Cobas Antirazzista/Migranti

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AL PRESIDENTE DELLA REGIONE SICILIA

Dott.Rosario Crocetta

Oggetto: SITUAZIONE MIGRANTI IN SICILIA

Le sottoscritte associazioni si dichiarano estremamente preoccupate per la gestione di stampo meramente emergenziale del recente afflusso di migranti in Sicilia (tra cui numerosi minori, donne in stato di gravidanza e richiedenti asilo provenienti dall’Egitto e dalla Siria), in particolare nella provincia di Siracusa, Trapani, Agrigento e nella Sicilia Centro-Orientale. Il sovraffollamento cronico, la mancanza di informazione legale e di orientamento e, da ultimo, le fughe di massa di eritrei e siriani dai centri informali di trattenimento e prima identificazione, come dalla “tensostruttura” di Porto Empedocle, dall’Umberto I di Siracusa, e da altre strutture frettolosamente allestite dalle prefetture, a Porto Palo di Capo Passero e a Catania, non meno che dal Centro di prima accoglienza e soccorso (CPSA) di Pozzallo, ancora oggi stracolmo di potenziali richiedenti asilo in una intollerabile situazione di promiscuità, confermano il desiderio di molti migranti di trasferirsi al più presto in altri paesi europei, ma sono anche frutto dell’assenza di un sistema regionale di prima accoglienza e costituiscono prova inconfutabile di una situazione ancora peggiore rispetto alla cd. emergenza Nordafrica nel 2011.

Malgrado l’appesantimento insopportabile dell’isola di Lampedusa, dove sono ancora trattenuti nel CPSA di contrada Imbriacola alcuni superstiti della strage del 3 ottobre, perché sarebbero utili alle indagini della magistratura, si è verificato anche un maggiore afflusso sul territorio delle province di Siracusa, Ragusa, Catania e quindi Caltanissetta e Trapani, con ampio ricorso a strutture provvisorie messe a disposizione da privati, senza che vi corrispondesse un incremento di centri di accoglienza degni di questo nome e dotati delle professionalità necessarie per corrispondere agli standard indicati dal Ministero dell’Interno nel 2008 e dalle Direttive comunitarie in materia di accoglienza. Di questi avrebbe bisogno un territorio che è particolarmente esposto agli arrivi di persone in fuga da conflitti sempre più gravi, come i siriani, attraverso l’Egitto, gli stessi egiziani e ancora altri potenziali richiedenti asilo ( es. somali ed eritrei) dalla Libia e dalla Tunisia.

L’emergenza non è data dal numero delle persone che arrivano, ancora inferiore o pari a quello di anni come il 2008 ed il 2011, ma dalla mancanza di un sistema di accoglienza. Sembra già dimenticato l’accorato appello del Garante per i minori Spadafora che da mesi chiede che “la gestione del fenomeno migratorio sia immediatamente ripensata”. Come sono rimasti senza risposta gli appelli del Papa perché i migranti sopravvissuti a tante tragedie non continuassero a restare “ammucchiati” all’interno dei centri di prima accoglienza privi di tutto.

In Sicilia questa situazione è resa ancora più grave dalla mancanza di una Legge Regionale sull’immigrazione e dalla mancata effettiva attuazione del Tavolo di Coordinamento Regionale; per quanto riguarda specificamente i minori si attende ancora la nomina del garante regionale per l’infanzia “la cui legge regionale è già stata approvata da tempo”. Adesso che finalmente è stato formulato un Disegno di Legge “unificato” non vi sono certezze sui tempi per la sua approvazione e soprattutto sulle risorse che saranno messe in campo per rendere operativi in tempi brevi gli interventi che vi saranno previsti.

Considerata quindi la rilevanza delle questioni sopra indicate le sottoscritte associazioni

INVITANO

Il Presidente della Regione a fornire adeguate risposte alle criticità evidenziate, ed in particolare:

– ad attivare effettivamente il Tavolo di Coordinamento Regionale con i prefetti, le questure, l’ANCI regionale e con i comuni nei quali trovano accoglienza i richiedenti asilo ed i profughi. Occorre monitorare a livello regionale la situazione esistente ed individuare le modalità operative per garantire mezzi credibili di inserimento sociale di coloro che ottengono in Sicilia il riconoscimento di uno status di protezione, internazionale ( asilo o protezione sussidiaria ) o umanitaria ed esprimono la volontà di restare in questa regione, e nel contempo garantire la tutela dell’unità familiare dei profughi con familiari regolarmente residenti in altri paesi europei ed agevolare il sollecito ricongiungimento come prescritto dal Regolamento Dublino.

– ad adottare al più presto una Legge Regionale in materia di immigrazione ed asilo con previsioni certe di stanziamenti di bilancio regionale e con una particolare attenzione per le esigenze dei soggetti più vulnerabili, come i minori, le donne, sempre più spesso vittime di violenze e di sfruttamento, le vittime di tortura, le vittime del traffico e della tratta, con percorsi di formazione e di qualificazione del personale che dovrà prendere in carico tutte queste persone caratterizzate da situazioni esistenziali tanto diverse.

– a proporre l’attivazione di centri di accoglienza decentrata di dimensioni medio-piccole e richiedere la chiusura dei centri “informali” di prima accoglienza, come quelli attivati in tutte le province siciliane ed a promuovere la creazione di veri centri di accoglienza, destinati ad operare a regime con tutte le professionalità necessarie. Vanno chiusi soprattutto quei luoghi, definiti spesso come centri di prima accoglienza ex legge Puglia del 1995, aperti dalle prefetture in convenzione con i privati, nei quali la libertà personale a seconda del momento è stata sottoposta ad evidenti limitazioni, anche oltre 48-96 ore, in assenza di un provvedimento amministrativo formale e della doverosa convalida da parte dell’autorità giudiziaria, come sarebbe previsto anche dall’art. 13 della Costituzione italiana.

Allo stato della vigente legislazione nazionale e regionale vanno individuati percorsi per portare all’autonomia il maggior numero degli immigrati accolti nei centri di accoglienza, promuovendo occasioni di integrazione ed avviamento al lavoro legale, contrastando lo sfruttamento del lavoro nero attorno alle strutture di accoglienza CARA, come quella di Trapani Salinagrande e Caltanissetta, e chiudendo strutture ormai ingovernabili come il CARA di Mineo (Catania), dove si rileva, anche per il blocco del turn-over, la presenza di oltre quattromila persone, alcune delle quali neppure censite. Anche in questo caso il governo regionale non può ignorare la gravità dei problemi creati da una struttura enorme che grava su un territorio assai povero di servizi e di occasioni di lavoro nella legalità.

Rispetto alla situazione dei minori non accompagnati, occorre che la Regione si rivolga allo Stato perché provveda ad erogare con la massima tempestività le somme dovute ai Comuni, sulla base degli accordi stabiliti con i diversi governi, trattandosi di competenze dello Stato centrale. Si deve impedire che nelle regioni di primo arrivo, come la Sicilia, si prosegua con la prassi secondo la quale il collocamento dei minori avviene, da parte dell’autorità di polizia o delle Prefetture, direttamente presso le strutture di accoglienza, al di fuori di qualsiasi piano regionale, e spesso senza il preventivo intervento del giudice minorile, senza un previo accordo con gli enti locali territorialmente competenti.

Sulle strutture di accoglienza per minori non accompagnati andrebbe effettuato un monitoraggio continuo, con il coinvolgimento immediato dei giudici del tribunale dei minori, anche per garantire il rilascio sollecito dei documenti di soggiorno da parte delle questure, un monitoraggio che fin qui si è svolto solo in rare occasioni. Le strutture IPAB per l’infanzia abbandonata, che sono state utilizzate in Sicilia, spesso non risultano idonee all’accoglienza di minori stranieri fortemente traumatizzati. Un aspetto ulteriore è poi quello dei minori non accompagnati richiedenti asilo rispetto ai quali, nonostante la norma ponga chiaramente in capo al Ministero dell’Interno la responsabilità, non ci sono certezze di sorta in merito alla copertura dei costi di presa in carico prima dell’entrata nel circuito SPRAR. In questi casi la Regione dovrebbe rivolgere ai competenti ministeri la richiesta di una maggiore programmazione degli interventi e di una sollecita copertura delle spese sostenute dagli enti locali, nonché l’attivazione di strumenti di mobilità, anche a livello internazionale, quando si tratti di garantire il ricongiungimento familiare come prescritto dal Regolamento Dublino.

“Desideriamo inoltre segnalare la gravissima situazione dei lavoratori migranti – stagionali e non, regolari e irregolari – che in diverse zone dell’Isola contribuiscono in maniera determinante alla produzione agricola nel settore ortofrutticolo, vitivinicolo e oleario e che non vengono adeguatamente tutelati né dal punto di vista contrattuale – il lavoro nero è dilagante – né delle condizioni igienico-sanitarie e abitative. Un esempio eclatante ne è la tendopoli di Campobello di Mazara dei raccoglitori di olive, dove si è recentemente verificato un incidente dall’esito tragico ad un lavoratore senegalese e dove non sono state per anni garantite le condizioni minime di vivibilità e di dignità, anche grazie ad un tessuto politico-sociale ad alta densità mafiosa. Ma la situazione è allarmante anche negli altri luoghi del “grand tour” del lavoro stagionale in Sicilia: a Cassibile, a Vittoria, a Ragusa, ad Alcamo ed in tutti gli altri luoghi nei quali i migranti, e tra questi molti rifugiati, sono costretti a varie forme di lavoro servile. Ed in molti luoghi, allo sfruttamento sul lavoro si unisce quello sessuale! Tutto ciò nel disinteresse e nell’indifferenza generale. Chiediamo che la legalità e i diritti siano garantiti in tutta l’Isola. Legalità e diritti che non si garantiscono certo costringendo i migranti alla clandestinità, ma facilitando tutti i percorsi possibili per l’emersione dalla irregolarità e per il conseguimento di un permesso di soggiorno, unica strada per sconfiggere le organizzazioni criminali che lucrano sul proibizionismo delle migrazioni e sulle condizioni di ricattabilità che ne derivano.

Primi firmatari: ASGI – Comitato Antirazzista Cobas Palermo – Osservatorio contro le discriminazioni razziali Noureddine Adnane – Laici Comboniani – Salesiani S.Chiara Palermo – CISS – Pietro Milazzo CGIL Sicilia – Collettivo LibertArea Campobello di Mazara

Palermo, 30/11/13

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La valutazione del Forum Sociale Mondiale di Tunisi 26-30 marzo 2013

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La valutazione del decimo Forum Sociale Mondiale svoltosi a Tunisi dal 26 al 30 a marzo, al quale abbiamo partecipato come di consueto con una delegazione COBAS, va fatta differenziando i punti di vista e le ricadute politiche sociali a seconda dei differenti contesti interessati.

Il Forum per la Tunisia e per il Maghreb-Mashrek

Se osserviamo gli effetti del Forum per la Tunisia e per il Maghreb – ma anche per l’intera area mediterranea e per il Mashrek (Medio Oriente) – possiamo dire, senza tema di smentite, che sono stati eccellenti, imprevedibili fino a pochi mesi fa e oltre ogni aspettativa anche degli stessi organizzatori.

Più di 40 mila iscritti/e paganti (un record assoluto se si escludono le edizioni brasiliane di Porto Alegre e Belem, svoltesi in contesti sociali e politici assai più favorevoli, con l’appoggio di governi, stati federali, partiti, sindacati e movimenti potenti) ma almeno 50 mila persone che sono circolate nel campus dell’Università El Manar; 4000 organizzazioni ufficialmente presenti, con quasi 1500 attività ufficiale e 30 assemblee di convergenza; una manifestazione iniziale di almeno 30 mila persone (cifra reale, non “politica”) ed una conclusiva (ma quando la gran parte dei partecipanti era già partita) di circa 10 mila; una grande visibilità sulla stampa tunisina e maghrebina e un notevole consenso e simpatia tra la gente “normale” di Tunisi. Per comprendere appieno l’importanza di queste cifre, è bene ricordare che ancora tre anni fa quando i promotori del FSM tunisini (e del Forum del Maghreb, con egiziani, algerini e marocchini) si riunivano per i loro lavori, ci chiedevano sempre una presenza di esponenti internazionali del CI (Consiglio Internazionale) del FSM, per evitare di essere arrestati in toto, visto che intorno alle loro sale di riunioni si appostavano centinaia di poliziotti armati, come se si fosse trattato di riunioni terroristiche.

Lo straordinario risultato del FSM avrà almeno tre ricadute positive sulla zona e sullo spazio politico degli altermondialisti tunisini: 1) le decine di migliaia di giovani (almeno l’80% dei partecipanti al FSM era sotto i trenta anni) tunisini e maghrebini sono usciti entusiasti dall’esperienza, orgogliosi che la loro “rivoluzione” (anche se qualcuno/a in Europa storce il naso, questo è il termine che tutti a Tunisi usano per ciò che è accaduto negli ultimi due anni nel Nord Africa) avesse attirato militanti in gran copia da tutto il mondo e in particolare da quei paesi d’Europa che, a torto e a ragione, restano punto di riferimento per tanti di loro. Ciò aiuterà grandemente i movimenti sociali e le organizzazioni antiliberiste locali ad espandere il loro raggio d’azione e a essere almeno relativamente difesi dalla repressione. E’ evidente che l’enorme solidarietà espressa nel Forum e nelle manifestazioni di piazza contro l’assassinio di Belaid – e la grande attenzione internazionale dopo il tragico evento – dovrebbero indurre a più miti consigli il governo ma anche i gruppi armati salafiti, che in effetti in queste giornate non hanno dato segni di vita, né creato alcuna tensione in città; 2) il clima terroristico diffuso intorno alla Tunisia da tanti organi di informazione è stato non solo ridicolizzato in loco, ma le testimonianze delle migliaia di organizzazioni extra-tunisine nel mondo serviranno a far capire a tanta gente che in Tunisia non è in corso una guerra civile e non si rischia la pelle andandoci per turismo. E, tenendo conto che il turismo è la principale risorsa del paese in termini finanziari, questa propaganda positiva è stata apprezzata assai, a Tunisi, dai più vari strati sociali, che infatti ci hanno accolto in ogni luogo e situazione con notevole spirito collaborativo; 3) la Tunisia è apparsa come luogo di mediazione sociale e politica possibile per una vasta gamma di conflitti pesanti e sanguinosi dell’area Maghreb-Mashrek, da quello palestinese, che è stato il tema principale del Forum, a quello siriano, dall’Iraq allo scontro tra Marocco e Fronte Polisario/popolo saharawi.

Se poi pensiamo che, a differenza di precedenti edizioni, stavolta il Comitato organizzatore non ha ricevuto alcun aiuto da stati, governi, sponsor economici – e a dirla tutta, pochi contributi sono arrivati pure dalle principali organizzazioni “storiche” del FSM – il livello tecnico-pratico, la disponibilità delle sale, la loro reperibilità, le informazioni distribuite nel campus, la presenza diffusa di attivisti in grado di dare tutto il sostegno utile ai non-addetti ai lavori, sono stati tutti elementi encomiabili, all’altezza anche delle edizioni del FSM tenutesi in Brasile. Le uniche lacune delle mancanti traduzioni con cabine in vari seminari sono state dovute alle numerose defaillances di quei traduttori di Babel che avevano preso troppo sul serio i rischi della “trasferta” tunisina e che, temendo per la propria incolumità, avevano dato forfait nelle ultime settimane. Peraltro, il clima altamente positivo ha permesso di assorbire senza troppi danni anche le notevoli tensioni tra le varie parti in causa nei conflitti armati (Palestina, Siria, Iraq, Sahara ecc..), che in qualche occasione sono anche venute alle mani o hanno contestato luoghi e momenti come la Assemblea dei Movimenti sociali, ma senza che la cosa degenerasse: il che non è davvero da poco se si tiene conto che stiamo parlando di componenti politiche e sociali che nei paesi in questione per lo più si sparano addosso o sovente si addebitano reciprocamente la responsabilità di uccisioni, massacri e torture.

