva garantito un periodo completo di lavoro ininterrotto, la media delle pensioni e di appena 1.062£á, e nel prossimo periodo il calcolo col sistema contributivo peggiorera ulteriormente, nel 2030 si stima che garantira all¡¦incirca 800£á, il 43% di un salario lordo di 2.500£á. Un terzo dei pensionati tedeschi sara sotto il livello di poverta, e sara costretto “a chiedere il sussidio statale di poverta”. Eppure, la Germania ha gia molto ridotto quello che potremmo definire, parafrasando un termine che va di moda in Italia, il ¡§CUNEO PREVIDENZIALE¡¨: la minima differenza tra l¡¦eta di pensionamento (65 – prossimamente 67 anni), e la ¡§aspettativa di vita¡¨ (79 anni medi, ma in decrescita per le classi piu povere) e quindi con un rapporto TEMPO LAVORATIVO / TEMPO IN QUIESCENZA pari ora a circa 40 / 14 e poi 42 / 12, per chi avesse iniziato il lavoro all¡¦eta di 25 anni. Anche perche la percentuale di contributi previdenziali versati, e in media il 20% in Germania, contro il 33% dei lavoratori dipendenti italiani.
A riguardo della situazione in Germania e le speranze di molti italiani disperati che ritengono l¡¦emigrazione ormai l¡¦unica possibilita di realizzare una certa sicurezza per se e la propria famiglia, segnaliamo la trasmissione Rai Presa Diretta: “Basta con l’austerity” del 16 settembre 2013 http://www.youtube.com/watch?v=mV12Gtdc2Sw; suggeriamo di vedere, se non tutta la trasmissione (2 ore e 6 minuti), almeno la seconda parte (da 0.35¡¦50¡¨ fino a 1.25¡¦00¡¨) dove si e fotografata l¡¦attuale emigrazione degli italiani verso la Germania (nella prima parte si parla dei danni delle politiche di austerita nei Paesi del sud Europa, nella terza parte e illustrata la situazione disperata del Portogallo, peggiore di quella italiana). Forse la trasmissione di Riccardo Iacona e un po¡¦ troppo benefica sulle politiche della Germania, vi invitiamo a leggere questo articolo su un¡¦altra zona della Germania, Dortmund nella Renania-Vestfalia, un tempo la regione piu ricca della Germania, ma dove invece la crisi economica ha maggiormente colpito: http://archiviostorico.corriere.it/2013/settembre/18/Benvenuti_nell_inferno_Dortmund_altra_co_0_20130918_7da9eb9c-2046-11e3-8183-789e7374c921.shtml
Numerosi italiani e italiane, in particolare dal Sud, dove svolgevano attivita di medio livello (artigiani, commercianti, piccoli imprenditori agricoli) o giovani da sempre disoccupati o eternamente ¡§in nero¡¨, si sono riversati all¡¦estero, in particolare Belgio e appunto Germania, dove si analizza la situazione di molti italiani di Wolfsburg, la citta della Volkswagen. Chi riesce a essere assunto dalla compagnia automobilistica, trova una stabilita ormai impensabile in Italia, si dice che gli stipendi siano circa il doppio degli omologhi italiani. Chi invece non ci riesce, si accontenta di attivita comunque inferiori rispetto a quelle italiane, in imprese di pulizia, commessi, muratori, e meno remunerative, con stipendi da circa 900 a 1.500 euro, che se sommati a sostegni comunali o statali (affitto facilitato, assegni familiari, istruzione facilitata anche in scuole di lingua italiana) garantiscono loro un decente livello di vita e alla lunga, il graduale riaccorpamento della famiglia in terra tedesca, in cui il principale problema e l¡¦imparare una lingua molto diversa da quella italiana.
Altri link ad articoli sull¡¦argomento:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/04/previdenza-germania-lancia-lallarme-sulle-pensioni-della-classe-media/341457/ (di Giorgio Faunieri, da Il Fatto quotidiano, 4 settembre 2012
http://www.rischiocalcolato.it/2012/10/il-modello-tedesco-visto-da-sotto-di-maurizio-blondet.html (di Maurizio Blondet ¡V Rischiocalcolato, 27/10/ 2012
http://www.linkiesta.it/germania-salari-rischio-povert%C3%A0 (di Giovanni del Re, 6/09/2012
http://www.repubblica.it/economia/2012/11/26/news/la_germania_aumenta_le_pensioni_per_la_prima_volta_dalla_riforma-47472985/
(di Andrea Tarquini, da Repubblica, 26 novembre 2012
INFOCOBAS PENSIONATI N.¢X 27 ¡V Ottobre 2013 pag. 13 di 20
LE LEGGI HARTZ, in ITALIA? (ASpI)
Le leggi Hartz che regolano il mercato del lavoro in Germania, hanno un corispondente in Italia? Si, in parte nella legge n. 30/2003, nota comunemente come ¡§legge Biagi¡¨, altre sono frutto del governo Monti: la legge di riforma del mercato del lavoro approvata il 28 giugno 2012 (L.92/2012) ha introdotto due nuove indennita mensili per il sostegno al reddito dei lavoratori subordinati che abbiano perso involontariamente la propria occupazione: l’ASpI (Assicurazione Sociale per l’Impiego) che sostituisce l’indennita di disoccupa-zione ordinaria; e la Mini ASpI che sostituisce l’indennita di disoccupazione a requisiti ridotti.
La stessa legge ha modificato l’Una tantum per i collaboratori a progetto, una indennita rivolta ai collaboratori a progetto cui sia scaduto il contratto di lavoro. Citiamo dal documento Inps, reperibile nel sito dell¡¦Ente: http://www.inps.it/portale/default.aspx?inodo=8127&bi=13&link=Indennit%C3%A0+di+disoccupazione+ASpI
REQUISITI: tutela i lavoratori subordinati per i quali l¡¦azienda abbia segnalato almeno due anni di assicurazione e almeno un anno di contribuzione contro la disoccupazione nel biennio precedente l¡¦inizio del periodo di disoccupazione.
La prestazione ha una durata variabile a seconda dell¡¦eta anagrafica (soglie a 50 e 55 anni) e dell¡¦anno in cui si verifica la disoccupazione, varia da 8 a 16 mesi.
La durata massima della prestazione per il periodo transitorio 2013-2015 e di seguito indicata:
—————————————————————————————————————————-Durata della prestazione (periodo di godimento dell’indennita): Anno di cessazione del rapporto di lavoro Eta anagrafica Inferiore a 50 anni Pari o superiore a 50 anni; Pari o superiore a 55 anni inferiore a 55 anni 2013 8 mesi 12 mesi 12 mesi 2014 8 mesi 12 mesi 14 mesi 2015 10 mesi 12 mesi 16 mesi
