Alcune riflessioni sul movimento dei Forconi

 Palermo, 23 gennaio 2012

la scorsa settimana la Sicilia dall’estremo oriente meridionale  alla punta nord occidentale è stata paralizzata dalla scesa in campo del movimento “Forza d’Urto” , sigla che riunisce al suo interno l’AIAS (Associazione imprese autotrasportatori siciliani) e gli agricoltori del  “Movimento dei forconi”. Con i mezzi messi a disposizione dalle varie aziende aderenti al movimento, “Forza d’Urto” è riuscita a bloccare svincoli autostradali, snodi viari e varie infrastrutture come il porto di Palermo. Abbiamo assistito ad azioni di forza che mai erano state tollerate in queste dimensioni dalle forze “dell’ordine”, che in tante altre occasioni abbiamo visto in azione contro picchetti e blocchi di operai, di studenti o contro la gente di Napoli e Val Susa. L’agitazione partita lunedì16 hagià prodotto il martedì successivo il blocco di tutti i distributori di carburante dell’Isola come se un ordine impartito dai poteri forti abbia imposto la chiusura degli impianti. “Forza d’Urto” ha fatto leva su un malcontento diffuso, indicando giustamente nel Governo Monti l’artefice dell’ulteriore impoverimento dei ceti produttivi che da sempre devono faticare per reggere la concorrenza con le imprese del centro nord e con quelle estere patendo la scarsezza delle infrastrutture isolane.La Sicilia  ha subito pesantemente le scelte economiche e politiche che in 150 anno di unità del Paese l’hanno relegata in un ruolo sempre maggiormente marginale nel quadro dello sviluppo economico italiano. La politica dei dazi,  il boicottaggio economico e bancario delle aziende isolane, la mancanza di una seria politica di sviluppo, il favoreggiamento dell’economia mafiosa hanno creato condizioni di sottosviluppo che tutt’oggi caratterizzano l’economia siciliana penalizzata maggiormente dalla globalizzazione dei mercati. Oggi l’economia siciliana ha grosse difficoltà di movimentare le merci su una rete stradale e autostradale insufficiente affiancata dalla mancanza di una adeguata rete ferroviaria (in gran parte non elettrizzata e a singolo binario, per di più ridotta in chilometri dai tagli operati negli ultimi trentanni prima da FS ed ora da Trenitalia). La protesta di questi giorni è generata anche dal senso di abbandono e di lontananza del Potere Centrale accompagnata dalla politica vessatoria e criminale che progressivamente sta strangolando i piccoli  imprenditori. Tasse, contributi, aumento dei carburanti sono la classica goccia che fa traboccare il vaso. Le ragioni sociali del movimento si riassumono nell’impoverimento legato alla crisi drammatica dell’isola entro la più generale crisi capitalista: crollo dei commerci, aumento del prezzo della benzina, peso “insopportabile” dei mutui bancari, chiusura dei canali di credito, aumento della pressione fiscale, crisi del sostegno clientelare del governo regionale e dei margini tradizionali di scambio politico/ elettorale con i partiti al potere.

Le sue rivendicazioni principali sono la riduzione delle tasse, la ripresa delle facilitazioni regionali promesse, la ripresa del credito.

Ma se è pur vero che il malcontento è molto diffuso, che lo scollamento con le forze politiche di “sinistra” è clamoroso, che i sindacati sono fuori gioco non pare che stiamo assistendo all’Insurgenza di una parte del popolo siciliano che giustamente avrebbero tutte le ragioni per ribellarsi.

Sembra piuttosto che segmenti della vecchia e vecchissima politica, di poteri forti si siano mossi per riposizionarsi e scompaginare certi equilibri proprio oggi (e non ieri con Berlusconi) che con Monti c’è tanta roba per cui ribellarsi. E’ evidente che in mancanza di una vera politica anticapitalista di opposizione alle scelte liberiste il senso di malcoltento viene gestito e strumentalizzato da forze apertamente reazionarie e lobbistiche come l’AIAS e gli agricoltori del  Movimento dei Forconi.

Le politiche scellerate dei vari Governi hanno di fatto consegnato il trasporto delle persone e delle merci al trasporto su gomma. Il trasporto merci su gomma viene gestito sotto forma di trust da aziende medio grandi che fanno capo all’AIAS (la potente lobby del trasporto siciliano), è conseguenziale che se i padroni dell’AIAS si fermano si blocca l’economia Isolana, ma questa non è l’insurrezione, si chiama serrata.

I capi di “Forza d’Urto” sono noti figuri provenienti dal PdL, dall’MPA come Mariano Ferro, daLa Destradi Storace come Riccardo Sindoca, da Forza Nuova come il leader dei Forconi Martino Morsello ma anche il padrone del Palermo calcio Maurizio Zamparini, il Grande SUD di Micciche, e da non dimenticare il volta gabbana Scilipoti.

Non siamo di fronte al blocco dei trasporti che contribui alla caduta del Governo Allende nel Cile del 1973, oggi non si cerca di fare cadere un governo popolare ma la borghesia mafiosa cerca  strumentalmente di usare il movimento di piazza per ridefinire i propri spazi di iniziativa e ricollocare i propri terminali politici dentro uno spazio di contrattazione con il governo nazionale. In primaverala Siciliasarà teatro delle elezioni amministrative, le amministrative di Palermo si candidano ad assumere la valenza di un test nazionale ad un anno delle elezioni politiche. È difficile pensare che la protesta degli ultimi giorni non abbia nulla a che fare con queste grandi manovre.