Il Forum per le Reti, le convergenze e le coalizioni tematiche

Il Forum è stato decisamente positivo anche per il lavoro della maggioranza delle Reti, convergenze e coalizioni tematiche, in particolare di quelle che, dopo una serie di seminari, hanno concluso i loro lavori con le Assemblee tematiche di convergenza, dalle quali sono usciti documenti programmatici e di azione di notevole interesse che in questi giorni circoleranno in rete e che invieremo via via che arriveranno.

Se dovessimo fare una graduatoria di interesse e di partecipazione, dovremmo mettere al primo posto la Palestina, seguita a brevissima distanza dai migranti e dalle donne. Sul primo tema, mai in un Forum l’argomento aveva ricevuta tanta attenzione e spazio. Il lavoro in materia era stato preparato fin dall’anno scorso, soprattutto con il Forum Mondiale Palestina tenutosi in Brasile a novembre e con un successivo Forum tematico nel gennaio di quest’anno, sempre in Brasile (sui quali torneremo più avanti a proposito del Consiglio Internazionale FSM). Le bandiere palestinesi hanno dominato nella manifestazione di apertura e ancor più in quella di chiusura, dedicata specificamente alla Palestina, nei viali del campus e nelle decine di assemblee e sit-in all’aperto nei cinque giorni del Forum, oltre che in un numero spropositato e finanche esagerato di seminari (ben 34, una parte dei quali inevitabilmente sono stati poco partecipati) e con la affollatissima Assemblea di convergenza finale. Ma anche il tema Migranti ha avuto notevole successo: tanti seminari, tante iniziative, molta partecipazione e un’Assemblea finale stracolma di gente. I movimenti femministi, e delle donne in genere, hanno fatto il percorso inverso a quello delle altre Reti, partendo con una traboccante Assemblea il primo giorno e proseguendo poi con numerosi seminari. Poi, a seguire, le maggiori presenze e la maggiore efficacia nei lavori si sono registrati per il “cambio climatico”, “annullamento del debito”, “acqua”, “alternative mediterranee”, “sanità e salute”,“grandi opere inutili”, “alter summit”. Piuttosto sottotono le tematiche “lavoro” e “istruzione”, quelle che in altre occasioni, e di certo nei Forum europei, avevano avuto invece rilievi e pesi ben maggiori. D’altra parte i sindacati “ufficiali”, tra i quali oramai anche l’UGTT (il principale sindacato tunisino, che ha sostenuto e partecipato alla cacciata di Ben Alì), gli unici in grado di spostare numeri elevati di funzionari per un Forum mondiale, danno vita in queste occasioni ad iniziative di pura facciata sul piano dei temi lavorativi, non accettando l’idea di prendere decisioni vincolanti e impegnative in termini di scioperi o manifestazioni internazionali al di fuori delle proprie strutture burocratiche. Mentre, per quel che riguarda l’istruzione, ben poche strutture tunisine e maghrebine si sono impegnate sul tema, dando vita a seminari ed iniziative: e per lo più le attività e l’Assemblea finale di convergenza, inevitabilmente poco partecipata, hanno continuato a ruotare soprattutto sui temi, tipicamente latinoamericani, dell’educazione per adulti o extra-scuola, pur offrendo spazio per una discussione interessante sulla “formazione durante tutto l’arco della vita” e sulla scolarizzazione tecnico-professionale.

Il Forum come luogo dell’alleanza anticapitalistica complessiva

Il punto debole del FSM di Tunisi, secondo vari pareri e come già si disse per quello di Dakar del 2011, riguarda lo scarso avanzamento nel programma di azione e di convergenza complessiva come fronte, alleanza, coalizione anticapitalistica mondiale organizzata, in lotta contro il liberismo, l’austerità, la guerra, il razzismo e il patriarcato. Da tempo, o addirittura fin dalle origini a Porto Alegre, esiste tra i promotori del FSM e nel CI una marcata divergenza di opinioni a proposito delle finalità, scopi e obiettivi del Forum. Tagliando le cose con l’accetta, si può dire che da una parte c’è sempre stata la posizione di chi auspica la trasformazione del processo FSM in una sorta di nuova Internazionale anticapitalistica che, pur non ripercorrendo le strade di quelle socialiste e comuniste del Novecento, metta insieme le principali organizzazioni e movimenti sociali, sindacali e politici in una coalizione operativa che prenda collegialmente iniziative generali anticapitalistiche e, al momento, contro la crisi, l’austerità, il neocolonialismo, l’imperialismo. Dall’altra parte ci sono coloro che hanno sempre messo in guardia sui rischi di questa trasformazione, ritenendo prematura ogni “reductio ad unum”, ogni stretta organizzativa verso una ipotetica Internazionale che, stante le profonde differenze tematiche, ideologiche, culturali e politiche, porterebbe con grande probabilità a conflitti irrisolvibili di linea strategica o di priorità immediate, dando vita ad una catena di scissioni e fuoriuscite dal processo. Questa seconda posizione considera il FSM uno strumento al servizio dei movimenti e dei conflitti che, come nel caso maghrebino, potenzi entrambi in territori nuovi, li colleghi con quelli già più avanzati, dia l’occasione alle varie reti e coalizioni tematiche di avanzare nella propria integrazione, pubblicizzi le agende di iniziativa dei vari settori che partecipano al Forum ma lasci poi alle reti, ai movimenti e alle organizzazioni il compito di accordarsi sui percorsi successivi ai Forum veri e propri, senza pretendere che essi siano validi e vincolanti per tutti.

Anche a Tunisi questa polarità si è ripresentata, in forma anche più netta del solito nel CI del FSM (che si è riunito sia durante il Forum, per una sola riunione, sia alla fine, per due giorni), sia nella Assemblea dei Movimenti sociali. Nel corso delle succitate iniziative brasiliane per la Palestina, le strutture brasiliane che nel 2001 avviarono il processo del Forum (da una parte organizzazioni e movimenti molto strutturati come la CUT, il principale sindacato brasiliano con più di dieci milioni di iscritti/e, il Movimento dei Sem Terra MST, più di due milioni, Via Campesina e varie altre forze; dall’altra il gruppo di intellettuali, riunito nel GRAP – gruppo di sostegno del FSM e del CI, in cui il Grap ha coinvolto via via forze similari da tutto il mondo – che operano nelle Università, nelle organizzazioni sociali religiose, nelle ONG e che hanno fatto da collante per tanti anni tra le forze strutturate, fornendo anche i nomi più conosciuti della leadership altermondialista, da Chico Whitaker a Moema Miranda, da Oded Gradjed a Candido Gribovsky) erano già venuti ai ferri corti per divergenze sostanziose sulle due iniziative pro-Palestina (il Forum Mondiale Palestina di novembre, sostenuto dalle organizzazioni e trascurato dal GRAP che si era invece molto impegnato in un simil-Forum tematico a gennaio). Ma a Tunisi il conflitto inter-brasiliano è esploso con virulenza, anche a causa di un documento – politicamente “provocatorio”, praticamente inattuabile e rapidamente rifiutato dai più – di Chico Whitaker (forse la figura in assoluto più autorevole e conosciuta in Brasile, e fuori, come leader del FSM) che ha proposto lo scioglimento del Consiglio Internazionale e la sua ricostituzione su basi individuali e volontarie e non con rappresentanza delle organizzazioni. La risposta della CUT è stata asperrima: il sindacato brasiliano ha distribuito urbi et orbi nei viali del Forum un documento di attacco frontale contro “un gruppetto di intellettuali che si ritiene padrone del Forum”, responsabile di manovrare le decisioni del FSM stesso al di fuori di una corretta democrazia gestionale. Al di là del segnale preoccupante di immaturità che è venuto improvvisamente dal Brasile (in Italia e altrove, negli anni scorsi, ci siamo ripetutamente divisi a livello nazionale, arrivando anche a conflitti aspri, ma non li abbiamo mai gettati, per giunta così brutalmente, tra i piedi dei partecipanti internazionali dei FSM), indubbiamente questa polemica ha scoperchiato alcune contraddizioni nel processo decisionale dei FSM che, forse, aiuteranno ad avanzare sul terreno del “che fare” e “con quali modalità di decisione e azione comune” tra un Forum e l’altro. Infatti, la discussione nel CI, svoltasi alla fine del Forum e anche grazie al successo dello stesso, pur mantenendo divergenze non piccole, ha avuto toni ben più maturi, con il contributo determinante della Rete italiana FSM,che gode della stima diffusa delle varie componenti del Consiglio e che ha avanzato alcune proposte di lavoro che affronteremo meglio in Italia nella prima riunione della Rete stessa: in modo da elaborare una posizione comune nella discussione che, oltre a proseguire e ad approfondirsi telematicamente all’interno del CI, dovrebbe coinvolgere, o almeno lo si spera, anche tutte le principali organizzazioni e movimenti che partecipano da tempo al processo FSM.

Nel frattempo, anche questo Forum ha dimostrato che l’Assemblea dei Movimenti sociali (AMS) – che è stata sostenuta nelle due ultime edizioni solo da una parte (assai politicizzata e inquadrata ideologicamente) delle strutture che storicamente hanno fatto parte del FSM, mentre molte altre non riconoscono la legittimità decisionale di tale sede se non per le forze che vi partecipano – non è la soluzione di sintesi operativa che molti vorrebbero si materializzasse nei Forum. A differenza di casi precedenti, in cui il documento finale, pur pre-costituito, sapeva inserire tutte le proposte significative emerse dai vari assi tematici, stavolta l’assenza di un vero lavoro preparatorio (affidato a due o tre persone di buona volontà ma non in grado di riassumere la complessità del FSM) e i numerosi attriti e scontri tra le forze del Maghreb-Mashrek che operano nelle zone di guerra o con fortissime tensioni, hanno ridotto la AMS a luogo di scontro tra slogan, con ripetute contestazioni agli oratori/trici (la maggior parte dei quali non si è manco potuta ascoltare, non essendoci neanche traduzioni efficaci e con gran parte dei discorsi e degli slogan in arabo) e anche una bagarre finale tra una parte della delegazione marocchina, che contestava le modalità di organizzazione dell’AMS e di produzione del documento conclusivo, e Mimoun Rahmani, di Attac Marocco e del CADTM (Comitato per l’annullamento del debito del Terzo mondo, la struttura più impegnata nell’AMS), principale organizzatore dell’Assemblea. Al di là dell’AMS, sono usciti vari appuntamenti tematici e delle varie coalizioni, che verranno riportati nei documenti delle Assemblee di convergenza; ma nell’insieme un solo appuntamento davvero sentito e propagandato, anche se non da tutte le coalizioni e Reti: e cioè la contestazione alla prossima edizione del WTO (l’Organizzazione Mondiale del Commercio, OMC), l’organismo contro cui a Seattle il nascente movimento altermondialista ebbe il suo battesimo eclatante a dicembre del 1999; edizione che si svolgerà dal 3 al 6 dicembre a Bali, in Indonesia. Per quel che riguarda l’Europa, invece, è stata fatta una discreta propaganda a quello che per molti/e sarà l’appuntamento centrale, l’Alter Summit ad Atene dal 7 al 9 giugno. Infine, molto consenso ha raccolto la proposta tunisina e maghrebina di far svolgere anche il prossimo FSM nella zona, con proposte che vanno per il momento dalla stessa Tunisia, all’Egitto, al Marocco; mentre i palestinesi vorrebbero fare la seconda edizione del Forum Mondiale Palestina in Europa. Ma, come già nel precedente FSM a Dakar nel 2011, è venuta di fatto a mancare quella Assemblea delle Assemblee che, come italiani/e della Rete del FSM presenti nel CI, contribuimmo non poco a far varare a Belem e che ebbe il merito di trovare una soluzione all’esigenza di presentare un quadro completo del Forum, attraverso una Assemblea finale in cui tutte le Assemblee tematiche ebbero cinque minuti per esporre le proprie conclusioni, poi sintetizzate in un documento unico ove si elencavano le iniziative comuni per i due anni successivi e quelle specifiche delle varie Reti. La soluzione scelta invece a Tunisi, soprattutto per demerito di quella parte del CI che fa riferimento al gruppo “storico” di intellettuali brasiliani, è stata quella di evitare l’Assemblea delle Assemblee, dando la possibilità –  purtroppo, e prevedibilmente, inutile e confusa – alle varie Assemblee di convergenza di esporre le proprie conclusioni in piazza, poco prima della partenza del corteo per la Palestina, davanti ad un pubblico distratto e itinerante che si aggirava nella zona centrale di Tunisi.

I Cobas a Tunisi

La nostra delegazione, per varie vicende personali o di altri impegni politici sopravvenuti in extremis, si è dimezzata rispetto alle intenzioni originarie. Questa riduzione ci ha impedito di seguire tutto ciò che ritenevamo interessante ma non ci ha limitato sulle questioni che ci stavano più a cuore, richiedendo la nostra presenza. Fermo restando che il nostro obiettivo principale è stato quello di aiutare le lotte e il processo rivoluzionario tunisino e maghrebino, abbiamo innanzitutto lavorato affinché la Rete Italiana del FSM mettesse in evidenza la ritrovata (in contro-tendenza rispetto alle altre delegazioni nazionali europee o latinoamericane) volontà unitaria, almeno a questo livello. Abbiamo fatto e portato (insieme ad altri/e) lo striscione iniziale degli italiani nei due cortei, ovviamente accompagnandolo con le nostre bandiere le quali, anche per assenza delle altre, hanno ricevuto molta visibilità nello spezzone italiano. Siamo stati attivi/e ai lavori delle reti palestinesi, dei migranti (seppur con qualche difficoltà nell’Assemblea finale), delle Grandi Opere, dell’istruzione, delle telecomunicazioni e call center, oltre che, nella prima parte, ai lavori del Consiglio Internazionale. Abbiamo organizzato i due incontri degli italiani, insieme alle principali forze della rete Italiana FSM, il giorno di inizio e quello di fine Forum per coloro che negli ultimi tempi hanno partecipato ai lavori del CI. Abbiamo stretto ulteriori rapporti per quel che riguarda scuola e telecomunicazioni, con altre strutture sindacali e sociali. Un report specifico sul lavoro fatto con la rete Grandi Opere Inutili e Imposte e con quella delle telecomunicazioni verrà inviato a parte.

La delegazione COBAS al FSM di Tunisi

18 dicembre al megaC.A.R.A. di Mineo

Il 18 dicembre, giornata promossa dal Forum Sociale Mondiale di Dakar (www.globalmigrantsaction.org ), in tutto il mondo si manifesterà affinchè ogni cittadino/a del pianeta  possa decidere liberamente dove e come costruire il proprio futuro.

   Vogliamo costruire per il 18 una mobilitazione regionale fra tutte le realtà di base che lottano contro il razzismo, le guerre e la militarizzazione della nostra isola.

  Vogliamo che le migliaia di richiedenti asilo, da mesi “ospitati” nel Cara più grande d’Europa, siano riconosciuti come soggetti umani  in cerca di un futuro migliore , non trattati come oggetti  parcheggiati a tempo indefinito per favorire il business della pseudo accoglienza.

  Vogliamo che la Sicilia non sia più considerata , oltre che pattumiera di rifiuti, una polveriera di ordigni di morte e di micidiali basi militari Usa-Nato ( dal potenziamento di Sigonella alla costruzione del MUOS a Niscemi).