QUANTO SI PERCEPISCE? Viene assegnata una indennita pari al 75% della retribuzione media mensile imponibile ai fini previdenziali degli ultimi due anni, se questa e pari o inferiore ad un importo stabilito dalla legge e rivalutato annualmente sulla base della variazione dell¡¦indice ISTAT (per l¡¦anno 2013 pari ad £á 1.180,00); +25% per la parte eccedente. Pero, l¡¦importo della prestazione non puo comunque superare un limite massimo individuato annualmente per legge. All¡¦indennita mensile si applica una riduzione del 15% dopo i primi sei mesi di fruizione ed un¡¦ulteriore riduzione del 15% dopo il dodicesimo mese di fruizione. E SE SI TROVA UNA NUOVA ATTIVITA¡¦ LAVORATIVA IN CORSO DI PRESTAZIONE? Nel caso di nuova occupazione del soggetto assicurato con contratto di lavoro subordinato, l¡¦erogazione della prestazione ASpI e sospesa d¡¦ufficio. Il soggetto titolare dell¡¦indennita di disoccupazione ASpI puo svolgere attivita lavorativa di natura meramente occasionale (lavoro accessorio), purche la stessa non dia luogo a compensi superiori a 3.000 euro (al netto dei contributi previdenziali) nel corso dell¡¦anno solare 2013. In caso di svolgimento di lavoro autonomo o parasubordinato, dal quale derivi un reddito inferiore al limite utile alla conservazione dello stato di disoccupazione, il soggetto titolare dell¡¦indennita di disoccupazione ASpI deve, a pena di decadenza, informare l¡¦INPS entro un mese dall¡¦inizio dell¡¦attivita,
INFOCOBAS PENSIONATI N.¢X 27 ¡V Ottobre 2013 pag. 14 di 20
dichiarando altresi il reddito annuo che prevede di trarre dall¡¦attivita. Nel caso in cui il reddito rientri nel limite di cui sopra, l¡¦indennita di disoccupazione e ridotta di un importo pari all¡¦80% dei proventi preventivati. DECADENZA DALL¡¦INDENNITA¡¦ Il beneficiario decade dall¡¦indennita nei seguenti casi: „h perdita dello stato di disoccupazione; „h rioccupazione con contratto di lavoro subordinato superiore a 6 mesi; „h inizio attivita autonoma senza comunicazione all¡¦INPS; „h pensionamento di vecchiaia o anticipato; „h assegno ordinario di invalidita, se non si opta per l¡¦indennita; „h rifiuto di partecipare, senza giustificato motivo, ad una iniziativa di politica attiva (attivita di formazione, tirocini ecc.) o non regolare partecipazione; „h mancata accettazione di un¡¦offerta di lavoro il cui livello retributivo sia superiore almeno del 20% dell¡¦importo lordo dell¡¦indennita. MiniASpI: La MiniASpI ha requisiti pu bassi, sono richiesti almeno 13 settimane di contribuzione nell¡¦anno, si calcola nello stesso modo 75% e copre ogni mese -all¡¦incirca- un numero di settimane meta di quelle lavorate nell¡¦ultimo anno. Decade se si trova un lavoro superiore a 5 giorni, e viene decurtata o cessa se il compenso e superiore a 3.000 £á nel corso dell¡¦anno. Che dire ¡K e una ¡§bella¡¨ legge che sembra fatta apposta per stimolare un mercato del lavoro integrato, una parte a carico dello Stato (e l¡¦Inps che versa l¡¦indennita) e il resto ¡§a nero¡¨ ¡K
Pensionati autorganizzati Cobas – Roma
ottobre 2013
INFOCOBAS PENSIONATI N.¢X 27 ¡V Ottobre 2013 pag. 15 di 20
Fritto misto 1 – Poste italiane
Vieni avanti, cretino! (Fratelli de Rege, comici degli anni ¡¥30)
Sabato 5 ottobre l¡¦inserto Plus 24 de Il Sole 24 Ore ha pubblicato una graduatoria delle assicurazioni ramo vita in cui vengono messe in fila le ¡§Compagnie¡¨, collocate dall¡¦alto verso il basso a seconda del patrimonio raccolto.
Chi c¡¦e in testa che svetta sulla graduatoria? Poste Vita*: gestione separata Posta Valorepiu con una raccolta nel ramo vita di 41, 5 miliardi. Vai a cercare e scoprirai che il ramo assicurazioni vita delle Poste ha poco piu di 10 anni, tra le piu giovani gestioni separate tra quelle che hanno come riferimento delle banche.
La seconda in graduatoria e Bnl Cardif Vita**, gestione separata Capitalvita, con poco meno di 5 miliardi di raccolta: un ottavo della raccolta assicurativa vita delle Poste Italiane; e si che di vita questa compagnia ha il doppio degli anni di quella delle poste.
Se poi vi andate a spulciare la tabella tutta, a pagina 9 dell¡¦inserto, vi accorgerete che l¡¦entita dei costi e analoga fra le prime 10 ¡§Compagnie¡¨, che i rendimenti si scostano meno di un punto percentuale tra le Compagnie, che l¡¦inflazione e stata uguale per tutte e cosi anche il rendimento dei titoli di stato. Come si spiega allora questo folgorante successo sara mica il merito del genio dell¡¦Amministratore Delegato di Poste Italiane, Massimo Sarmi?
Noi escludiamo che l¡¦A.D. abbia tutto questo merito in base ad un semplice ragionamento. Il Sarmi Massimo sta fruendo di una rendita di posizione offerte dal Brand (Marchio) Poste Italiane: 150 di vita alle spalle. Ma il brand come ci ha spiegato bene Naomi Klein 15 anni fa in ¡§NO LOGO¡¨ e un¡¦arma potentissima.
Il brand delle Poste Italiane sono le decine di migliaia di postini che girano con il motorino per il recapito della corrispondenza con la borsa a tracolla, sono i 14.000 uffici postali che ancora popolano il nostro Paese, con le loro insegne blu e gialle su 150.000 vetrine riconoscibili da lontano, sono le decine di migliaia di impiegate ed impiegati agli sportelli con i quali andiamo a litigare tanto spesso. Tutto questo e l¡¦unica spiegazione dei tanti successi, anche in campo finanziario delle Poste Italiane.
E che ti progetta il Sarmi che un genio non e: la chiusura di migliaia di uffici postali, il licenziamento di altre migliaia di postini ed impiegati ¡K la lucida e programmata distruzione del Brend Poste Italiane, separando i servizi di comunicazione e recapito dai servizi finanziari, cancellando in Brend che e la piu forte ragione dei successi, anche finanziari, delle Poste Italiane.