  Vogliamo che si taglino le crescenti spese militari (20 miliardi e mezzo quest’anno) per nuove guerre coloniali in  alternativa ai criminali tagli alle spese sociali.

  Vogliamo che, anziché dilapidare ingenti risorse pubbliche, in epoca di finanziarie lacrime e sangue per salvare il capitale finanziario ed il debito delle banche, si chiudano tutti i centri di detenzione dei migranti e si costruiscano reali percorsi d’inserimento sociale dei richiedenti asilo.

   Vogliamo che sia garantita la libera circolazione e la regolarizzazione di tutti/e i/le migranti, sostenendo le mobilitazioni in corso a Catania ed in Sicilia contro la sanatoria truffa del settembre 2009

 

LAVORO, DIRITTI, LIBERTA’

MAI  PIU’ CLANDESTINI, MA CITTADINI !

 

Domenica 18  di fronte al villaggio degli aranci di Mineo

alle ore 11 incontro regionale delle realtà promotrici della giornata

dalle ore 14 Meeting interetnico con musica , danze, distribuzione di vestiti ,dizionari ed interventi per costruire insieme le future mobilitazioni contro il razzismo e le basi di guerra

 per la smilitarizzazione della Sicilia

CHIUDERE IL VILLAGGIO DELLA  “SOLIDARIETA’” E’ POSSIBILE

E PER I MIGRANTI E’ NECESSARIO!

Promotori: Rete Antirazzista Catanese, Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella, LILA, Cobas, Collettivo Red Militant(Ct), Cobas antirazzista(Pa), Forum Antirazzista Palermo

contatti e biglietti per il pulman da Palermo: Fausta Ferruzza – 347 113 4486

Info-adesioni e modifiche entro mercoledì sera: alfteresa@libero.it

No alle deportazioni dei migranti! No alle navi-prigione!

Presidio-Assemblea Cittadina, Lunedì 26 ore 17 

via Crispi all’ingresso del Molo Santa Lucia del porto di Palermo

Domenica  25 Settembre un bel corteo di circa trecento persone con ampia partecipazione di tutte le realtà antirazziste cittadine ha manifestato la sua indignazione-denuncia verso il razzismo istituzionale e la sua solidarietà ai  migranti tunisini provenienti da Lampedusa letteralmente ed iniquamente detenuti su navi-Cie ancorate al porto di Palermo.

Il concentramento inizialmente previsto al molo Santa Lucia dov’era sino al giorno prima ancorata la Moby Fantasy, grottesco carcere acquatico decorato da personaggi dei cartoons, è stato spostato all’ingresso del porto, all’altezza di via Amari perché le navi, già protette da transenne ed abbondanza di blindati delle forze dell’ordine, sono state allontanate, in modo, evidentemente, da rendere del tutto impossibile la comunicazione con l’esterno: niente riprese e fotografie da parte della stampa, niente saluti scambiati da lontano e lampeggiamenti coi cellulari come quelli che i migranti ci avevano regalato al presidio di Venerdì sera. L’isolamento è totale. Proprio per questo e per visibilità verso la cittadinanza ci si è spostati in corteo da via Crispi ai cantieri navali, dove si trova l’unico ingresso al molo nord a cui è ancorata una delle navi. Impeditoci l’accesso, il corteo è tornato al punto di partenza, da dove un gruppo è riuscito ad entrare al porto, mentre un altro è rimasto tagliato fuori dalla chiusura dei cancelli. All’interno, il primo gruppo, che intendeva proseguire in direzione della nave ai cantieri è stato bloccato da un consistente schieramento di agenti in tenuta anti-sommossa, ed è dovuto uscire.

Perché nessuno può vedere i migranti? Chi può testimoniare le condizioni in cui sono tenute queste persone?  E cosa hanno fatto per essere detenute? La reticenza delle istituzioni alle domande degli antirazzisti deriva probabilmente anche dal fatto che in questo come in altri casi si stanno palesemente violando  le stesse leggi in materia di immigrazione, già pure fortemente restrittive e repressive.

Di contro i migranti vengono criminalizzati per il solo fatto di non avere con sé un documento alla frontiera, sono “eroi della rivoluzione dei gelsomini” finché restano oltremare, clandestini se scappano in Italia, tacciati di essere delinquenti se qualcuno di loro osa ribellarsi alle condizioni inumane in cui vengono trattenuti ben oltre i termini legali a Lampedusa.

Da queste navi dallo status giuridico quanto meno fantasioso, usate per caricare e scaricare come pacchi i migranti provenienti dall’aeroporto di Trapani e destinati a quello di Punta Rais, sono effettuati rimpatri sommari di massa, in mancanza di notifiche del decreto di espulsione, è negato qualsiasi accesso all’assistenza legale, è negato il diritto di richiedere l’asilo politico e/o umanitario.

Perché vengano rispettati i diritti di questi migranti, ed i diritti di tutti i migranti. Per la fine delle gestioni emergenziali come grimaldello all’erosione dei diritti. Per la libertà di spostamento ed una politica di  vera accoglienza.

E’ indetta un’ASSEMBLEA CITTADINA Lunedì 26 Settembre alle ore 17.00 in via Crispi all’ingresso del Molo Santa Lucia del porto di Palermo

          COMITATO ANTIRAZZISTA COBAS————————————————————————————————————————–

Così facevan…

Come molti di voi sapranno, nella nostra regione (e in molte altre) c’è un C.I.E. (Centro di Identificazione ed Espulsione).

Non finisci in uno di questi centri per qualcosa che hai fatto, ma per quello che sei. Sei clandestino, tanto basta. Sinistra somiglianza con i lager di una Germania non tanto democratica che, 70 anni fa, privava sistematicamente della cittadinanza ebrei e zingari, ne faceva parassiti indesiderati, e poi come tali li faceva morire.

Ora, i C.I.E. hanno questo nome relativamente da poco, da quando Maroni ha allungato la permanenza dei cosiddetti ospiti di questi centri da 2 a 6 mesi. Prima si chiamavano C.P.T, Centri di Permanenza Temporanea, ma all’interno c’erano gli stessi reclusi, sempre per la stessa ragione (la mancanza dei documenti in regola) e sempre con la stessa prospettiva:

subire angherie dagli aguzzini (militari, forze dell’ordine al completo e crocerossini o comunque dipendenti di qualche organizzazione che si definisce così caritatevole da poter guadagnare sulla loro pelle) fino al rimpatrio nel paese dal quale erano fuggiti per guerre, povertà, mancanza di libertà e comunque nella speranza di una vita migliore.

Ciò che molti non sanno, ciò che molti hanno dimenticato, è che tutta la sinistra ha votato a favore della legge Turco-Napolitano che ha istituito i Centri di Permanenza Temporanea, che ora si chiamano CIE.

Anche Rifondazione Comunista e i Verdi hanno contribuito alla costruzione di quei lager la cui esistenza oggi pare indignare coloro che ne facevano parte.

E per far ripartire il carrozzone di una sinistra ecologica in libertà, tentano di cavalcare le proteste (vedi Brescia) tingendo le loro sbiadite bandiere nel sangue di chi cerca di evadere dalle gabbie costruite da ecologisti e rifondaroli.

Ma chi erano i deputati di Rifondazione Comunista e dei Verdi in quel lontano 1997?

Eccoli.

VOTAZIONE NOMINALE DEL DDL n. 3240 – DISCIPLINA DELL’IMMIGRAZIONE E NORME SULLA

CONDIZIONE DELLO STRANIERO (in relazione alla creazione dei CPT) seduta del 19/11/1997 presieduta da VIOLANTE LUCIANO

 

Rifondazione Comunista:

BOGHETTA UGO – Favorevole

BONATO FRANCESCO – Favorevole

DE CESARIS WALTER – Favorevole

GIORDANO FRANCESCO – Favorevole

LENTI MARIA – Favorevole

MALENTACCHI GIORGIO – Favorevole

MANTOVANI RAMON – Favorevole

NARDINI MARIA CELESTE – Favorevole

PISAPIA GIULIANO – Favorevole

ROSSI EDO – Favorevole

VALPIANA TIZIANA – Favorevole

VENDOLA NICHI – Favorevole

 

Verdi:

BOATO MARCO – Favorevole

CENTO PAOLO – Favorevole

DE BENETTI LINO – Favorevole

GALLETTI PAOLO – Favorevole

GARDIOL GIORGIO – Favorevole

LECCESE VITO – Favorevole

PROCACCI ANNAMARIA – Favorevole

SCALIA MASSIMO – Favorevole

TURRONI SAURO – Favorevole

Quelli che tra questi figuri non son stati inghiottiti dal loro nulla, si aggirano per i palcoscenici politici, con ruoli anche di primissimo piano, paladini di democrazia e moralità.

A voi, individuare chi. Un indizio: uno di loro potrebbe essere l’attuale governatore di regione che, purtroppo, ha sul suo territorio due C.I.E., uno a Brindisi e uno a Bari. Nell’ultima settimana, nel primo ci son stati diversi tentativi di fuga, nel secondo i reclusi hanno messo in atto uno sciopero della fame per lamentarsi delle condizioni disumane cui sono sottoposti e per attirare un po’ di attenzione sulla loro disperazione.

E vi diamo questa notizia in anteprima. Non la troverete su nessuno dei tanti giornali che ogni giorno s’indignano per i pericoli che la nostra democratica Costituzione sta correndo, o per il fango e il discredito gettato da qualche losco personaggio sulla Repubblica Italiana, di cui ci accingiamo a festeggiare i 150 anni.

Ma il problema qual è?

Berlusconi o una democrazia che, prima e dopo di lui, prevede nel suo corpus giuridico un lager?

Lager che non è un’anomalia riformabile o umanizzabile, ma piuttosto una figura centrale, uno snodo fondamentale per lo sfruttamento, il controllo e la disciplina di cui, da sempre, i politici di destra e sinistra si son fatti carico.

Compito che continueranno se non verranno cacciati una volta per tutte.

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COBAS CONFEDERAZIONE COMITATI DI BASE         LABORATORIO ZETA


Sportello di consulenza e mediazione  per migranti e rifugiati.

Questo mondo ci chiama sempre a scegliere, a schierarci e a prendere parte ai problemi, a portare avanti le battaglie di sempre per i diritti e la libertà di scelta, per il reddito, il lavoro, la casa, il diritto all’istruzione e alla salute, la difesa della nostra terra. Ma la complessità di questa società, ormai profondamente multietnica e globalizzata, ci pone nuove sfide: quelle del pluralismo, dell’integrazione e della convivenza tra donne e uomini di sguardi diversi. Da diversi anni, un gruppo di militanti opera all’interno della Confederazione Cobas nella convinzione che la lotta per il riconoscimento dei diritti delle donne e degli uomini migranti presenti in questo paese sia una chiave di volta essenziale per leggere e comprendere il nostro mondo e per sostenere tutti i fronti di lotta storici in cui il movimento è impegnato. Non un intervento settoriale, dunque, ma una prospettiva nuova per rilanciare la battaglia per i diritti in una prospettiva cosmopolita.

Per questo il Comitato Antirazzista Cobas, in collaborazione con il Laboratorio Zeta, sulle spalle di militanti e volontari,  ha nuovamente deciso  rilanciare lo Sportello di consulenza e mediazione  per migranti e rifugiati.

 

L’obiettivo è  chiaro e ambizioso:

la tutela delle donne e degli uomini migranti, indipendentemente dal luogo di provenienza e dalla condizione giuridica, nell’inserimento sociale, formativo e lavorativo della nostra Regione e nel nostro Paese. Questo obiettivo ci porta a confrontarci non solo con gli stereotipi razziali di una società intrisa di intolleranza, ma con le difficili condizioni delle donne, con la criminalità organizzata che lucra sulle disgrazie di molti migranti, approfittando dei vuoti normativi o delle leggi-truffa di questo governo. Il progetto è aperto a tutti/e, nella convinzione che solo una significativa e trasversale partecipazione può raggiungere l’obiettivo proposto e affrontare le contraddizioni che pone.

Chiunque volesse dare il proprio contributo è, sin da subito,  benvenuto/a.

Lo Sportello opera attraverso personale volontario e organizza le seguenti attività:

–        consulenza legale, amministrativa, fiscale, in base alle leggi regionali, nazionali e comunitarie;

–        mediazione linguistica e interculturale e alfabetizzazione primaria.

–        centro di documentazione e inchieste sulle culture migranti

–        creazione di reti territoriali con le comunità migranti per l’organizzazione di feste, dibattiti e momenti di incontro e socializzazione.

–        Il Comitato intende contribuire alla tutela della libera espressione di tutti i soggetti che vi si rivolgono, contro ogni forma di oppressione e sfruttamento, promuovendo momenti di scambio culturale e  linguistico per favorire l’integrazione, la cultura del rispetto e del dialogo.

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Giovedi 4 nov. Seminario Lingua come luogo di incontro (a cura di Italieni) Scienze politiche – aula 1

Lunedi 15 Riunione  generale  Sportelli Migranti h. 17.30 allo Zetalab (da confermare)

Sabato 20 Riunione generale Movimenti Antirazzisti siciliani – a CL – h.10.30

Giovedi 25 Evento-Proiezione “Sangue verde” – da confemare

N.B. Sportello Migranti Cobas – FrontOffice Tutti i MARTEDI dalle 21.00 alle 23.00 presso ZetaLab (noi ci si vede alle 20.00)

– BackOffice Tutte le mattine Sede Cobas dalle 9.30

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1° maggio a Cassibile

1° maggio a Cassibile c/o istituto comprensivo “Falcone Borsellino”, via Nazionale -ore 18,30 diffusione musicale e animazione con gruppo di Capoeira -ore 20 proiezione del film “La terra (E)Strema” interverranno gli autori Enrico Montalbano ed Angela Giardina, segue dibattito sul lavoro migrante -ore 21,30 cibi, musica, danze, banchetti informativi, esposizione di prodotti biologici, concerto con i RobaSicula , Davide di Rosolini… Dopo i terribili giorni di Rosarno quest’anno vogliamo costruire una campagna di rilievo nazionale a difesa dei diritti dei migranti stagionali supersfruttati nella nostra isola, perché pensiamo che la cancellazione
dei diritti dei migranti abbia aperto ed aprirà di più il varco ad un attacco frontale ai diritti di tutti i lavoratori. La recente approvazione al Senato del “collegato lavoro” dimostra la reale volontà padronale di demolire ogni diritto del lavoro, facilitando i licenziamenti con l’annullamento nei fatti dell’ art.18 dello Statuto dei lavoratori. Da anni centinaia di migranti vengono a Cassibile, soprattutto durante la stagione di raccolta delle patate (aprile/giugno), per essere sfruttati in condizioni neoschiaviste da un padronato che, grazie all’evasione contributiva, ai bassi salari ed alle condizioni disumane di lavoro, si arricchisce indistrurbato grazie all’intermediazione dei caporali ed all’inefficacia, o peggio, assenza delle istituzioni preposte e dei sindacati concertativi. Da anni a Cassibile ci si preoccupa esclusivamente di contenere la visibilità dei migranti in paese, quando tornano dal lavoro, anche se contribuiscono alla crescita economica dell’intera zona. Da anni si aspettano le ultime settimane per provvedere ad un’accoglienza, sempre d’emergenza, (addirittura l’anno scorso neanche quella), ma solo per 130 migranti “regolari”; una regolarità pretesa per offrire loro un posto letto, ma ignorata quando si tratta delle garanzie contrattuali e delle tutele sindacali. E’ drammatico che ciò si ripeta in una terra dove 42 anni fa ci furono eroiche lotte bracciantili, che riuscirono a debellare a livello nazionale le piaghe delle gabbie salariali e del caporalato. Negli stessi anni in questo territorio ha operato il centro Giovanni Paolo II, gestito dall’Alma Mater, che, dopo essere stato oggetto di vicende giudiziarie, è stato chiuso “a causa di gravi inadempimenti”; da un’inchiesta in corso emerge anche l’enorme truffa da parte di un’associazione di avvocati, che gestiva l’assistenza legale all’interno del Centro di detenzione a danno di centinaia di richiedenti asilo, a cui era stato fatto credere di avere un ricorso pendente in tribunale, ma che invece adesso si ritrovano irregolari ed a rischio d’espulsione. Oltre allo sfruttamento ed alla mancata accoglienza, i migranti sono anche vittime di sempre più frequenti raggiri attraverso le false regolarizzazioni, i falsi contratti di lavoro, i falsi permessi di soggiorno, pagati migliaia di euro a soggetti poi scomparsi nel nulla. A Cassibile come a Rosarno la maggioranza dei migranti sono in regola con il permesso di soggiorno (rifugiati, richiedenti asilo, in attesa di rinnovo del permesso di soggiorno, da poco licenziati, alla ricerca di nuova occupazione), ma questa maggioranza con il passare del tempo viene spinta verso l’ irregolarità (grazie a vergognose leggi razziali come la Bossi-Fini ed il recente “pacchetto sicurezza”), se non dimostra di aver versato i contributi. Per invertire questa micidiale tendenza rivendichiamo l’ottenimento del permesso di soggiorno per chi denuncia chi sfrutta il lavoro nero, applicando in senso estensivo i contenuti della direttiva europea n.52 del 18/6/’09, per favorire sempre più canali di regolarizzazione per tutti i migranti. Il principio di “Uguale salario per uguale lavoro” o diventa la bussoladell’ associazionismo antirazzista e del sindacalismo conflittuale o la differenziazione etnica dei salari può innescare fratricide guerre fra poveri, contrapponendo lavoratori italiani ai migranti e fra gli stessi migranti di diverse nazionalità, soprattutto in una regione come la nostra dove, in presenza di una devastante crisi economica, si sta progressivamente smantellando l’apparato produttivo (dalla Fiat di Termini alla zona industriale di Siracusa).Vogliamo e possiamo dimostrare, in questo 1° maggio, che si può combattere il lavoro nero in agricoltura e non solo, senza criminalizzare le vittime e con la loro partecipazione vogliamo contrastare chi si arricchisce con la piaga del caporalato e la consolidata rete di complicità. La lezione di civiltà, dataci dai migranti in rivolta contro i poteri criminali a Castelvorturno ed a Rosarno, deve incoraggiare la costruzione di una nuova stagione di lotta per i diritti di tutti/e i/le lavoratori/rici, che veda i migranti come protagonisti della costruzione del proprio/nostro futuro, libero dal razzismo e dallo sfruttamento. La storia siciliana ce l’ha insegnato: emigrare non è reato! Mai più clandestini, ma cittadini !

Coordinamento per un 1° maggio migrante a Cassibile promotori:Rete Antirazzista catanese, Confederazione Cobas (Sr, Ct),Arci SR- Ct- Me, Cpo Experia (Ct), , Laboratorio Zeta(Pa), padre CarloD’Antoni,, Associazione Siqillyàh(Ct), GAS Tapallara (Ct). hanno aderito: Siracusa Libera, Federazione della Sinistra (Prc-PdciSr,Ct), Associazione Attinkitè(Modica) ,Laici missionari comboniani(Pa), Sinistra Ecologia Libertà(Sr),Open Mind glbt(Ct)

info-adesioni@alfteresa@libero.it

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Ed ecco l’elenco degli scioperi promossi dai Cobas e delle manifestazioni ed iniziative da noi promosse o a cui comunque partecipiamo per il 1° marzo migrante:

ROMA   Manifestazione a P.Esquilino dalle 13 alle 17

TRIESTE   Sciopero generale di tutte le categorie del privato e del
pubblico
ore 10.30 a Piazza Cavana performances, musica e controinformazione

ore 17 manifestazione da P.Ponterosso

FIRENZE   Sciopero di tutte le categorie del Lavoro privato (escluso trasporti

e telecomunicazioni) e del Pubblico impiego (escluso la scuola)

alle ore 17 manifestazione da P.zza dei Ciompi a P.zza ss.Annunziata dove

si terranno spettacoli teatrali, musica e interventi.

PISA   sciopero di tutte le categorie del Lavoro privato (tranne trasporti e

telecomunicazioni)

alle 10 corteo dal Comune alla Prefettura

PISTOIA   sciopero di tutte le categorie del Lavoro privato (tranne come sopra)

alle ore 20 cena e concerto allo Spazio liberato ex-Breda.

LUCCA  sciopero di tutte le categorie del Lavoro privato (tranne come sopra)

alle ore 10 presidio P.Ricasoli (Stazione Ferroviaria)
ore 16 corteo dalla Stazione alla Prefettura

MASSA CARRARA sciopero di tutte le categorie del Lavoro Privato (tranne c.s.)

alle 16 manifestazione a P.dei Partigiani
EMPOLI  sciopero di tutte le categorie del Lavoro privato (tranne c.s.)

alle ore 15 presidio con festa in P.zza della Vittoria

AREZZO  sciopero di tutte le categorie del Lavoro privato (tranne c.s.)
ore 19 P.G.Monaco dibattiti e concerti
LIVORNO   sciopero di tutte le categorie del Lavoro privato (tranne c.s.)

ore 16.30 presidio a Piazza Grande

SIENA dalle ore 16 presidio, interventi, musica e cibo a P.Salimbeni

VENEZIA- MESTRE  ore 17 a P.Ferreto “Una giornata con noi” con musiche,
balli e cibo dal mondo
PADOVA  ore 10-19 piazza tematica davanti alla Prefettura con parole, musiche

arti, costumi e cibo dal mondo
PORDENONE dalle 15 a P.XX Settembre animazione, musica, giochi e

microfono aperto

TORINO alle ore 17 presidio Stazione Porta Nuova

BRESCIA dalle ore 10 alle 14 manifestazione a P.Loggia

PERUGIA  ore 14.30 manifestazione a P.Italia

NAPOLI ore 9.30 corteo da P.Garibaldi a P.Plebiscito

PALERMO ore 16 corteo da P.Bologni alla Prefettura

CATANIA ore 18.30 presidio in P.Etnea e delegazione in Prefettura

SIRACUSA ore 9 corteo dal Campo scuola Di Natale

 PESCARA ore 20.30 Assemblea migrante in sede Cobas

In molte scuole di tante città italiane si svolgerà la didattica
alternativa sul tema del lavoro e delle condizioni di vita dei migranti

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 In Italia non esiste ancora il “reato di solidarietà”. Giù le mani da Padre Carlo D’Antoni!

Quasi due settimane sono passate da quel 9 febbraio in cui padre Carlo D’Antoni, parroco della Chiesa di Bosco Minniti (SR) insieme ad altre otto persone è stato posto agli arresti domiciliari, accusato dal Gip del Tribunale di Catania di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’illecita permanenza, falso ideologico in atto pubblico e false dichiarazioni a Pubblico Ufficiale. E’ a nostro parere un pesante segnale che viene inviato a tutti coloro che – come padre Carlo fa in prima persona da anni – continuano concretamente a fornire assistenza ed accoglienza a quei migranti che hanno come unica colpa il non avere un documento, o il non averlo ancora perfettamente a posto. Quanti sanno che per fare domanda di asilo il richiedente deve eleggere domicilio? Ma come può una persona appena arrivata, che non conosce nessuno, che non parla la lingua, dimostrare di avere un alloggio a disposizione? Ecco allora che centri di accoglienza, centri sociali e parrocchie come quella di Boscominniti si attivano per offrire un tetto, un pasto caldo, e una dichiarazione di ospitalità, primo passo indispensabile per poter accedere alla procedura. Passato il primo periodo, la persona prova a rendersi autonoma, e magari si sposta per cercare lavoro: mantiene però un contatto con la parrocchia, con il centro che l’ha accolto e ospitato, punto di riferimento sul territorio, che consente di diminuire il fenomeno dell’irreperibilità dei richiedenti asilo.
Ecco quindi i pericolosi reati di cui è indagato padre Carlo, e che lo costringono ai domiciliari da due settimane, come un pericoloso criminale: aver dichiarato l’ospitalità per chi – in fuga da guerre e persecuzioni – ha trovato nella parrocchia di Boscominniti un rifugio, e aver rifocillato e accolto molti di loro, aiutandoli a districarsi nelle pratiche burocratiche.
Sappiamo che il soccorso e l’assistenza umanitaria senza scopo di lucro degli immigrati anche in situazioni di irregolarità non sono ancora reato in questo paese, neppure dopo il pacchetto sicurezza. Chiediamo quindi che padre Carlo sia liberato, che la sua situazione sia chiarita al più presto e che possa tornare a svolgere la sua preziosa opera di solidarietà presso la sua parrocchia!

Annamaria Rivera (Università di Bari), Eugenio Melandri (Chiama l’Africa), Maria Immacolata Macioti (Università La Sapienza, Roma) Alessia Montuori (Senzaconfine, Roma), Iuri Carlucci (Ass. Azad-per la libertà del popolo kurdo), Shabir Mohamed (Ass. lavoratori pakistani in Italia), Renato Sarti (Teatro della Cooperativa, Milano), Sarah Di Giglio e Caroline Chamolt (Senzaconfine, Roma), Salvatore Palidda (Università di Genova), Nella Ginatempo, Vincenzo Miliucci, Confederazione Cobas, Domenico Lucano (sindaco di Riace), Chiara Sasso (coordinamento Rete dei Comuni Solidali), Alfonso Di Stefano (Rete antirazzista catanese), Ines Bartoletti (Novafeltria, RN), Fausto Pellegrini (Rainews24), Anna Brambilla (Senzaconfine, Milano), Simonetta Crisci (avvocata, Roma), Matilde Di Giovanni (Avvocata, Siracusa), Angela Bellei (Ass. Azad-per la libertà del popolo kurdo), Maria Grazia Rattin (Trento), Danilo Mancosu e Antonello Pabis (Associazione Sarda Contro l’Emarginazione), Alfonso Perrotta (Roma), Germana Monaldi (Senzaconfine, Roma), coordinamento nazionale Primo marzo 2010, Stefania Ragusa (giornalista, Milano), Corrado Ferulli (Milano), Emilio Rossi (CIAC, Parma), Giampaola Bellini (Roma), Simona Ferlini (Provincia di Bologna, Università di Bologna), Giovanni Serreli (Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea, CNR, Cagliari), Grazia Naletto (Lunaria, Roma), Stefano Galieni (Resp. nazionale immigrazione Prc), Patrizia Fucci (Roma), Nelly Bocchi (Casa delle donne “Dove comincia il giorno” Fidenza – PR), Marco Gaibazzi (ass. Jambo, Fidenza PR),  Fabio Testasecca (Roma), Alessandro Bresci (ingegnere), Tiziana Caparesi (Associazione Il Seme), Daniele Barbieri(Scimmie verdi, Imola), Attilio Alioli (Shiatsu Do Onlus), Mimmo Lombezzi (gionalista, Milano), Giovanni Michelon (Padova), OUTIS – Centro Nazionale di Drammaturgia Contemporanea (Milano), Giovanni Busetto (Ponte in Valtellina – SO), Livia Grossi, Giuseppe Casarrubea (storico), Daria Pozzi (ATTAC), Daniele Biacchessi (giornalista), Paolo Limonta (maestro elementare, Milano), Elena Allegretti (Centro Interculturale Nawras), Abdoulaye Diene, Todo Cambia (Milano), Luigia Sommo, Simona Ferrari, Veronica Mensi (Teatro della Cooperativa – Milano), Davide Benetti, Silvia Torneri (Centro Interculturale Trama di Terre), Luca Manganella, Luciano Muhlbauer (consigliere regionale della Lombradia, PRC), Giovanna Tosi (Milano), Marco lupo Gingardi (Milano); Riccardo Orioles- giornalista, Giovanni Maiolo (Caulonia-Rc), Davide Ficarra- Prc (Pa), Teresa Modafferi-Cobas scuola(Ct), Massimiliano Perna e la redazione de ilmegafono.org, Fabio Guarnaccia (SR), Renato Franzitta (Confederazione COBAS della Sicilia), Rosario Patanè (Liberacittadinanza, Acireale CT), circolo Nelson Mandela (Trezzano sul Naviglio – MI), Daniele Abbado, Citto Leotta (Liberacittadinanza, Acireale – CT), Daniela Antoni (CobasScuola Trieste), Andrea Tuvè, Christian Bonatesta, Maria Claudia Aiello (Catania), Vincenzo Dato, Francesco Di Martino (Noto – SR), Clara De Luca, Andrea La Monica, Donatella Perfetti (Perugia – solidarietà con il popolo curdo), Mariangela Pizzo (Messina), Adriana Piazza (SR), Simona e Stefano (RadioArchimede, Siracusa), Barbara Grimaudo (cittadini Invisibili? No, grazie! – Palermo)

Per adesioni: senzaconfine@libero.it

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DONNE E UOMINI MIGRANTI, LAVORATORI E STUDENTI,ITALIANI/E ANTIRAZZISTI/E!

LUNEDÌ 1° MARZO in Italia, in Francia, in Europa

Milioni di persone migranti vivono in Italia e in Europa. Cosa succede se un giorno decidono di fermarsi, di non andare al lavoro, a scuola, a comprare nei supermercati?

Una giornata di mobilitazioni per dire a tutti che:

— immigrare non può essere un reato

— i migranti non sono pericolosi parassiti o solo braccia da sfruttare nel lavoro

— il permesso di soggiorno legato al lavoro rende precaria e sempre sotto ricatto la vita dei migranti

— la discriminazione e la precarietà dei cittadini e lavoratori migranti rendono precari anche i diritti e la sicurezza dei cittadini e lavoratori italiani

— la differenziazione etnica dei salari innesca fratricide guerre fra poveri

— le donne e gli uomini immigrati, i figli dei migranti, nati o cresciuti in questa terra, sono i nuovi

cittadini, sono lavoratori e lavoratrici, sono alunni e studenti. Sono parte dell’Italia di oggi.

TUTTI/E  INSIEME, MIGRANTI E ITALIANI/E VOGLIAMO DIRE

NO ALLE LEGGI RAZZISTE , AI LICENZIAMENTI E AGLI SFRATTI, ALLA PRECARIETÀ, ALLA PERDITA DEL PERMESSO DI SOGGIORNO, ALLE ESPULSIONI, AI CENTRI DI DETENZIONE (CIE),

PER uguale salario ad uguale lavoro, dare il permesso di soggiorno a chi denuncia chi sfrutta il lavoro in nero, il rispetto dei tempi di legge per il rinnovo dei permessi di soggiorno

Mai più clandestini, ma cittadini!

LUNEDÌ 1° MARZO

—ore 6 partenza del pulmino della Carovana dei diritti da Cassibile, via Nazionale di fronte scuola elementare

—ore 9 corteo cittadino a Siracusa, indetto dal locale comitato 1° marzo, partenza Campo Scuola Di Natale

—ore 17 perfomance ed animazione in piazza Stesicoro (Catania)

—ore 18,30 presidio in via Etnea e delegazione in Prefettura

—ore 20,30 Incontro interetnico in via Capuana 14 (c/o chiesa battista) con cibi, musica,video

Coordinamento catanese per un 1° marzo migrante

promosso da: Rete antirazzista, Collettivo scienze politiche, Officina Rebelde, Prc, Cobas, Open Mind, Arci, Cpo Experia, Rdb, GAPA, Ass. Lavori in corso, PdCI,Gas Tapallara, U cuntu, Co.P.E,adif la bottega dell’arte, Comunità eritrea ,Cooperativa La senegalese, Federazione delle associazioni Mauriziane Italiane

Perché il 1° marzo partiamo da Cassibile?