Anche il povero Sarmi e stato contagiato dalla febbre della grande finanza senza contenuti i cui grandi manager sono stupidi e raccolgono prebende proporzionali alla loro stupidita? Certo sono molto Stupidi! Ed il caso anche di Massimo Sarni, pa soprattutto e la stupidita che regna sovrana tra i politici visto che Poste Italiane e a tutt¡¦oggi ancora un¡¦azienda ed un servizio pubblico interamente nelle mani dello stato¡Kuno scandalo che sia ancora attiva.
Pensionati autorganizzati Cobas Roma Ottobre 2013
*Poste Vita S.p.A. opera da poco piu di 10 anni nel mercato “vita”, iniziando l’attivita di vendita nel giugno del 1999. A novembre 2000 l’ISVAP autorizza la compagnia ad operare anche nel “ramo III” delle assicurazioni vita,¡K Poste Vita S.p.A. amministra 55,1 miliardi di euro di riserve tecniche (dati al 31/12/2012) a fronte di oltre 4,7 milioni di polizze assicurative collocate. (dal sito ufficiale)
** Cardif Vita, e la compagnia di bancassicurazione, dal 2011 interamente controllata da Cardif Assicurazioni S.p.A. (Gruppo BNP Paribas), che opera da piu di vent¡¦anni nel mercato vita attraverso una gamma differenziata di prodotti e servizi nel settore dell¡¦investimento, della previdenza e della protezione. (dal sito ufficiale)
INFOCOBAS PENSIONATI N.¢X 27 ¡V Ottobre 2013 pag. 16 di 20
Fritto misto 2 – Fondi Pensione, quelli delle banche
AUGURI VIVISSIMI AI BANCARI
Come tutti sanno i bancari, lavoratori dipendenti delle banche, non sono BANCHIERI. Tant¡¦e vero che i Banchieri veri cercano di ¡§ciulare¡¨ i soldi ai lavoratori delle banche.
Carlo Fratta Pasini, presidente di Banco Popolare, in rappresentanza di altri cinque banchieri, visto le molte difficolta in cui versano tutte le banche propone che i fondi pensione dei dipendenti dei relativi istituti bancari devolvano le loro cospicue ricchezze, risparmio dei dipendenti, alle relative banche per risolvergli i problemi, di capitalizzazione.
I Fondi pensione in questione sono quelli del Gruppo Banca Popolare, Banca Popolare di Novara, Credito Bergamasco, Banca Popolare di Lodi, ex Cassa di risparmio di Lucca, Pisa e Livorno. Il gruzzolo da ¡§ciulare¡¨ ammonta complessivamente a 1 miliardo e 135 milioni di euro.
I sindacati che siedono insieme ai banchieri negli organismi dirigenti dei fondi per adesso dicono no, forse per ragioni di concorrenza, infatti la Cisl dice che ¡§la proposta e inopportuna visto la situazione del contratto¡¨ che e bloccato. Ma aggiunge ¡§poi bisognerebbe ridiscutere l¡¦assetto del governo dei fondi¡¨.qualche speranza c¡¦e ¡Kse ci mettiamo d¡¦accordo.
Auguri vivissimi quindi ai lavoratori di queste banche e a tutti quei lavoratori che hanno devoluto TFR e contributi ai fondi pensione privati¡Kstanno messi proprio male se i loro soldi se li cuccano le banche. Ma stiamo messi male anche noi cittadini italiani che se le banche dovessero andare a zampe all¡¦aria lo stato non si farebbe pregare troppo per intervenire con i nostri soldi delle tasse ¡§visto che sono soldi dei lavoratori¡¨.
A proposito, chi ne ha notizia scriva alla redazione; il presidente Fratta Pasini dice, e ripete, che i lavoratori bancari premono e insistono per dare i loro soldi alle banche ¡K noi non abbiamo visto nessuna manifestazione di bancari che rivendicavano il diritto di poter devolvere i loro risparmi alle banche ¡K se ne avete notizia e magari qualche video, mandatecelo ¡K lo pubblicheremo.
Pensionati autorganizzati Cobas Roma
10 settembre 2013
Le pagine che seguono contengono 4 volantini che avevamo preparato per la mobilitazione del 18 Ottobre. Gli argomenti sono e resteranno a lungo attuali, quindi invitiamo i nostri lettori a farne la diffusione piu ampia possibile. Vorremmo concludere tutti i numeri del nostro giornale con una rubrica che contenga, nelle ultime pagine, almeno un volantino che ci aiuti a diffondere le nostre idee e i nostri obiettivi tra lavoratori, pensionati e cittadini, sia un invito alla partecipazione e all¡¦iniziativa.
Il nome della rubrica sara ¡§FORMATO A4¡¨, il formato classico degli storici volantini, che consente la piu facile riproduzione e diffusione.
INFOCOBAS PENSIONATI N.¢X 27 ¡V Ottobre 2013 pag. 17 di 20
Perequazione pensioni per l¡¦aumento dei prezzi
2013: MENO 85,5 EURO AL MESE
PER I PENSIONATI CHE SUPERANO 1.500 EURO MENSILI
Sono due anni che gli aumenti per le pensioni che superano l¡¦importo di tre volte il trattamento minimo dell¡¦Inps (1.443 euro netti mensili nel 2012), non vengono pagati. La legge prevede che le pensioni vengano tutte aumentate dello stesso importo percentuale di cui sono aumentati i prezzi al consumo per le Famiglie degli Operai ed Impiegati (indice FOI dell¡¦Istat).
A causa del blocco, nel 2012 i pensionati con 1.500 euro al mese hanno perduto i 40,5 euro mensili della perequazione (aumento dei prezzi 2,7%) per tutti i mesi del 2012 che complessivamente nell¡¦anno hanno costituito la perdita di 526 euro in meno.
Nel 2013, secondo anno del blocco, avendo l¡¦Istat valutato che l¡¦inflazione nel 2012 e stata del 3%, sempre gli stessi pensionati con 1.500 euro di pensione hanno perso altri 45 euro al mese, complessivamente 85,5 euro al mese, nell¡¦intero anno 1.111 euro in meno.
Nei due anni, quindi, tutti i pensionati, con almeno 1.500 euro lordi al mese, hanno perso 526 + 1.111 = 1.637 euro in meno. Ma non li hanno persi solo per questi due anni, questi danari sono perduti per tutto il resto della vita in quanto non verranno piu conteggiati nella nostra pensione, almenoche i pensionati non si sveglino e non comincino a picchettare, sfilare, circondare ¡K a tempo indeterminato i palazzi del potere, governo e prefetture.