Dopo la terribile esperienza di pulizia etnica a Rosarno c’è il concreto pericolo, oltre alla lucida volontà di chi ci governa, che questa possa ripetersi in altre realtà agricole meridionali. Da decenni migliaia di migranti (rifugiati, richiedenti asilo, licenziati dalle fabbriche del Nord, con permesso di soggiorno in attesa di rinnovo ed una minoranza non in regola con il permesso di soggiorno) vengono sfruttati in condizioni neoschiaviste nelle campagna catanesi e siracusane, dove in passato si sono condotte eroiche lotte bracciantili contro  il caporalato e le gabbie salariali ( il 2 dicembre ’68 furono uccisi durante le proteste Angelo Sigona di Cassibile e Giuseppe Scibilia di Avola). Da molti anni durante la stagione di raccolta delle patate (aprile/giugno) numerose centinaia di migranti tentano di guadagnarsi onestamente da vivere vendendo le proprie braccia per poche decine di euro ai nuovi caporali, che agiscono quasi sempre indisturbati grazie alla sostanziale latitanza delle istituzioni. Quando s’interviene si colpiscono soprattutto le vittime del lavoro nero, mentre ogni anno è sempre peggio per l’accoglienza dei migranti, di solito un’esigua parte di regolari ( per avere un posto in tenda, non certo per verificare se l’assunzione sia avvenuta nel rispetto delle leggi). Per tutto ciò sosteniamo la richiesta, lanciata dai migranti cacciati da Rosarno ed attualmente accolti a Roma, di estendere la concessione del permesso di soggiorno non solo agli 11 feriti accertati ( bisogna farsi sparare per ottenere temporaneamente un barlume di giustizia), ma a tutti coloro che denunciano gli sfruttatori del lavoro in nero. Alcune decine di migranti, anch’essi cacciati da Rosario, sono già arrivati anche nelle nostre zone.

Quando si sgomberano con la violenza luoghi di solidale socialità come il Laboratorio Zeta a Palermo ed il Centro popolare Experia, quando si decapita la preziosa esperienza  d’accoglienza dei migranti della parrocchia di Boscominniti e si arresta padre Carlo D’Antoni, è evidente la sadica volontà di considerare la immigrazione solo come un problema d’ordine pubblico.In Italia Catania è seconda solo a Napoli nell’indice di penetrazione mafiosa con il 52,4% (rapporto Eurispes 2010), ma secondo gli amministratori locali (responsabili di oltre un miliardo di euro di deficit) ed i lungimiranti tutori dell’ordine è prioritario mettere in stato d’assedio corso Sicilia per perseguire non tanto pericolose bande di spacciatori o di estortori, ma  un centinaio di venditori ambulanti, in maggior parte senegalesi, che vendono vestiario e vari prodotti, di cui alcuni con il marchio contraffatto; inoltre criminalizzando gli irregolari, anziché costruire percorsi di emersione dal lavoro nero, li si spinge nelle mani dei fiorenti poteri criminali. Nessuno vuole giustificare il business dietro questo settore (Gomorra lo documenta efficacemente), ma ci sembra evidente che bisognerebbe risalire alle cause ed individuare a monte la produzione dei marchi contraffatti, ma così si colpirebbero gli interessi della ricca criminalità locale, che ricicla i suoi profitti in tante attività formalmente “regolari”.

 Se è vero che gli effetti devastanti di questa crisi colpiscono tutti i lavoratori, è anche vero che i cittadini migranti risultano i più penalizzati, perché oltre a perdere il lavoro, perdono anche il permesso di soggiorno.Il governo Berlusconi ha stabilito che l’unica emergenza in Italia riguarderebbe la sicurezza. Innescare fratricide “guerre fra poveri” ed alimentare il razzismo può favorire qualche successo elettorale, ma non potrà capovolgere la dura realtà di un padronato che attacca i diritti di tutti i lavoratori e smantella l’apparato produttivo, e di un arrogante sistema di potere, che,  mentre taglia sempre più le spese sociali,aumenta solo quelle militari e  sta dilapidando ingenti risorse pubbliche per militarizzare l’intera società. Di fronte alla brutalità del razzismo ed alla durezza della crisi sta crescendo la consapevolezza che dobbiamo autorganizzarci e costruire una piattaforma di lotta affinché i nostri diritti non siano negati.Per opporci a tutto ciò, dietro l’esempio dei sans papiers francesi, sta crescendo in tutta Europa ed anche in Sicilia la mobilitazione per il 1° marzo “un giorno senza di noi”  

La storia siciliana ce l’ha insegnato, emigrare non è reato !

Comitato catanese per un 1° marzo migrante (3803266160)

www.primomarzo2010.it

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I COBAS ADERISCONO AL PRIMO MARZO DI LOTTA E DI PROTESTA DEI MIGRANTI

 

La rivolta di Rosarno ha drammaticamente portato alla ribalta i perversi ingranaggi dello sfruttamento dei migranti: brutali ricatti per imporre lavoro in nero, paghe miserrime e condizioni di lavoro bestiali, vessazioni e violenze da parte dei “caporali”, ricoveri fatiscenti totalmente privi di servizi igienici, luce ed acqua, nessuna assistenza sanitaria: e il tutto spesso sotto il tallone di ferro della criminalità organizzata.

Da trent’anni a questa parte migliaia e migliaia di immigrati si spostano nel Sud d’Italia seguendo il ritmo delle stagioni e delle colture, manodopera maschile a basso costo su cui si è retta l’agricoltura e buona parte dell’economia del Meridione.

È una realtà di cui tutte le autorità e le strutture istituzionali, a livello locale e nazionale, sono a conoscenza ma su cui nessuno ha mosso un dito, né i governi, passati di centrodestra o di centrosinistra, né le istituzioni politiche locali e nazionali, né gli organismi preposti al controllo.

Quanti padroni e padroncini sono stati puniti, hanno pagato per aver usato manodopera illegale, immigrata e non? Quanti per aver eluso elementari norme di sicurezza che hanno causato la morte di propri dipendenti?

Il Parlamento – adeguandosi alle campagne forcaiole della Lega e della destra più retriva che da vent’anni a questa parte hanno costruito le loro fortune politiche sulla paura e sull’odio rispetto ai migranti e agli “stranieri” – ha varato una legislazione sempre più restrittiva, a partire dalla Turco/Napolitano passando per la Bossi Fini e il recente pacchetto sicurezza, sino alle trovate xenofobe della ministra Gelmini, che vuole limitare la presenza dei bambini stranieri al 30 % in ogni classe.

E mentre Maroni continua a combattere i clandestini invece di combattere il lavoro nero, non si tiene in nessun conto che il nostro sistema economico ha assoluta necessità e reclama milioni di migranti, meglio se irregolari, perché ricattabili e adatti ad essere sfruttati al massimo, salvo poi espellerli dal corpo sociale ad ogni accenno di crisi e additarli come i responsabili del disagio e del degrado imperanti nelle nostre città. Di fronte a questo intollerabile stato delle cose, a noi spetta il compito di avviare una grande stagione di lotte che veda protagonisti i lavoratori/trici migranti a fianco dei lavoratori/trici stanziali contro il lavoro nero, per il rispetto dei diritti economici, politici e sociali di tutti/e, per l’affermazione della dignità di tutti/e, individuando terreni e interessi comuni.

La difesa di tutti gli migranti residenti nel nostro paese non è solo un dovere democratico e umanitario ma anche una necessità: il rispetto dei loro diritti è anche condizione per impedire che vengano usati per indebolire i diritti di tutti gli altri lavoratori/trici.

La Confederazione Cobas aderirà dunque alla giornata di lotta e protesta del Primo Marzo in varie forme, con assemblee sui luoghi di lavoro e nel territorio, iniziative di piazza, carovane dei diritti, sit-in di denuncia presso le sedi degli istituti preposti al rispetto dei diritti del lavoro. Nelle situazioni locali, cittadine o provinciali, ove vi sarà una specifica richiesta da parte di gruppi di migranti, i Cobas convocheranno anche scioperi del lavoro privato e pubblico.

In particolare nella scuola – ove nel lavoro educativo gli insegnanti Cobas sono sempre partiti dal principio dell’uguaglianza dei diritti, del riconoscimento delle culture, del diritto alla libertà di movimento delle persone, contro lo sfruttamento e il razzismo – renderemo concreto questo nostro sostegno intervenendo nel nostro lavoro, nella didattica. Il Primo marzo faremo una didattica alternativa sul tema dei migranti e presenteremo agli studenti espliciti percorsi di intercultura, di storia e critica del razzismo, di approfondimento della storia della colonizzazione e dello sfruttamento del lavoro migrante. Sottolineeremo gli elementi che possano rafforzare percorsi di riconoscimento dell’Altro come persona, come lavoratore e lavoratrice, come studente e studentessa dotati di eguali diritti. Dichiareremo pubblicamente la nostra scelta e renderemo in questo modo tangibile il nostro impegno al fianco e insieme ai migranti in lotta.

 

Per il Lavoro, Per i Diritti, Per l’Istruzione Nessuno È Straniero

 

Confederazione COBAS

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Contro il Lavoro Nero – Per La Regolarizzazione Di Tutti i Lavoratori Immigrati – 1° Marzo Carovana dei Diritti

La rivolta di Rosarno ha drammaticamente portato alla ribalta i perversi ingranaggi del sistema che stanno dietro lo sfruttamento degli immigrati: ricatti costanti per far loro accettare lavoro in nero, paghe miserrime e condizioni di lavoro bestiali,vessazioni da parte dei caporali, ricoveri fatiscenti totalmente privi di servizi igienici, luce ed acqua, nessuna assistenza sanitaria, spesso sotto l’egida della criminalità organizzata.


Da trent’anni a questa parte migliaia e migliaia di immigrati si spostano dalla Calabria alla Campania alla Puglia seguendo il ritmo delle stagioni e delle colture, manodopera maschile a basso costo su cui si è retta l’agricoltura e buona parte dell’economia del meridione.


E’ una realtà di cui tutti sono a conoscenza ma su cui nessuno ha mosso un dito, né i governi, passati di centrodestra o di centrosinistra, né le istituzioni politiche locali e nazionali, né gli organismi preposti al controllo.


Quanti padroni e padroncini sono stati puniti, hanno pagato per aver usato manodopera illegale, immigrata e non? Quanti per aver eluso elementari norme di sicurezza che hanno causato la morte di propri dipendenti?


Il Parlamento – adeguandosi alle campagne forcaiole della Lega e della destra più retriva che da vent’anni a questa parte hanno costruito le loro fortune politiche sulla paura e sull’odio per lo straniero – ha varato una legislazione sempre più restrittiva, a partire dalla Turco/Napolitano passando per la Bossi Fini e il recente pacchetto sicurezza sino alle trovate della Ministra Gelmini, che vuole limitare la presenza dei bambini stranieri al 30 % in ogni classe per non creare “ghetti”.


E mentre Maroni continua a combattere i clandestini invece di combattere il lavoro nero non si tiene in nessun conto che il nostro sistema economico ha reclamato negli anni passati migliaia e migliaia di immigrati, meglio se irregolari, perché ricattabili e buoni da sfruttare al massimo, salvo espellerli dal corpo sociale ad ogni accenno di crisi e additarli come i responsabili del disagio e del degrado imperanti nelle nostre città.


A noi spetta il compito di avviare una grande stagione di lotte che veda protagonisti i lavoratori immigrati a fianco dei lavoratori italiani contro il lavoro nero, per il rispetto dei diritti di tutti, per l’affermazione della dignità di tutti, individuando terreni e interessi comuni.


La difesa di tutti gli immigrati residenti nel nostro paese non è un esercizio di buonismo umanitario ma una necessità: il rispetto dei loro diritti è anche condizione per impedire che vengano usati per indebolire i diritti di tutti gli altri lavoratori

La Confederazione Cobas, la Federazione RdB e SdL Intercategoriale  invitano tutti i lavoratori a promuovere assemblee sui luoghi di lavoro e nel territorio per promuovere il 1° Marzo le

CAROVANE DEI DIRITTI

Mobilitazioni che toccando i luoghi simbolo dello sfruttamento cui sono sottoposti e del degrado in cui sono costretti a vivere centinaia di migliaia di immigrati si concludano con manifestazioni di denuncia presso le sedi degli istituti preposti al contrasto del lavoro nero e alla vigilanza per il rispetto dei diritti.

Per il Lavoro, Per i Diritti Nessuno E’ Straniero

Confederazione Cobas – Federazione RdB – SdL Intercategoriale

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Assemblea nazionale delle realtà migranti ed antirazziste

Comunicato finale

Le drammatiche vicende di Rosarno sono un’espressione dell’offensiva razzista e contro i diritti dei lavoratori in corso nel nostro paese.

L’assemblea solidarizza con le ragioni che hanno spinto gli immigrati di Rosarno a ribellarsi reagendo allo sfruttamento, alla criminialità organizzata e agli attacchi razzisti.

La politica repressiva del Governo colpisce gli immigrati e alimenta xenofobia e razzismo nella nostra società.

Queste vicende rafforzano l’esigenza di costruire una  rete permanente di collegamento tra le diverse realtà di migranti e antirazziste sulla base della piattaforma del 17 Ottobre per rendere più stabile e efficace l’iniziativa.

L’asemblea esprime la necessità di articolare territorialmente le mobilitazioni in solidarietà con gli immigrati di Rosarno, impegnandosi a sviluppare prioritariamente iniziative per la libertà degli immigrati e dei rifugiati provenienti da Rosarno ancora rinchiusi nei CIE di Bari e Crotone affinchè sia loro concesso un permesso di soggiorno per motivi umanitari.

L’assemblea si impegna a sostenerere iniziative e mobilitazioni eventualmente promosse in Calabria, compresa la convocazione di un incontro nazionale da realizzarsi ad Aprile come momento di approfondita riflessione comune.

L’assembela si pronuncia per promuovere una forte  campagna di sensibilizzazione antirazzista a partire dal mese di marzo.

Decidiamo, anche in solidarietà con i migranti francesi promotori dello sciopero del 1° Marzo e raccogliendo lo spirito dei promotori del Comitato 1° Marzo, di indire per quella stessa data una giornata di forte mobilitazione nazionale sulla base della piattaforma del 17 Ottobre e in special modo per la regolarizzazione di tutti gli immigrati e il pieno godimento dei diritti di cittadinanza, riconoscendo il valore politico delle lotte dei migranti in particolar modo quando investono il terreno dei rapporti di lavoro.

Ogni realtà territoriale articolerà l’iniziativa attraverso forme diverse compreso lo sciopero là dove se ne presenti la possibilità concreta a partire dai posti di lavoro.

Sosteniamo inoltre l’esigenza di convocare uno sciopero generale sui temi del lavoro migrante.

Ci adoperiamo fin d’ora ad organizzare dal basso un Convegno le cui modaltà e forme saranno discusse nella prossima assemblea.

L’assemblea Nazionale si riconvoca per il 7 Marzo a Roma.

In preparazione della stessa proponiamo che il gruppo di collegamento si riunisca Sabato 20 Febbraio alle ore 10.30 in Via Giolitti 23, Roma   24 gennaio 2010

L’Assemblea nazionale delle realtà migranti e antirazziste

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Contro il Lavoro Nero – Per La Regolarizzazione Di Tutti i Lavoratori Immigrati – 1° Marzo Carovana dei Diritti

La rivolta di Rosarno ha drammaticamente portato alla ribalta i perversi ingranaggi del sistema che stanno dietro lo sfruttamento degli immigrati: ricatti costanti per far loro accettare lavoro in nero, paghe miserrime e condizioni di lavoro bestiali,vessazioni da parte dei caporali, ricoveri fatiscenti totalmente privi di servizi igienici, luce ed acqua, nessuna assistenza sanitaria, spesso sotto l’egida della criminalità organizzata.
Da trent’anni a questa parte migliaia e migliaia di immigrati si spostano dalla Calabria alla Campania alla Puglia seguendo il ritmo delle stagioni e delle colture, manodopera maschile a basso costo su cui si è retta l’agricoltura e buona parte dell’economia del meridione.
E’ una realtà di cui tutti sono a conoscenza ma su cui nessuno ha mosso un dito, né i governi, passati di centrodestra o di centrosinistra, né le istituzioni politiche locali e nazionali, né gli organismi preposti al controllo.
Quanti padroni e padroncini sono stati puniti, hanno pagato per aver usato manodopera illegale, immigrata e non? Quanti per aver eluso elementari norme di sicurezza che hanno causato la morte di propri dipendenti?
Il Parlamento – adeguandosi alle campagne forcaiole della Lega e della destra più retriva che da vent’anni a questa parte hanno costruito le loro fortune politiche sulla paura e sull’odio per lo straniero – ha varato una legislazione sempre più restrittiva, a partire dalla Turco/Napolitano passando per la Bossi Fini e il recente pacchetto sicurezza sino alle trovate della Ministra Gelmini, che vuole limitare la presenza dei bambini stranieri al 30 % in ogni classe per non creare “ ghetti”.
E mentre Maroni continua a combattere i clandestini invece di combattere il lavoro nero non si tiene in nessun conto che il nostro sistema economico ha reclamato negli anni passati migliaia e migliaia di immigrati, meglio se irregolari, perché ricattabili e buoni da sfruttare al massimo, salvo espellerli dal corpo sociale ad ogni accenno di crisi e additarli come i responsabili del disagio e del degrado imperanti nelle nostre città.
A noi spetta il compito di avviare una grande stagione di lotte che veda protagonisti i lavoratori immigrati a fianco dei lavoratori italiani contro il lavoro nero, per il rispetto dei diritti di tutti, per l’affermazione della dignità di tutti, individuando terreni e interessi comuni.
La difesa di tutti gli immigrati residenti nel nostro paese non è un esercizio di buonismo umanitario ma una necessità: il rispetto dei loro diritti è anche condizione per impedire che vengano usati per indebolire i diritti di tutti gli altri lavoratori.

 

La Confederazione Cobas, la Federazione RdB e SdL Intercategoriale  invitano tutti i lavoratori a promuovere assemblee sui luoghi di lavoro e nel territorio per promuovere il 1° Marzo le

CAROVANE DEI DIRITTI

 

Mobilitazioni che toccando i luoghi simbolo dello sfruttamento cui sono sottoposti e del degrado in cui sono costretti a vivere centinaia di migliaia di immigrati si concludano con manifestazioni di denuncia presso le sedi degli istituti preposti al contrasto del lavoro nero e alla vigilanza per il rispetto dei diritti.

 

Per il Lavoro, Per i Diritti Nessuno E’ Straniero

 

Confederazione Cobas – Federazione RdB – SdL Intercategoriale

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Dopo Rosarno, i migranti di fronte al bivio:

nuove politiche d’accoglienza o pulizia etnica in uno stato di polizia?

 

Premesso che:

  • la presenza dei migranti ed il loro sfruttamento neo-schiavista nelle campagne meridionali ha garantito la sopravvivenza dell’agricoltura
  • la presenza dei migranti, con l’attuale fase di grave crisi economica, sta diventando un comodo pretesto per chi ci governa per innescare fratricide guerre fra poveri, soprattutto nel Sud d’Italia dove la precarietà sta distruggendo il futuro delle nuove generazioni, mentre si continua a smantellare l’apparato produttivo (vedi Fiat a Termini Imprese)
  • la presenza dei migranti in Italia produce il 9,7% del Prodotto Interno Lordo, mentre i migranti presenti, compresi gli irregolari, sono meno di 5 milioni, usufruiscono  per meno dell’8% delle prestazioni Inps. Altro che invasione di disperati: i migranti pagano tasse e versano contributi più di quanto ricevano in servizi, mentre  percepiscono un salario medio  inferiore del 36% rispetto a quello degli italiani.

In questo drammatico contesto o si riesce a rinsaldare i legami di Solidarietà sociale fra gli sfruttati da questo sistema di produzione con una nuova stagione di lotta per i diritti di tutti i lavoratori o si precipita verso la barbarie.

Purtroppo l’attuale politica governativa affronta la questione migrante  solo come un problema di ordine pubblico, a partire dai criminali respingimenti in Libia fino alla pulizia etnica a Rosarno. Anziché  riconoscere la coraggiosa lezione dataci dai migranti africani per essersi ribellati contro la camorra a Castelvolturno ed alla ‘ndrangheta a Rosarno, il ministro leghista Maroni per dare tranquillità ai rosarnesi (non conosceva il dominio delle ‘ndrine locali?) ha deportato tutti i migranti dell’Africa nera, compresi quelli in regola con il permesso di soggiorno.

 

Fermiamo il razzismo e le nuove politiche d’apartheid

 

Anche a Catania da alcuni mesi la situazione degli ambulanti, soprattutto senegalesi, sta progressivamente peggiorando. In una città dove l’abusivismo regna sovrano, dove le cosche mafiose controllano territori e settori centrali dell’economia e non solo, i rappresentanti delle istituzioni stanno scegliendo di risolvere la vertenza degli ambulanti senegalesi per via militare, naturalmente per difendere la sicurezza dei concittadini, gravemente minacciata.

Dopo le riuscite feste delle contaminazioni “Catania città aperta all’accoglienza” in piazza Carlo Alberto e la manifestazione dello scorso 22 dicembre per denunciare il clima di violenza ed abusi nei confronti degli ambulanti, le associazioni antirazziste  catanesi  fanno appello alle comunità migranti a non accettare la politica del bastone per gli irregolari e della carota per i regolari.

La divisione e la contrapposizione fra occupati e precari, fra catanesi e migranti, fra regolari ed irregolari non può che rafforzare il potere di chi ci sfrutta. Perché non si persegue chi produce la merce con i marchi contraffatti? Ha pensato, qualche fautore della criminalizzazione degli irregolari, che così li si spinge verso la ricca ed indisturbata criminalità locale (che forse ha anche interesse nel business della contraffazione dei marchi e che ricicla i suoi profitti in tante attività commerciali formalmente “regolari”)?

Facciamo pertanto appello a tutta la società civile ed ai mezzi di comunicazione a vigilare ed accendere i riflettori su queste ingiustizie, visto che oramai, nell’Italia delle leggi ad personam, anziché combattere la povertà ci si riduce a far la guerra ai poveri, criminalizzando le vittime e lasciando impuniti i carnefici.

Chi ci governa, mentre taglia sempre più le spese sociali, aumenta solo quelle militari e sta dilapidando ingenti risorse pubbliche per militarizzare non solo i confini, ma l’intera società (vedi i violenti sgomberi dei centri occupati Experia a Catania e Laboratorio Zeta a Palermo, luoghi aperti alla socialità ed anche all’accoglienza dei migranti).

La storia siciliana ce l’ha insegnato: emigrare non è reato !

Mai più clandestini, ma cittadini

 

Rete Antirazzista Catanese, Open Mind, Arci, Cobas, Gas Tapallara, Cpo Experia

hanno aderito: PRC , PdCI –(Ct)

DOPO LA PULIZIA ETNICA A ROSARNO, MARONI ESPELLE I “CLANDESTINI”.

Il ministro dell’interno Maroni in una lunga intervista rilasciata domenica 10 gennaio a Sky ha ribadito che tutti gli immigrati trasferiti da Rosarno e Gioia Tauro nei centri di prima accoglienza di Crotone e Bari saranno identificati e, se trovati privi di documenti di soggiorno, verranno espulsi, non si sa se con l’intimazione a lasciare entro cinque giorni il territorio nazionale, di fatto un invito ad una ulteriore clandestinità, ovvero dopo lunghi mesi di internamento nei CIE. Appare infatti improbabile ( diciamo anche per fortuna) che in pochi giorni oltre mille persone di diverse nazionalità, reduci dal pogrom di Rosarno, possano essere riconosciute dalle ambasciate dei paesi di provenienza, dotati di documenti di viaggio ed accompagnate in frontiera. Nella stessa intervista Maroni ha rinnovato l’impegno del governo ad aprire centri di detenzione nelle regioni che ne sono ancora prive, dando poi i numeri dei suoi successi, la drastica riduzione degli sbarchi in Sicilia, e le espulsioni che sarebbero state eseguite dall’Italia negli ultimi due anni. Non entriamo nel merito delle cifre snocciolate dal ministro perché anche a livello internazionale è noto come solo una minima parte dei migranti che fanno ingresso irregolarmente in Italia attraversa il Canale di Sicilia, e di questa minima parte oltre la metà sono donne, minori, richiedenti asilo. Tante di queste persone sono state riconsegnate lo scorso anno al governo libico, o bloccate prima della partenza grazie alla collaborazione dei nostri “agenti di collegamento” dislocati in Libia, una situazione gravemente lesiva dei diritti dell’uomo come documentato pochi mesi fa da Human Rights Watch. Contento il ministro ed in pace la sua coscienza, e quella dei suoi sostenitori, se di questa barbarie vuole andare fiero. Per quanto concerne le cifre delle espulsioni, vorremmo proprio conoscere i documenti analitici dai quali risulterebbero 40.000 espulsioni effettivamente eseguite negli ultimi due anni. Una volta su questi aspetti indagava anche la Corte dei Conti, si vedano le relazioni assai puntuali fino al 2006 che denunciavano sprechi ed inefficienze, e poi gli atti della Commissione De Mistura nel 2007, oggi l’operato del Ministero dell’interno è sottratto a qualsiasi controllo e ognuno può sparare le cifre che vuole, esattamente come fanno le Questure dopo ogni manifestazione. I numeri sono sempre a convenienza di chi li usa, su questo in Italia non ci può essere il minimo dubbio, soprattutto in materia di contrasto dell’immigrazione irregolare. E le persone non sono numeri, magari da imprimere su un polso o da scrivere su un cartellino appeso sul petto. Di certo il pacchetto sicurezza, con la introduzione del reato di immigrazione clandestina e con il prolungamento a sei mesi della detenzione amministrativa ha fatto diminuire le espulsioni effettivamente eseguite, su questo sono tutti concordi e basterebbe visitare un CIE per rendersene conto. Rimangono invece preoccupanti le dichiarazioni di Maroni , che attacca per “eccessiva tolleranza” le autorità locali, sembrerebbe dunque anche i Prefetti, i Questori ed il Commissario straordinario al comune di Rosarno, dichiarazioni che costituiscono un regalo straordinario per le ‘ndrine e per i comitati civici che hanno imposto la deportazione dei migranti dalla piana di Rosarno. La Lega nord alleata della n’drangheta? I provvedimenti di espulsione che le autorità di polizia si accingono a consegnare ai migranti vittime della pulizia etnica della Piana di Gioia Tauro, costituiscono una sorta di legittimazione successiva dell’azione violenta condotta dalla teppaglia criminale di Rosario e un grande guadagno per quei datori di lavoro che non hanno pagato le misere remunerazioni dovute ai braccianti agricoli stranieri impegnati da settimane alle loro dipendenze. Anche i mezzi di informazione hanno documentato come molti migranti non volessero lasciare Rosarno proprio per ottenere quanto loro dovuto da alcuni datori di lavoro, abitanti di quella cittadina ,che fino al giorno prima li avevano sfruttati come bestie, e che adesso li prendevano a fucilate o a sprangate. I giornalisti hanno documentato richieste telefoniche dei migranti che chiamavano inutilmente i loro datori di lavoro per ottenere la paga dovuta, richieste senza risposta perché nessuno rispondeva al cellulare. Il Procuratore della Repubblica di Palmi ha poi osservato come dietro la contro-rivolta dei rosarnesi si potesse nascondere la criminalità organizzata locale (che in quei territori si chiama solo e soltanto n’drangheta) ed uno dei tre arrestati, per i quali i rosarnesi chiedevano la libertà con striscioni esibiti anche durante i servizi televisivi, è il rampollo di una delle più importanti famiglie mafiose che controllano la Piana di Gioia Tauro. Una volta deportati nei centri di prima accoglienza, identificati e poi espulsi dal ministro nessun immigrato irregolare potrà più rivendicare i propri diritti alla retribuzione per il durissimo lavoro svolto nelle campagne di Rosarno. L’intervento della n’drangheta si è così risolto in un sicuro vantaggio per tutti quegli imprenditori che non volevano più pagare gli immigrati “clandestini”. Se le cose rimangono così non si vede come si possa riaffermare l’autorità dello stato in quella regione. Non certo con le dichiarazioni di Maroni, persecutorie e “cattive”, di quella “cattiveria” di cui il ministro ha già dato ampia prova, ma solo nei confronti dei migranti e mai contro i datori di lavoro, E poco o nulla rileva che i feriti più gravi stanno ottenendo un permesso per motivi umanitari, non certo scelta politica ma atto dovuto, anche in base alla pessima legislazione italiana sull’immigrazione, di fronte alla situazione sanitaria nella quale si trovano queste persone. Appare a tutti evidente, meno che al ministro Maroni purtroppo, che gli immigrati cacciati via da Rosarno erano ( e rimangono) vittime di una gravissima sopraffazione quotidiana garantita dal sistema economico-mafioso locale che estorceva quotidianamente tutte le loro energie lavorative per pochi euro all’ora, costringendoli a vivere in condizioni disumane. Ma non sono bastate le spranghe ed i fucili dei mafiosi. Adesso sembra invece venuto il tempo delle “sprangate” ministeriali, probabilmente il trasferimento di prefetti e questori perché troppo “tolleranti”, come si è potuto fare impunemente con la rimozione del Prefetto di Venezia, ritenuto troppo tollerante nei confronti dei rom, e se le stesse autorità locali seguiranno le direttive del ministro, prima di essere sostituite, arriveranno anche centinaia di provvedimenti di espulsioni, e poi decreti di trattenimento nei Centri di identificazione ed espulsione, luoghi infernali nei quali adesso si può restare fino a sei mesi. E questo sarà il trattamento riservato a chi è stato vittima di mesi di violenze e di sfruttamento. Per subire poi con un inganno, sotto la pressione dei linciaggi, una deportazione verso l’ignoto. E che nessuno si stupisca poi dei casi sempre più frequenti di autolesionismo e di suicidio.Questa situazione, che forse rassicura l’opinione pubblica che sostiene l’azione del governo, non può essere accettata con rassegnazione da chiunque abbia un minimo rispetto per la dignità umana, compresa la propria, anche se partiti e sindacati si stanno trincerando dietro un silenzio assordante. Occorre reagire con determinazione e concretezza, salvare innanzitutto dalla deportazioni le vittime di pulizia etnica a Rosarno, costituire ovunque comitati civici antirazzisti, nuclei di difesa socio-legale, gruppi di associazioni e referenti presso enti locali, per iniziative immediate di solidarietà, di mobilitazione, di rivendicazione dei diritti negati ai migranti, anche a quelli che si trovano costretti ad una condizione di clandestinità. Difendere i diritti dei migranti oggi, è difendere i diritti dei cittadini domani, nel quadro dell’attuale crisi economica non esistono vie di salvezza individuale, questo il messaggio che deve passare per mettere fine alla guerra tra i ceti più deboli innescata dalle destre oggi al potere in Italia.