Se come prevede l¡¦Istat, nel 2013 i prezzi a fine anno saranno aumentati dell¡¦1,2%, il solito pensionato da 1.500 Euro al mese rischia di perdere altri 18 euro mensili, che nell¡¦intero anno ammonteranno 234 euro da aggiungere alle precedenti perdite. La legge dei tagli del governo Monti cessera con quest¡¦anno i suoi effetti, e almeno che la prossima legge di stabilita non proroghi i tagli, dal prossimo gennaio 2014 dovrebbe riprendere la perequazione delle pensioni. La misura degli aumenti dovra essere stabilita da un decreto del Ministero del Lavoro in base all¡¦aumento dei prezzi nell¡¦anno 2013 calcolato dall¡¦ISTAT.
Pensionati scendiamo tutti in piazza nel mese di OTTOBRE:
Per imporre al governo la restituzione del maltolto nei due anni precedenti
Perche venga ripristinata la perequazione al 100% delle nostre pensioni fino all¡¦importo di 2.500 euro
Perche venga tolto il tetto per il calcolo della contribuzione previsto per gli stipendi d¡¦oro dei dirigenti statali e privati
Perche lo Stato paghi i contributi di cui e creditore all¡¦Inps per non aver pagato per intero i contributi dei dipendenti pubblici
Perche sia resa possibile la liberta sindacale a tutti i pensionati, rispettando le scelte di tutti i pensionati. non solo a quelli che scelgono i sindacati concertativi.
TUTTI IN PIAZZA A ROMA IL 18 OTTOBRE
SCIOPERO E MANIFESTAZIONE NAZIONALE
IINNFFOO CCOOBBAASS PPEENNSSIIOONNAATTII
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INFOCOBAS PENSIONATI N.¢X 27 ¡V Ottobre 2013 pag. 18 di 20
UN NUOVO ATTACCO AL SALARIO DEI LAVORATORI
Lo mascherano come CUNEO FISCALE
Continuano a chiamarlo CUNEO FISCALE, la differenza tra quanto deve pagare un¡¦impresa e quanto realmente va nelle mani dei lavoratori. Ma non ha niente ne del fisco ne delle tasse.
Questa differenza e dovuta al pagamento di contributi previdenziali ed assistenziali, tutti soldi contrattualmente dei lavoratori pagati da imprese ed amministrazioni direttamente agli Enti Previdenziali per accumulare le risorse necessarie per pagare:
Pensioni (33%), le indennita: di disoccupazione (1,61%), di malattia (2,22%), di Maternita (0,45%), Cassa integrazione ordinaria e straordinaria (4,60%), assegni familiari (0,68), TFR (7,19%), tutte voci del salario previdenziale, differito, che sara riscosso dai lavoratori al momento della pensione o quando e se lavoratrici o lavoratori incorreranno in questi rischi.
Ma dal punto di vista storico, giuridico, sociale, queste non sono tasse: sono salario differito (come non fanno che ripetere sentenze recenti, anche della Corte Costituzionale). Tagliare questo cuneo, che non ha niente di fiscale, o, come dicono in pochi, ¡§abbassare il costo del lavoro¡¨, e soltanto un mascheramento del taglio dei salari.
Per i lavoratori e indubbiamente un carico pesante: un terzo del loro salario lordo, la meta di quello netto (49,68%) destinato a salario sociale, pensioni, indennita, e stato sociale, irrinunciabili. Padroni, governo e sindacati (la Camusso si e pronunciata piu volte per la riduzione del costo del lavoro attraverso il taglio del ¡§cuneo¡¨) stanno proponendo di fare dell¡¦abbassamento del ¡§costo del lavoro¡¨ l¡¦obiettivo centrale della Legge di stabilita per il 2014 che il Parlamento si accinge a discutere ed approvare entro Dicembre, nella speranza che la maggioranza dei lavoratori non si accorga che cio che viene tagliato e il loro salario, ad esclusivo interesse delle imprese che intascheranno i soldi risparmiati.
L¡¦UNICO CUNEO CHE VA TAGLIATO E¡¦ LA DIFFERENZA TRA LE TASSE CHE I PADRONI DOVREBBERO PAGARE SULLE RENDITE FINANZIARIE E DA CAPITALE E LA MISERIA CHE PAGANO IN RELTA¡¦ (QUANDO NON LA EVADONO)
Su queste rendite dovrebbero essere applicate tasse progressive (quindi superiori almeno al 43%), come dice l¡¦articolo 53 della Costituzione, e invece pagano, quando non evadono, meno tasse di qualsiasi lavoratore dipendente: la ¡§cedolare secca¡¨ che vale dal 12,5 al 20% meno di un qualsiasi lavoratore dal reddito medio di 1.300 euro mensili!
Se fosse applicato il dettato Costituzionale della tassazione progressiva, lo Stato incasserebbe 100 miliardi di tasse dalle rendite finanziarie e da capitale. Sarebbe solo un atto di ripristino della legalita costituzionale e di giustizia sociale.
DIFENDIAMO O NOSTRI SALARI, LO STATO SOCIALE, LE NOSTRE PENSIONI
TUTTI IN PIAZZA VENERDI¡¦ 18 OTTOBRE MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO LE POLITICHE DI AUSTERITA
Pensionati autorganizzati COBAS ¡V Roma
IINNFFOO CCOOBBAASS PPEENNSSIIOONNAATTII
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INFOCOBAS PENSIONATI N.¢X 27 ¡V Ottobre 2013 pag. 19 di 20
Allarme rosso per le Pensioni
L¡¦AUSTERITA DISTRUGGE LE PENSIONI
La devastazione delle politiche di austerita vanno ben al di la del momento e del fenomeno in cui si realizzano, proiettano i loro effetti nei decenni futuri. Aumento della disoccupazione, blocco dei salari, aumento della precarieta, tagli ai servizi sociali e allo stato sociale, non solo hanno un carico indicibile di degrado della condizione umana oggi, e¡¦ facile intuire che ciascuno di questi fenomeni intrapreso e sviluppato dalle politiche di austerita e anche il tassello di una condizione piu degradata nel prossimo futuro.
A rischio le pensioni : la disoccupazione
E¡¦chiaro che ad una diminuzione degli occupati fa riscontro una diminuzione delle contribuzioni destinate alle pensioni. 4 miliardi l¡¦anno sono i contributi pensionistici che sono venuti a mancare al bilancio dell¡¦Inps per le mancate contribuzioni del milione di posti di lavoro persi nell¡¦ultimo triennio. Quindi oltre alla poverta e al degrado che accompagna la disoccupazione, si aggiungono le premesse per un impoverimento dei pensionati e delle spese per lo stato sociale.
Blocco dei salari
La crescita dei salari comporta come conseguenza un aumento dei contributi destinati alle pensioni. Sono tre milioni e 300 mila i lavoratori pubblici dipendenti che hanno lo stipendio bloccato a causa del blocco triennale dei contratti. Se ai loro stipendi fosse stato applicato il modello vigente di contrattazione partendo dall¡¦indice IPCA (l’indice dei prezzi al consumo armonizzato per i Paesi membri dell’Unione Europea) per il recupero salariale dovuto al solo aumento dei prezzi, considerando lo stipendio medio di 1.500 euro mensili, ciascuno dei lavoratori avrebbe cumulato un aumento salariale, minimo, nei tre anni di 1.011 euro. Complessivamente i contributi pensionistici su questi aumenti salariali sarebbero stati di almeno 1 miliardo e 100 milioni di euro l¡¦anno, soldi che non sono entrati ne entreranno mai nelle casse dell¡¦Inps.
La precarieta
Se vogliamo esemplificare sul fronte della precarieta. possiamo prendere in considerazione l¡¦esempio dei 150.000 docenti precari della Scuola che non vengono pagati per tre mesi l¡¦anno. I contributi pensionistici (Il 33% sul salario lordo) non raccolti dell¡¦Inps alla fine di ciascun anno ammontano a 780.000 milioni di Euro l¡¥anno. E ci troviamo davanti ad un caso di precarieta tra i piu regolamentati, nella stessa Scuola esistono precari che lavorano in condizioni peggiori, come peggiori sono le condizioni dei 3,5 milioni di precari che ¡§lavorano¡¨ in Italia.
Diciamo basta allo svuotamento delle casse dell¡¦Inps per le pensioni
BASTA CON LA DISOCCUPAZIONE,
I LICENZIAMENTI, LA PRECARIETA¡¦, I BASSI SALARI
Partecipiamo compatti allo Sciopero generale ed alla
MANIFESTAZIONE NAZIONALE, IL 18 OTTOBRE A ROMA
Pensionati autorganizzati Cobas ¡V Roma
IINNFFOO CCOOBBAASS PPEENNSSIIOONNAATTII
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INFOCOBAS PENSIONATI N.¢X 27 ¡V Ottobre 2013 pag. 20 di 20
BASTA CON IL SACCHEGGIO DELL¡¦INPS E DEI RISPARMI PENSIONISTICI DEI LAVORATORI
Le difficolta attuali dell¡¦INPS
Per la prima volta dal dopoguerra il Bilancio dell¡¦Inps del 2013 sara un bilancio patrimoniale passivo. L¡¦attuale passivo e causato dai governi del malaffare che in questi anni non hanno pagato all¡¦Inpdap (oggi incorporata in Inps) i contributi che lo Stato, in quanto datore di lavoro, avrebbe dovuto pagare di contributi per le pensioni dei lavoratori dipendenti del Pubblico Impiego.
La formazione del ¡§SuperInps¡¨ realizzata dal governo Monti, sta consentendo allo Stato rapinatore di accollare il suo debito nei confronti dei lavoratori del Pubblico Impiego al bilancio dell¡¦INPS FPLD (Fondo Pensione Lavoratori Dipendenti Privati) le spese per le pensioni ai dipendenti del P.I. (visto che lo Stato non ha pagato i contributi dovuti per legge). Il Comitato di Vigilanza dell¡¦INPS ha gia dato l¡¦allarme da mesi ¡K nessuna denuncia e seguita, nessun magistrato sta indagando. Il Presidente dell¡¦INPS Mastrapasqua consente e si limita a mugugnare che potrebbero non esserci i soldi per pagare le prossime pensioni. Il premier Letta e il Ministro Giovannini tacciono e puntano ad una ¡§diminuzione del costo del lavoro¡¨ ed ad un conseguente nuovo taglio delle pensioni.
Ma non e il primo saccheggio
Da decenni i governi di tutte le risme stanno usando i risparmi pensionistici accumulati dall¡¦Inps come un bancomat per il prelievo indebito dei danari. Sono molti anni che le ricche pensioni vengono pagate agli ex Dirigenti d¡¦Azienda Industriali con il contributo sottratto al fondo Pensione Lavoratori Dipendenti Privati dell¡¦INPS (FPLD). Ogni anno vengono sottratti 3/4 miliardi dai risparmi attivi dei lavoratori dipendenti privati per poter pagare il deficit dell¡¦ex INPDAI* (Istituto Nazionale Previdenza per i Dirigenti di Aziende Industriali). In questo caso, al danno segue la beffa: i lavoratori dipendenti prendono una pensione media di 14.700 euro l¡¦anno, mentre i Dirigenti delle Aziende Industriali prendono pensioni medie superiori ai 57.000 euro l¡¦anno !
* 3 miliardi 751 milioni nel 2013 ¡V Bilancio Preventivo Inps 2013
Un saccheggio storico
Il piu vergognoso saccheggio del risparmio pensionistico dei lavoratori e avvenuto negli anni successivi al 1992, quando ebbe luogo la ¡§Cartolarizzazione¡¨ dei beni immobili di proprieta degli enti previdenziali. Gli enti previdenziali furono costretti a conferire allo Stato tutti i loro immobili. Lo Stato attraverso una societa istituita apposta, la SCIP, pose in vendita l¡¦intero patrimonio allo scopo di ridurre il debito pubblico. L¡¦operazione ebbe esito disastroso: il patrimonio immobiliare (circa 100.000 unita) venne venduto per una cifra molto al disotto di quella prevista. Il debito pubblico italiano accentuo la sua espansione e crescita raggiungendo record mai visti fino ad allora. Piu che una vendita si tratto di una svendita, spesso a beneficenza ¡§degli amici degli amici¡¨, tra cui fecero scandalo anche politici di rango di tutti i partiti. Il patrimonio immobiliare degli Enti previdenziali era stato acquisito per mettere in sicurezza, e a reddito, i risparmi dei lavoratori e per fungere da fonte di finanziamento per le pensioni future ¡K ed e questa una delle ragioni per cui i lavoratori dipendenti debbono finanziare le pensioni dei Dirigenti industriali.
BASTA CON IL SACCHEGGIO DELL¡¦INPS E DEL RISPARMIO DEI LAVORATORI
DIFENDIAMO LE NOSTRE PENSIONI DI OGGI E QUELLE FUTURE DALLA INGORDIGIA DI PADRONI E POLITICI
MANIFESTIAMO UNITI, PENSIONATI E LAVORATORI. IL 18 OTTOBRE GIORNATA DI SCIOPERO CON MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA
Pensionati autorganizzati Cobas di Roma
IINNFFOO CCOOBBAASS PPEENNSSIIOONNAATTII
SSiittoo iinntteerrnneett:: hhttttpp::////ppeennssiioonnaattii..ccoobbaass..iitt// ee–mmaaiill:: ppeennssiioonnaattii@@ccoobbaass..iitt
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INFO COBAS del 9-8-2012