2. In un recente documento dell’ASGI si chiede “l’emanazione di un provvedimento urgente che consenta l’effettiva emersione dei lavoratori stranieri costretti dalla necessità o dal ricatto al lavoro nero e all’esposizione a condizioni di grave sfruttamento. Tale provvedimento, per essere efficace, deve potere avere ampia portata nelle condizioni di accesso e nella estensione temporale e deve potere essere attivabile dal lavoratore in caso di perdurante rifiuto da parte di chi ha posto in essere lo sfruttamento lavorativo”. Nello stesso documento si chiede ancora “ ‘emanazione di opportune direttive, di concerto tra i ministeri dell’Interno, del Lavoro e delle politiche sociali e della Giustizia, e un collegato rafforzamento dell’operato degli uffici di controllo, specie nelle regioni Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, finalizzato a dare attuazione sia alle disposizioni di cui all’art. 18 del d.lgs 286/98 sia al nuovo art. 600 cp novellato dalla legge 11 agosto 2003, n. 228, che permettono di perseguire la riduzione in condizioni di schiavitù o servitù nonché il grave sfruttamento, anche lavorativo”. Secondo l’art. 18 del testo Unico sull’immigrazione n. 286 “quando, nel corso di operazioni di polizia, di indagini o di un procedimento per taluno dei delitti di cui all’articolo 3 della legge 20 febbraio 1958, n. 75, o di quelli previsti dall’articolo 380 del codice di procedura penale, ovvero nel corso di interventi assistenziali dei servizi sociali degli enti locali, siano accertate situazioni di violenza o di grave sfruttamento nei confronti di uno straniero, ed emergano concreti pericoli per la sua incolumità, per effetto dei tentativi di sottrarsi ai condizionamenti di un’associazione dedita ad uno dei predetti delitti o delle dichiarazioni rese nel corso delle indagini preliminari o del giudizio, il questore, anche su proposta del Procuratore della Repubblica, o con il parere favorevole della stessa autorità, rilascia uno speciale permesso di soggiorno per consentire allo straniero di sottrarsi alla violenza ed ai condizionamenti dell’organizzazione criminale e di partecipare ad un programma di assistenza ed integrazione sociale”. Nel caso dei migranti deportati da Rosarno nei centri di prima accoglienza calabresi e pugliesi è indubbio che al momento nel quale sono stati trasferiti si trovavano in una condizione di grave pericolo, e che il trasferimento è avvenuto con la garanzia che nessuno degli irregolari sarebbe stato espulso. Adesso non si può tradire quel patto non scritto stipulato tra le istituzioni e gli immigrati, confermato da numerosi testimoni, e dimenticare in un solo giorno la situazione nella quale si trovavano i migranti esposti ad una vera e propria “caccia all’uomo” nelle campagne di Rosarno. Occorre dunque fare valere in loro favore la possibilità del riconoscimento di uno speciale permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale previsto dall’art. 18 del T.U. 286/1998 sull’immigrazione, fornendo una interpretazione di questa norme conforme al dettato costituzionale ed alle direttive comunitarie più recenti. Come osservano Nicodemi e Bonetti sulla portata dell’art. 18 del Testo Unico sull’immigrazione ( in www.asgi.it “schede pratiche”) “il sistema ha due caratteristiche peculiari:

1. per il rilascio e il mantenimento del permesso di soggiorno si esige che vi siano presupposti concreti e la costante partecipazione effettiva dello straniero ad un ben preciso programma a cui ha deciso di aderire, ma la sussistenza e verifica dei presupposti e della partecipazione al programma avviene soltanto se si instaura una costante collaborazione leale tra 4 soggetti pubblici e privati operanti in un determinato luogo: il Questore, eventualmente la Procura della Repubblica, l’ente locale, l’organismo del privato sociale abilitato a svolgere l’attività del programma;

2. occorre che sia concretamente attivo uno specifico programma a cui possa concretamente accedere un determinato straniero vittima di violenza o di sfruttamento, la cui incolumità è in pericolo: ciò significa che prima ancora che la vicenda del singolo straniero sia nota quello stesso programma deve essere stato già progettato da enti locali e/o da enti del privato sociale e deve essere già stato approvato e finanziato da una speciale commissione interministeriale secondo le priorità indicate dalle norme vigenti. Si esige cioè che prima che lo straniero vi possa accedere sia già attivo uno specifico programma destinato ad assistere quel medesimo tipo di vittime potenziali a cui appartiene quel determinato straniero (p. es. sfruttamento della prostituzione, tratta delle persone, sfruttamento lavorativo, sfruttamento dell’accattonaggio, riduzione in schiavitù, ex detenuti stranieri); il permesso non è dunque rilasciabile o è revocabile se invece la persona che si dovrebbe proteggere non ha più i presupposti e se non può o non vuole partecipare ad un determinato programma neppure in parte e neppure in prospettiva e/o se non rientra tra i potenziali destinatari del programma oppure se non è attivo uno specifico programma al quale possa concretamente accedere. Affinché il sistema possa concretamente operare si esige perciò che in ogni luogo vi siano da parte dei soggetti pubblici e privati coinvolti una elevata attenzione alla realtà dell’immigrazione locale, una elevata e costante collaborazione interistituzionale, una fantasia di progettazione e una capacità di adeguare tempestivamente i programmi ai diversi bisogni e alla diversificata tipologia delle potenziali vittime straniere della criminalità organizzata.

E’ infatti un permesso di soggiorno che è concretamente rilasciabile soltanto se i soggetti pubblici e privati operanti su un determinato territorio si siano preventivamente accordati per sgominare determinati fenomeni criminali di violenza o di grave sfruttamento a danno di stranieri e per far svolgere e finanziare una ben determinata attività di assistenza e di integrazione per sostenere ben determinate vittime straniere.

Occorre perciò evitare il rischio di elaborare soltanto programmi mirati ad assistere una tipologia di vittime potenziali (p.es. soltanto per le vittime dello sfruttamento della prostituzione) e di trascurare di elaborare programmi mirati a sostenere anche altri tipi di stranieri potenziali destinatari vittime di violenze o di grave sfruttamento (p. es. i lavoratori, i mendicanti, le persone trafficate, i detenuti condannati per reati compiuti durante la minore età)

In realtà nella pratica i programmi utilizzabili (soprattutto per la prostituzione) esistono e funzionano abbastanza bene, sussistono piuttosto problemi nell’applicazione dell’art. 18 T.U., che hanno ricadute anche sulla realizzazione dei programmi stessi.

In ogni caso occorre ricordare che alla luce del nuovo reato di ingresso o soggiorno in condizione irregolare il tempestivo accesso al programma e al contestuale permesso di soggiorno ai sensi dell’art. 18 T.U. è fondamentale per la non punibilità della persona che si trovi irregolarmente sul territorio nazionale e per la sua inespellibilità, il che però appare in concreto più vincolato non tanto all’attività dei servizi sociali, quanto ai servizi di polizia e alle Procure incaricate di perseguire il nuovo reato (in proposito si veda il par. 9)”. E’ dunque necessario che le associazioni e gli enti locali che vogliono prestare effettivamente la loro solidarietà agli immigrati deportati da Rosarno promuovano con la massima rapidità programmi di protezione sociale e raccolgano le loro denunce sullo sfruttamento che hanno subito, con nomi, cognomi,date e luoghi, e se possibile incrociando testimonianze diverse, in modo da portare sul banco degli imputati quegli imprenditori rosarnesi che oggi pensano di averla fatta franca, ed in modo anche da conferire uno status legale agli immigrati che altrimenti sarebbero espulsi. Nessuno dei testimoni dei soprusi subiti a Rosarno deve essere espulso, perché ciascun immigrato allontanato costituirà una sorta di garanzia di impunità per quei datori di lavoro che continuano lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo in Calabria come nelle altre regioni meridionali. Anche la magistratura dovrà valutare tutte le possibilità offerte dalla normativa vigente per il riconoscimento di un permesso di soggiorno ai migranti cacciati da Rosarno, anche al fine di raccogliere gli elementi di prova per accertare sino in fondo le responsabilità di quanto successo. Un aspetto marginale, forse, per il ministro dell’interno e per il suo governo. Un punto decisivo per l’affermazione dello stato di diritto non dell’autoritarismo di stato. Nello stesso documento dell’ASGI si rilevava come “l’introduzione del reato di permanenza illegale dello straniero extracomunitario introdotto dalla legge n. 94/2009 (pacchetto sicurezza) ha inoltre avuto effetti controproducenti nella lotta alla schiavitù lavorativa e al lavoro nero. Infatti nella prassi amministrativa e giudiziaria accade che il lavoratore straniero irregolare che pure denunzia il suo sfruttatore sia comunque intanto sottoposto ad una sanzione penale con procedimento direttissimo e sia altresì espulso, mentre l’azione penale relativa al denunziato sfruttamento segue il suo lento ed incerto corso, risultando alla fine magari archiviata a seguito dell’avvenuta esecuzione dell’espulsione dello straniero. In realtà una diversa applicazione delle norme vigenti, ed una interpretazione non restrittiva delle disposizioni di cui al citato art. 18, già ora consentirebbe un’azione immediata ed efficace: lo stesso procuratore della Repubblica che riceve la denunzia di sfruttamento lavorativo potrebbe richiedere al Questore il rilascio del permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale in favore del lavoratore sfruttato (art. 18 d. lgs. n. 287/1998) e contestualmente rigettare la richiesta di rinvio a giudizio per il reato di permanenza illegale, essendo così divenuta legale la presenza dello straniero. Non può sfuggire a nessuno come in una tale situazione il grado di impunità in cui operano le organizzazioni criminali sia elevatissimo e che il tentativo di reagire per vie legali venga, a buona ragione, percepito dalle vittime come un tentativo velleitario ed anzi dannoso perché espone l’interessato a danni ulteriori e persino maggiori”.

Come osservano Nicodemi e Bonetti, “vi è poi il rischio che in presenza di straniero sprovvisto di un titolo di soggiorno il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio ritenga di trovarsi di fronte ad uno straniero che ha commesso il reato punito dall’art. 10-bis T.U. , il che comporta l’obbligo di denuncia da parte del pubblico ufficiale e dell’incaricato di pubblico servizio ai sensi degli artt. 331 e 332 cod. proc. pen., la cui omissione sarebbe altrettanto punita come reato dagli artt. 361 e 362 cod. pen. Tuttavia nel caso di stranieri vittime di situazioni di sfruttamento e tratta di persone il reato di ingresso o soggiorno irregolare non sussiste perchè l’art. 10-bis T.U. punisce coloro che si trovano sul territorio dello Stato “in violazione delle disposizioni del testo unico” adottato con D.Lgs. n. 286/1998 ed è proprio l’art. 18 di quest’ultimo a prevedere la facoltà di rilasciare un permesso di soggiorno ad una serie di soggetti, seppur entrati irregolarmente sul territorio, tra cui coloro che siano stati vittime di violenza o grave sfruttamento, che possiedano i requisiti previsti dall’art. 18 T.U. Perciò in presenza di uno straniero sprovvisto di un valido titolo di soggiorno il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio deve innanzitutto verificare se egli si trovi in una delle situazioni o appartenga ad una delle categorie di persone per le quali non è possibile procedere all’espulsione – ad esempio quelle previste dall’art. 19 T.U. – o che comunque sia meritevole di ottenere uno speciale permesso di soggiorno in deroga alle norme ordinarie in materia di ingresso e soggiorno (art. 30, 31, 33 T.U.). Inoltre qualora si tratti di straniero che riesca a sottrarsi alla situazione di violenza o di grave sfruttamento e abbia i requisiti per accedere ad un programma di assistenza ed integrazione sociale di cui all’art. 18 T.U. lo straniero non è punibile, perché non permane illegalmente sul territorio dello Stato, ma deve essergli rilasciato il permesso di soggiorno per motivi umanitari.

3. Il 30 giugno 2009 è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea la Direttiva 2009/52/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 giugno 2009, che introduce norme minime relative a sanzioni e a provvedimenti nei confronti di datori di lavoro che impiegano cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare. Il termine di attuazione della direttiva, che pure contiene disposizioni precise e vincolanti, non è ancora scaduto, ma anche se non è facile argomentare la sua immediata efficacia nel nostro ordinamento, quanto affermato nella direttiva costituisce un sicuro criterio di interpretazione per il giudice, ed a maggiore ragione per il governo che entro il giugno 2011 dovrebbe darne attuazione in Italia. Una attuazione che potrebbe essere anticipata, anche in via amministrativa, vista la gravità della situazione a Rosarno e non solo a Rosarno, perché sono centinaia i luoghi in Italia nei quali i migranti sono sottoposti a forme di sfruttamento servile o schiavistico come quello che è stato documentato in questi giorni di rivolta in Calabria. La direttiva “sanzioni” impone agli Stati membri la introduzione di sanzioni penali contro i datori di lavoro che sfruttano in nero gli immigrati La normativa italiana, in particolare, non prevede ancora il pagamento degli emolumenti dovuti agli immigrati irregolari. La Direttiva (articolo 4) obbliga i datori di lavoro a:a) chiedere che un cittadino di un paese terzo, prima di assumere l’impiego, possieda e presenti al datore di lavoro un permesso di soggiorno valido; b) tenere una copia o registrazione del permesso di soggiorno o altra autorizzazione di soggiorno a disposizione delle autorità competenti degli Stati membri, a fini di un’eventuale ispezione; c) informare le autorità competenti designate dagli Stati membri dell’inizio dell’impiego di un cittadino di un paese terzo. Le sanzioni previste per i datori di lavoro (art. 5) includono sanzioni finanziarie, che aumentano a seconda del numero di cittadini di paesi terzi assunti illegalmente, e pagamento dei costi di rimpatrio dei cittadini di paesi terzi assunti illegalmente, nei casi in cui siano effettuate procedure di rimpatrio (gli Stati membri possono decidere che le sanzioni finanziarie di cui alla lettera riflettano almeno i costi medi di rimpatrio). Lo stesso art. 5 lascia agli Stati membri la facoltà di prevedere sanzioni finanziarie ridotte nei casi in cui il datore di lavoro sia una persona fisica che impiega a fini privati un cittadino di un paese terzo il cui soggiorno è irregolare e non sussistano condizioni lavorative di particolare sfruttamento. Gli Stati membri garantiscono inoltre che il datore di lavoro sia responsabile del pagamento (art. 6) della retribuzione arretrata ai cittadini di paesi terzi assunti illegalmente, delle imposte e contributi previdenziali dovuti in caso di assunzione legale, nonché di tutti i costi derivanti dal trasferimento delle retribuzioni arretrate al paese in cui il lavoratore assunto illegalmente ha fatto ritorno.Altre sanzioni (art. 7) riguardano l’esclusione, per un certo periodo, dal beneficio di prestazioni, sovvenzioni o aiuti pubblici, compresi i fondi dell’Unione europea, nonché dalla partecipazione ad appalti pubblici, e la chiusura temporanea o permanente degli stabilimenti. Per reati di una certa gravità (art. 9), la direttiva prevede anche delle generiche “sanzioni penali efficaci, proporzionate e dissuasive” (art. 10) nei confronti dei datori di lavoro.