 

1 – LA LEZIONE DI TARANTO: SI AI DIRITTI NO AI RICATTI. OCCUPAZIONE SALUTE REDDITO AMBIENTE

2 – LA LUNGA LOTTA DEI LAVORATORI “INIDONEI”

3 – IMMISSIONI IN RUOLO 2012-13

4 – TERREMOTO IN EMILIA: DISASTRO RICOSTRUZIONE 

 

 

1 – LA LEZIONE DI TARANTO: SI AI DIRITTI NO AI RICATTI. OCCUPAZIONE SALUTE REDDITO AMBIENTE

 

Importantissimo è il segnale che ci arriva dai lavoratori dell’Ilva e dai cittadini di Taranto in lotta (con la presenza determinante della Confederazione Cobas) che, lo scorso 2 agosto, hanno ricacciato al mittente il ricatto: o lavoro o salute, o morire di fame o morire avvelenati devastando la salute collettiva ed il territorio.

Da Taranto giunge un esempio per voltare pagina rispetto alla gestione della crisi che non deve essere – com’è stata sino ad oggi- un’opportunità per il padronato e la casta politica neoliberista di tagliare diritti, pensioni e salari ma deve fornire la possibilità, attraverso il conflitto sociale di massa, di porre fine a un modello produttivo basato sulla devastazione ambientale, sulle morti di lavoro e lo sfruttamento dell’uomo e del territorio.

Il protagonismo dei  tarantini ha preoccupato chi ha gestito la crisi tutelando gli interessi delle caste economiche, sindacali e politiche, tanto da criminalizzare chi si oppone a padron Riva ed ai suoi compari dei sindacati concertativi denunciando/intimidendo 41 manifestanti per interruzione di comizio sindacale, quando il vero comizio è stato quello del “Comitato cittadini e operai liberi e pensanti”.

Un vento caldo del sud soffia da Taranto operaia, auspichiamo che si diffonda nel Paese e in tutti i luoghi di lavoro contro i sindacati di comodo che sempre di più si dimostrano al servizio degli interessi padronali.

Di seguito il comunicato su questa vicenda che la Confederazione Cobas ha reso noto lo scorso 7 agosto .

Apprendiamo dai media che la Questura di Taranto ha denunciato ben 41 manifestanti a seguito della protesta del 2 agosto. Risibili i “reati”- accensione di fumogeni in luogo pubblico, violenza sulle cose (aver scavalcato le transenne che dividevano dal palco), interruzione di comizio (neanche fosse un pubblico servizio) – incredibile il numero dei denunciati, quasi ci si trovasse di fronte ad un maxinchiesta sulla “sacra corona unita” e la rapidità (3 giorni)con cui  si annunciano  le denunce !

È evidente il tentativo di provare a scompaginare quel movimento che si sta coagulando intorno al “Comitato di lavoratori e cittadini liberi e pensanti”, che raccoglie al suo interno in modo egualitario e paritario, operai Ilva iscritti e non ai sindacati, lavoratori precari,disoccupati, compagni della Confederazione Cobas, attivisti di varie strutture sociali,ambientalisti, rappresentanti di associazioni di malati di vari tipi di cancro, donne, uomini, famiglie del quartiere Tamburi. “Comitato“, che, pur nato solo una settimana fa, sta raccogliendo intorno a se straordinari consensi e adesioni perché sta dando finalmente voce ai cittadini ed ai lavoratori Ilva, che per decenni  hanno dovuto subire le angherie in fabbrica, la mortificazione della salute, le devastazioni ambientali e l’uso profittale del territorio a esclusivo vantaggio di patron Riva, ben supportato dalla acclarata complicità di cgil-cisl-uil, della “politica” e di larga parte delle istituzioni.