Con questa direttiva gli immigrati prima di essere espulsi hanno dunque diritto ad ottenere quanto hanno guadagnato lavorando in nero nel periodo nel quale hanno soggiornato irregolarmente. Altro elemento importante della direttiva è la definizione di salario che equipara la paga dovuta all’immigrato irregolare alla retribuzione di un lavoratore regolare. Nella direttiva manca la previsione di una regolarizzazione di massa dei lavoratori migranti irregolari, perché si è riconosciuto che tali provvedimenti rimangono nella competenza dei singoli stati europei, che dunque, se decidono di procedere a regolarizzazioni, non possono invocare strumentalmente l’esigenza di una “autorizzazione” dell’Unione Europea, restando solo obbligati ad una preventiva notificazione dei provvedimenti di regolarizzazione, cosa che l’Italia ha fatto ancora nel 2009, ma solo per una categoria troppo limitata di immigrati irregolari, collaboratrici domestiche e badanti. Oggi, dopo i fatti di Rosarno occorre un provvedimento urgente che dia applicazione almeno ai pochi aspetti positivi della direttiva comunitaria sulle sanzioni ai datori di lavoro in nero e consenta la regolarizzazione di tutte le vittime della pulizia etnica di Rosarno sulla base di una lettura della normativa nazionale conforme ai criteri comunitari. E poi bisogna impegnarsi per una regolarizzazione successiva a regime di tutti i lavoratori stranieri irregolari impegnati in agricoltura, in edilizia e nei servizi, anche a fronte della crescita esponenziale degli infortuni sul lavoro che vede sempre più esposti, senza alcuna tutela i cd. “clandestini”. tanto utili ai datori di lavoro, quanto maledettamente “fastidiosi” per gli abitanti delle nostre città, grandi o piccole che siano, come dimostra l’esperienza di Rosarno, probabile nuovo caposaldo, dopo Lampedusa, della lega Nord nelle regioni meridionali.
4. Chiediamo ai giudici, agli operatori istituzionali, ai rappresentanti politici ed alle amministrazioni locali di interpretare ed applicare le norme già vigenti in materia di grave sfruttamento lavorativo ai danni di immigrati irregolari ( e tra questi ce ne sono anche di appartenenti all’Unione Europea come i rumeni) in conformità con le Convenzioni internazionali in materia di lavoro e con le Direttive Comunitarie in materia di rimpatri e di sanzioni ai datori di lavoro in nero. Normative che, per quanto assai restrittive, prevedono garanzie più ampie di quelle finora riconosciute, nei fatti, ai lavoratori stranieri irregolari, per i quali non si è capaci di offrire altra alternativa se non l’internamento nei CIE e quindi la successiva espulsione, o ancora una volta una fuga nella clandestinità in modo da alimentare altro sfruttamento. Toccherà poi alla capacità di riaggregazione dei migranti e delle reti antirazziste che si stanno ricostituendo promuovere un movimento nazionale che, attraverso una mobilitazione permanente e scadenze di lotta coordinate sull’intero territorio, esprima una capacità negoziale tale da imporre l’abbandono della legge Bossi-Fini, l’apertura di canali di ingresso legale, la fine dei respingimenti collettivi in mare e la regolarizzazione permanente di tutti i lavoratori migranti irregolari presenti in Italia. Senza dimenticare le migliaia di potenziali richiedenti asilo che rimangono rinchiusi nei lager libici finanziati dall’Italia e dall’Unione Europea.

Fulvio Vassallo Paleologo Università di Palermo

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Su Rosarno e dintorni di Calabria

I calabresi non devo mai stare belli sereni. La costante della loro esistenza deve essere sempre l’apprensione, l’insicurezza, la paura. Una colonna sonora della Calabria potrebbe essere solo una musica di Mahler. Una musica robusta, forte, drammatica, che ti fa stare chiuso in casa dalla paura e dal timore che uscendo potrebbe succederti qualcosa. Questo clima di apprensione deve riportarti agli anni passati della strategia della tensione, partita proprio da Reggio Calabria negli anni 70 con i primi attentati ai treni. Ricordate la canzone “I treni per Reggio Calabria” di Giovanna Marini ? Quel treno si fermò a Diamante e vi salimmo dieci giovani compagni desiderosi di giungere a Reggio per manifestare contro i fiscalisti e la loro squallida rivolta contro lo stato. Viaggiammo nella paura e nel timore di qualche attentato. Avevamo paura delle gallerie e quando arrivammo nei pressi della stazione di Villa San Giovanni, come scrisse la Marini che evidentemente doveva essere su quel treno, dei ragazzini ci salutarono con il saluto fascista. Scopelliti allora aveva 4 anni, diventerà a 21 anni dirigente del Movimento sociale italiano, oggi è sindaco di Reggio e vorrebbe diventare governatore della Calabria fra qualche settimana. Tutto rema a suo favore. Il centrosinistra è in via d’estinzione, fra un Loiero che vuole ripresentarsi a tutti i costi nonostante i crolli della sua politica, e Peppe Bova suo luogotenente fino a ieri che oggi invece vorrebbe ereditare gratis il suo elettorato senza averne alcun merito sul campo essendo solo l’altra faccia della medaglia. Sempre a sinistra l’imprenditore Callipo appoggiato da Di Pietro e De Magistris vorrebbe far credere di essere il nuovo , ma è più vecchio di tutti quanti gli altri messi insieme, perché finge di esserlo cercando di cavalcare il malcontento senza avere un minimo di programma che sia alternativo al centrosinistra. Non si vince con il malcontento. La cosiddetta sinistra alternativa, succube della politica di Loiero e con lui fino ad ora in giunta e con assessorati importanti è definitivamente condannata ad una sonora scomparsa dal punto di vista elettorale. Bisogna quindi dare il colpo finale. Il colpo non solo a questa giunta ed a Loiero in particolare ma a tutti i calabresi che dovranno recarsi convinti a votare per un centro destra che porterà solo benessere con il ponte della mafia, una n’drangheta ad origine controllata, una società impaurita che solo con la legge e l’ordine potrà rinascere e ricominciare ad uscire di casa.
I “niguri” sono quelli che più devono far paura oggi insieme ai n’dranghetisti. Una n’drangheta ridotta a ragazzi della via Pal.
Vogliono far credere che la ndrangheta si mette a sparare i botti di natale, che è sconfitta per qualche arresto e per qualche milione di uro sequestrato. Come se l’impero della mafia sia tutto concentrato in qualche villetta ed albergo e non nelle banche tedesche, olandesi, del sud America. Certo qui fa investimenti, ma non è tutto qui il tesoro della n’drangheta, così come non è con 30-40 arresti che le cosche si fermano a fronte di un esercito di migliaia di uomini e donne. Ed ecco un grande direttore d’orchestra che fa scoppiare una bombola di gas davanti al tribunale, un petardo di capodanno nella palestra, ed infine fa ribellare i niguri. Africani controllati dalla n’drangheta che hanno il coraggio di ribellarsi alla ndrangheta che li sfrutta a proprio piacimento, dando loro 5 euro al giorno, che fa sparare loro per farli scender in piazza e far arrivare a Rosarno l’esercito e far dire all’amico di Scopelliti, il leghista Maroni che l’Italia è stata troppo tollerante con questi neri. Certo molto tollerante. Mai a controllare il caporalato, mai a controllare quando questi lavoravano come ciucci nei campi della ndrangheta a 5 euro al giorno. Mai a controllare come questa gente viveva nel capannone, come facevano a mangiare, e soprattutto chi gli dava da mangiare. Ma l’importante oggi è che tutti restino in apprensione, che abbiano paura, e che soprattutto si voti in massa per chi tutto questo lo farà sparire il giorno dopo della sua elezione a governatore con una bacchetta magica e con il classico “ eia eia alalà” !

Dalla trincea

Francesco Cirillo

8 gennaio 2009

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Lettera aperta a La Sicilia

Anno nuovo: non solo tolleranza zero con i migranti, ma anche le vittime diventano carnefici !

Con l’anno nuovo speravamo che il maggior quotidiano locale potesse riservare una maggiore attenzione e correttezza sulle drammatiche condizioni di lavoro e di vita dei migranti nella nostra città. Certo non ci facciamo illusione che la legge sia realmente uguale per tutti nell’Italia delle leggi ad personam, ma fino a quando lo stato di diritto, almeno nei suoi aspetti formali, non verrà abrogato, pensiamo che la par condicio debba essere garantita a tutti/e.

Nell’articolo a pag.30 del 5 gennaio s’intitola un preoccupante articolo a 2 senegalesi “violenti ed abusivi” (mancavano le foto per sbattere i mostri in prima pagina); per come appreso direttamente dagli interessati sono disponibili entrambi ad essere intervistati per poter fornire la loro versione dei fatti addebitati , dato che hanno la “fortuna” di essere in regola con le “accoglienti” leggi italiane: Ndiaye vive in regola dall’87 con licenza di vendita e Diagne ha fatto richiesta di regolarizzazione nel settembre ‘09.

La brillante operazione delle forze dell’ordine si è articolata non solo in corso Sicilia, ma nella retata hanno rastrellato migranti in fuga, anche all’interno della fiera. Gli zelanti difensori della nostra sicurezza, nonostante Ndiaye, avesse fornito i documenti in regola e non era fra i fuggitivi, gli hanno imposto la firma su un verbale e sequestrato circa 80 cinture non contraffatte, addossandogli altra merce sequestrata, non di sua proprietà; di violenza da parte di migranti non se n’è vista, mentre invece nelle scorse settimane si sono ripetuti casi nei quali erano i migranti ad essere vittime di violenze, oltre a subire in circostanze anomale il sequestro di denaro e di merce.

Nel corso degli incontri tenutisi , dopo la manifestazione del 22 dicembre scorso, con il presidente del Consiglio Comunale dott.Consoli e la rappresentante della Prefettura dott.ssa Giuffrè, la delegazione dei rappresentanti delle associazioni antirazziste e degli ambulanti senegalesi hanno manifestato l’unanime disponibilità ad individuare percorsi di emersione dal lavoro irregolare, pur nella consapevolezza di un contesto di leggi liberticide, che rendono sempre più difficile la permanenza di chi è già regolare (il suesposto caso di Ndiaye lo dimostra) e sempre più facile l’espulsione di chi non è in regola con il permesso di soggiorno, ma non per questo deve perdere la dignità di persona ed il diritto a vivere.

Certo la sicurezza dei catanesi dev’essere garantita non dalle bande di estortori o dalle cosche mafiose, che oramai controllano intere zone della città, ma da qualche posteggiatore abusivo, rom, mendicante o pericoloso lavavetri.

Certo abbiamo quasi tutti passato delle Feste tranquille, incuranti che chi ci governa nazionalmente e localmente, anziché contribuire a combattere la povertà, elabora ed applica acriticamente le nuove leggi razziali, che oggettivamente fanno la guerra ai poveri, perseguitando le vittime e lasciando impuniti i carnefici, come sta avvenendo con i criminali respingimenti dei migranti in Libia, quando scampano ai naufragi nel Mediterraneo.

Facciamo pertanto appello a tutta la società civile e soprattutto ai mezzi di comunicazione a vigilare ed accendere i riflettori su queste ingiustizie, a non soccombere all’indifferenza .

Rete Antirazzista Catanese , ARCI, Open Mind, Cobas

……………………………………………………………………………………………………….. Natale di Solidarietà , Catania città aperta all’accoglienza

senza le confische, le perquisizioni, gli arresti perpetrati ai danni dei migranti, extracomunitari e non, che svolgono attività di lavoratori ambulanti.

Da qualche tempo Catania è ancora più violenta. Stavolta non parliamo della violenza odiosa dell’assenza dei servizi, spazi e democrazia, e di quella sfacciata e brutale praticata dalle bande criminali che imperversano nella nostra città. Parliamo degli atti di maltrattamento che i migranti subiscono quasi quotidianamente ad opera della forza pubblica mentre, nel disperato tentativo quotidiano di sopravvivere, cercano di vendere le loro mercanzie, specie nell’area di Corso Sicilia.

E’ grottesco che tutto ciò avvenga proprio a Catania, dove mafia, clientelismo e malaffare allungano i propri tentacoli su importanti settori della vita sociale, politica, economica ed anche religiosa; in una città dove gli amministratori , che smantellano i servizi pubblici comunali e con oltre un miliardo di euro di deficit, con 6 nuove ordinanze, in vigore dall’agosto scorso, vorrebbero garantire la nostra sicurezza privando della libertà i migranti, restringendo quella di noi tutti/e.

Il diritto a vivere e a lavorare deve essere garantito a tutti gli esseri umani. Anche a Catania. Ai cittadini catanesi, ai tanti disoccupati e sfruttati, ai cittadini migranti che hanno cercato rifugio nella nostra città, fuggendo alla fame,disperazione e morte, a guerre e dittature. Hanno giusto diritto a vivere, senza discriminazioni, vessazioni e settarismi.

Ribadiamo il nostro NO al razzismo

Alle disumane leggi che criminalizzano i migranti, alla violenza delle galere etniche, alle ronde, agli sgomberi dei campi rom, al pacchetto sicurezza e alla “morte sociale” a cui sono condannati i non regolari, ai respingimenti che sempre più provocano stragi di uomini, donne e bambini nel Mediterraneo.

La paura genera il razzismo. Il razzismo genera guerre fra poveri.

La Solidarietàunisce i popoli! Mai più clandestini, ma cittadini!

Invitiamo a partecipare

22 dicembre CORTEO

concentramento ore 17.30 in Corso Sicilia– incrocio Via Puccini-

Iniziamo una fase di sensibilizzazione antirazzista, di lotta e di confronto con le strutture istituzionali

dalle 20,30 Incontro antirazzista con assemblea, cena sociale e musica pressoARCI, piazza Carlo Alberto 47

promuovono: Anpi, Arci, Centro Popolare Experia, CittàInsieme, Cobas, Collettivo Rotta Indipendente (Fac. Lettere e Filosofia), Collettivo Scienze Politiche, Coordinamento Precari Scuola, Gapa, Gas Tapallara, Giovani Comunisti, Lavori in Corso, Movimento Studentesco Catanese, Officina Rebelde Catania, Open Mind Gblt, Pdci, Rete Antirazzista Catanese, Riccardo Orioles, Rifondazione Comunista, Sinistra e Libertà

NATALE e VIOLENZA: oggi migranti, domani noi!

Da qualche tempo Catania è violenta. Stavolta non parliamo della violenza ormai endemica, silente ed odiosa dell’assenza di servizi, spazi e democrazia. Parliamo della violenza arrogante e manifesta che i migranti subiscono quotidianamente ad opera delle forza pubblica. La forza pubblica che (tenta) S’ILLUDE di ripristinare la legalità nella città più illegale d’Italia, che attua sequestri (con regolare verbalizzazione?), che identifica a solo scopo intimidatorio, che insegue utilizzando metodi di spropositata ed inaccettabile brutalità.

E’ grottesco che tutto ciò avvenga proprio a Catania dove mafia, clientelismo e malaffare allungano i(l) propri(o) tentacol(o)i su importanti settori della vita sociale, politica, economica ed anche religiosa.

Reputiamo (paradossali) VERGOGNOSI le confische, gli arresti, le perquisizioni perpetrate ai danni dei lavoratori ambulanti, SOPRATTUTTO MIGRANTI.

Reputiamo paradossale che, millantando una riqualificazione della zona di Corso Sicilia, si concretizzino soprusi ai danni dei più deboli, si identifichi chi li difende mentre violente organizzazioni neo-fasciste sono libere di imbrattare con slogan razzisti i lucenti viali appena ristrutturati.

Reputiamo paradossale che alla pacifica convivenza tra i popoli, si oppongano condotte aggressive e (inumane) RAZZISTE, LEGITTIMATE DAL “PACCHETTO SICUREZZA”, CHE, CRIMINALIZZANDO I MGRANTI, ATTIZZA FRATRICIDE “GUERRE FRA POVERI”.

Ma la condanna non Basta. Esprimiamo solidarietà concreta convocando un presidio giorno 10 Dicembre alle 16.00 tra piazza Stesicoro e Corso Sicilia. Basta Violenze ! Basta soprusi! BASTA RAZZISMO!

Oggi tocca ai Migranti, domani toccherà a noi.

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