Insomma, una vasta schiera di lavoratori Ilva e di tarantini hanno deciso di ribellarsi organizzandosi dal basso, al fine  di non subire più ricatti occupazionali mercificando salute e ambiente, di smascherare gli intrighi e le mire di patron Riva, che cerca di uscire indenne dai criminali danni procurati alla popolazione.La recente nomina a presidente dell’Ilva dell’ex prefetto di Milano, Ferrante (candidato alle ultime regionali lombarde per il centrosinistra), rientra in questa strategia: ascoltato dalla Commissione Parlamentare sulle Ecomafie  ha detto cinicamente “ …la fabbrica può andare avanti così com’è ”, mentre alla vigilia della decisione dei giudici del riesame minaccia la chiusura degli stabilimenti di Genova e Novi Ligure in caso di conferma dei provvedimenti di chiusura e degli arresti disposti dal  PM  Todisco.

Tornando a quel 2 agosto, operai e tarantini hanno deciso di riprendersi la parola. Non a caso lo spezzone di corteo del “ Comitato” si è ingrossato lungo il percorso ed è entrato in piazza accolto da interesse e simpatia, che sono diventati adesione e applausi al momento dell’imprevisto intervento dal palco dell’operaio Ilva del “Comitato”, che esponeva la piattaforma  di base “si ai diritti, no ai ricatti  occupazionali; salute, reddito, ambiente; nessuna perdita occupazionale e risanamento a totale carico dei responsabili ovvero Riva e Stato; nessuno scambio mortifero fra occupazione e salute/ambiente; autorganizzazione e controllo dal basso sulle scelte economico- politiche senza più delegare nulla a nessuno”.

Non c’è sta alcuno che abbia subito un graffio, non c’è stato alcun incidente: se il gotha di cgil-cisl-uil  e altri funzionari sono fuggiti è soltanto perché hanno la coda di paglia, portandosi la responsabilità di aver sempre avallato le condizioni imposte prima dall’Italsider e poi dall’Ilva. “Chi la fa l’aspetti”, la fuga dalle responsabilità è una costante che merita il disprezzo dei finora  soccombenti, ora ribellatisi!

Quanto poi alle annunciate denunce, le domande sono varie ma ce n’è una in particolare che merita una risposta onesta. Fermo restando che a fronte della violenza padronale e dello stato, le forme di lotta per vedersi affermati diritti legittimi  possono  essere le più varie e fermo restando che il 2 agosto è stata una grande e salutare giornata di lotta, come mai quando una decina di giorni prima, a seguito dei blocchi successivi al provvedimento di chiusura, la città è rimasta totalmente paralizzata (compresi autoambulanze, vigili del fuoco, malati oncologici che fanno terapie non posticipabili) non è partita neanche una denuncia? La risposta è scontatissima: perché in quel caso quella “protesta” è stata etero-diretta dall’Ilva a proprio favore;  con un finto sciopero sollecitato da capi, capetti, funzionari sindacali e con la messa a disposizione di pullman per portare i lavoratori ai blocchi; con segnalazione e schedatura per gli operai che non aderivano.

La Confederazione Cobas, nell’esprimere la totale solidarietà ai denunciati del 2 agosto e pieno appoggio agli obiettivi e alle forme di lotta del “Comitato dei lavoratori e dei cittadini liberi e pensanti”, mette a disposizione di questi compagni i propri servizi legali e l’impegno nel contribuire a mantenere l’azione e l’attenzione nazionale sulla vertenza Ilva.

CHI INQUINA PAGA ! Queste sono le regole in Europa, stabilite da Direttive rigide e precise.

È padron Riva che deve pagare risanando e bonificando la produzione, risarcendo i lavoratori, la popolazione e l’ambiente della quantità di diossine e altri veleni scaricati su Taranto !

Il governo Monti può solo contribuire per le responsabilità che porta lo Strato nella vecchia gestione Italsider. I 360 milioni stanziati – questa manciata di quattrini che sembra buttata lì per tacitare le proteste – devono  invece servire per garantire il reddito ai lavoratori, mentre si chiude definitivamente l’altoforno e si avvia la  riconversione dell’acciaieria con altre tecnologie compatibili con la tutela della salute e dell’ambiente.

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2 – LA LUNGA LOTTA DEI LAVORATORI “INIDONEI”

 

Il parlamento si dà la “Mancia” (160 milioni di euro ai gruppi parlamentari)

ma licenzia 3.500 docenti inidonei

Il decreto legge sulla revisione di spesa è arrivato a tal punto blindato alla Camera, che nessuna discussione è stata possibile sul testo, neanche per acquisire il parere favorevole della VII Commissione Cultura alla revisione di alcuni articoli, tra cui quello sugli insegnanti inidonei (art 14, comma 3).

Così il testo che taglia sanità, scuola ed enti locali per miliardi di euro non offre sponde ai lavoratori e alle lavoratrici, ma con la Legge Mancia elargisce un premio di ben 160 milioni di euro ai gruppi parlamentari che hanno “ obbedito” agli ordini di scuderia.

Così è stato deciso sui docenti inidonei, protagonisti di un lungo e estenuante presidio di protesta davanti alle aule parlamentari contro il loro licenziamento di massa. Le precarie condizioni di salute non concentono alla stragrande maggioranza dei docenti inidonei, di potersi spostare dalla attuale sede di servizio. Così come non permetterebbe loro di svolgere proficuamente il lavoro nelle future segreterie scolastiche o nei laboratori.

I docenti inidonei non possono che ribadire quanto da loro sostenuto sin dall’inizio della propria battaglia:

– gli insegnanti inidonei lavorano quotidianamente su posti sui quali sono con  regolare contratto, ma ciò nonostante li si vuole licenziare come docenti;

– la riassunzione nei nuovi ruoli comporterà per gli inidonei un esubero di 1.100 unità di personale, che sarà messo in mobilità una volta diventato ATA;

–  il lavoro svolto dagli inidonei è funzionale all’attività didattica e si inserisce a pieno titolo come sostegno al piano dell’offerta formativa, visto che i docenti lavorano per 36 ore settimanali nelle biblioteche, nei laboratori, o nelle segreterie con funzioni di supporto al piano didattico.

I docenti, il cui risparmio previsto dalla manovra ammonta a 38 milioni di euro, avevano fornito al governo, seguendo le indicazioni del premier Monti, la soluzione che avrebbe permesso a loro e agli insegnanti soprannumerari di rimanere al proprio posto senza sprechi di denaro pubblico e ai precari ATA di ricevere tutti i posti disponibili. Ma il governo, troppo impegnato a spartirsi l’ulteriore personale “mancia” di 160 milioni di euro, ha ben pensato di non utilizzare i soldi dei cittadini e delle cittadine per sanare situazioni dall’ambiguo profilo costituzionale, ed ha preferito procedere a colpi di machete.

Nonostante sia stato chiaro sin dall’inizio che né il Senato né la Camera avrebbero apportato modifiche di sorta al testo della spending review, i docenti inidonei per 12 giorni non hanno smesso di protestare per affermare le proprie ragioni rispetto ad un licenziamento immotivato, inutile, dispendioso, chiaramente illegittimo, di stampo autoritario.

Lo scorso 7 agosto, si è svolto un incontro tra i docenti inidonei e il sottosegretario della Presidenza del Consiglio, Antonio Malaschini, per sostenere la necessità che nel previsto Decreto Correttivo sia inserita la revisione del provvedimento che riguarda i docenti affetti da gravi patologie.

Dopo le lettere inviate al Presidente della Repubblica e alla Presidenza del Consiglio, i Cobas hanno inoltrato, in base alle nuove disposizioni e così come concordato con i docenti, una diffida al MIUR, agli Uffici scolastici regionali e agli Uffici scolastici provinciali :

“Si diffida il MIUR ed i suoi organi periferici, dall’adottare atti consistenti nel cambio di profilo professionale del lavoratore docente idoneo ad altri compiti, dall’adottare atti che comportano il passaggio d’ufficio ad ATA, dall’adottare atti e provvedimenti che comportano il trasferimento del lavoratore dal luogo di lavoro a cui sono oggi adibiti ad altro luogo di lavoro; da adottare atti in palese violazione anche del comma 15 dell’articolo 14 del  decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95 stante la non attuazione della detta disposizione; dall’attuare atti unilaterali che comportino cambio di profilo professionale, di mansione, di luogo di lavoro senza che venga richiesto e prestato il consenso del lavoratore visto il comma 5 e 6 della legge 104/1992 e articolo 2103 CC”.

I Cobas hanno dunque già allertato il proprio studio legale e invitano le Organizzazioni Sindacali a non firmare alcun atto che sancisca il licenziamento dei docenti e la loro riassunzione come ATA con modalità poco chiare e garanzie. Continueranno a sostenere le ragioni dei docenti inidonei e li invitano a rimanere in contatto con le sedi territoriali e la sede nazionale, per avere le informazioni necessarie sulle modalità attraverso le quali continuare l’opposizione.

 

Anna Grazia Stammati

(Esecutivo Nazionale Cobas Scuola)

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3 – IMMISSIONI IN RUOLO 2012-13

Il MIUR ha dato il via libera alle immissioni in ruolo  del personale docente per a.s. 2012/13.

A questo url http://cobasscuolapalermo.wordpress.com/ trovate le tabelle

contenenti la distribuzione dei posti per regione, provincia e classi di concorso, il decreto ministeriale, la circolare con istruzioni operative e le note circolari con le istruzioni di convocazione.  Tutta la procedura per le immissioni in ruolo è comunque in attesa del via libero definitivo da parte del ministero ma il contingente complessivo di 21.112 di neoassunti non dovrebbe subire variazioni. Per quanto riguarda invece il personale ATA forti ritardi si registrano nella definizione del contingente a causa delle procedure di mobilità ancora in corso e soprattutto della sconsiderata politica di spostamento coatto del personale docente inidoneo nei ruoli del personale ATA per effetto del cosiddetto provvedimento di spending review.

 

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4 – TERREMOTO IN EMILIA: DISASTRO RICOSTRUZIONE 

La situazione nella Bassa Modenese continua ad essere molto grave, nonostante il silenzio dei media e la squallida retorica sugli emiliani che si rimboccano le maniche. Il problema più pressante è quello della messa in sicurezza degli edifici inagibili: a differenza di ciò che accaduto per gli altri terremoti essa non verrà pagata con la cassa depositi e prestiti, ma sarà a carico dei terremotati: oltre alla palese ingiustizia della cosa è ovvio che molti di loro non saranno in grado di pagare questi soldi. Peccato però che per chi non provvederà entro un lasso di tempo piuttosto breve scatterà la denuncia penale. 

I rimborsi andranno genericamente dal 5 all’80% della spesa, ma i criteri non sono chiari, anche perché mancano i decreti attuativi, dato anche che i soldi non ci sono (le stime sono di 14 miliardi di danni e ne sono stati stanziati 6,5). Analoga questione per le perizie sull’agibilità, che costano moltissimo (800-1500 euro), interamente a carico dei terremotati.
Per quanto riguarda la questione militarizzazione e controllo, l’autoritarismo procede, con la differenza, rispetto all’Aquila, che un grosso ruolo in questo senso è svolto dal Pd.

Relativamente pochi sono i terremotati ritornati a casa; non è ancora chiara la posizione dei comuni a proposito della ricostruzione, anche se l’ipotesi new town sembra maggioritaria.
La fascia di età messa peggio
 sono gli adolescenti, completamente abbandonati a se stessi (i giornali sono traboccanti di bugie sulla situazione dei campi, come al solito), oltre, ovviamente, ai paria dei paria, i migranti.
L’unica buona notizia è che da qualche settimana si è costituito un Comitato terremotati (cfr. il blog e la pagina facebook Sisma autogestito 2012) che è partito dai campi autorganizzati, ma che sta cercando di coinvolgere tutti i terremotati, al fine di avviare una vertenza a partire dalla questione della messa in sicurezza a spese dello stato.

Marcella Farioli

                                                                                              (Cobas Scuola Modena)

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