Il punto essenziale da analizzare e che in un momento di grandissimo attacco alle condizione di vita, di lavoro, di studio la risposta del modo del lavoro è stata quasi assente. Di fronte all’attacco sfrenato al diritto alla pensione con la cancellazione del limite massimo dei 40 anni di contributi l’innalzamento dell’età di vecchiaia a 66 anni e progressivamente a 70 anni non si sono riscontrate proteste operaie, del lavoro dipendente, scioperi spontanei, boicottaggio della produzione. Ma si assiste alla passività diffusa e allo scoramento di massa vedendo come ineluttabile la distruzione dello stato sociale e la cancellazione dei diritti. Tasse inique, blocco dei salari, licenziamenti di massa, aumento del costo dei generi di prima necessità non sono bastati per generare un movimento di protesta diffuso. In questa prospettiva la levata di scudi dei medi e piccoli imprenditori, impoveriti dalle politiche liberiste dominanti, viene interpretata come speranza concreta che una via al cambiamento possa ancora essere praticata.

 

Una patrimoniale alla rovescia

Monti ruba a chi ha sempre pagato e non tocca ricchi, evasori, politicanti e corrotti

Alla fine Monti una “patrimoniale” l’ha fatta, però alla rovescia, applicandola a quel poco di redditi e di diritti restati a milioni di salariati e di ceti medi impoveriti: e non ai ricchi, ai grandi patrimoni, alle rendite finanziarie, agli evasori, alla casta politica, ai corrotti.

La maggiore violenza il governo bipartisan la esercita contro le pensioni. Nonostante  l’INPS sia in attivo (se si escludono le spese assistenziali,  assurdamente a carico delle pensioni), malgrado ci siano tre milioni di persone che ricevono pensioni da 5000 fino a decine di migliaia di euro mensili e/o cumulino più pensioni a lauti stipendi succhiando oltre 200 miliardi all’anno, ancora una volta vengono colpiti i più deboli. Lavoratori dai miseri salari, sfruttati fin da giovanissimi e in attività usuranti, dovranno raggiungere i 42 anni di contributi (le donne 41), con un furto di almeno 30 mila euro in media. Il passaggio al contributivo per tutti/e è un latrocinio ancor maggiore, da diverse decine a centinaia di migliaia di euro. Ed è un furto anche l’innalzamento di un anno delle pensioni di vecchiaia, mentre sparirà l’adeguamento all’inflazione delle pensioni da 1000 euro in su.

La nuova ICI colpirà (rivalutazione delle rendite catastali del 60%) tanti lavoratori/trici a basso reddito, che con grandi sforzi hanno acquistato una casa che spesso non hanno ancora pagato, mentre l’ulteriore aumento di 2 punti dell’IVA deruberà ulteriormente settori popolari già spremuti fino all’osso.

La vera “patrimoniale” è invece sparita, insieme all’aumento dell’IRPEF per i redditi più alti: eppure sarebbe bastata una tassa dell’1% sui patrimoni di quel 10% di ricchi che posseggono il 55% della ricchezza nazionale, per avere oltre 50 miliardi di euro, il doppio dell’attuale manovraccia. Nè pagheranno alcunchè le banche, la grande finanza, gli squali redditieri che hanno ingigantito la crisi e che ci si arricchiscono tuttora

Gli evasori, quelli/e che derubano le casse pubbliche di circa 300 miliardi l’anno, non verranno manco sfiorati dalla “tracciabilità” oltre i mille euro. Il taglio dei costi della politica politicante è svanito, vitalizi e cumuli di pensione (basterebbe eliminarli per recuperare un centinaio di miliardi annui) compresi. E nulla toccherà la corruzione interna alle strutture istituzionali e amministrative che dilapida almeno 200 miliardi annui.

Centrodestra e centrosinistra mugugnano come Cgil, Cisl e Uil ma accetteranno tutto, sotto diktat di quegli Stati “virtuosi”, Germania in primis, che si sono arricchiti con l’euro e che vogliono far pagare la crisi ai settori popolari dei paesi come l’Italia, che hanno salari, pensioni e garanzie dimezzati rispetto ai paesi “forti”.

Non possiamo sperare nulla dalle caste politiche e sindacali di Stato. Dobbiamo rapidamente costruire la più vasta alleanza sociale tra tutti/e coloro che pagheranno la crisi, usando tutte le forme di protesta, da mettere in campo nelle prossime settimane, che  allarghino e potenzino il fronte anti-crisi, in assoluta indipendenza dalle forze politiche e sindacali del capitalismo privato e di Stato.

LA CRISI VA PAGATA DA CHI L’HA PROVOCATA E DA CHI CI SI ARRICCHISCE

Piero Bernocchi     portavoce nazionale COBAS

LIBERTA’ IMMEDIATA PER BRUNO BELLOMONTE E PER TUTTI GLI IMPUTATI

 

L’Assemblea Nazionale dei COBAS Scuola (Comitati di Base della Scuola)
riunita a Bologna il 12 e 13 novembre 2011 esprime la ferma condanna contro il teorema repressivo di Magistratura e “Forze dell’Ordine” contro numerosi militanti sindacali e politici accusati in modo pretestuoso di terrorismo e separatismo armato per presunti piani eversivi contro il G8 della Maddalena del 2009 (per
giunta mai effettuato).
Da oltre due anni e mezzo Bruno Bellomonte, attivista sindacale di base nelle ferrovie, con altri imputati (uno dei quali morto in carcere perché non scarcerato nonostante le gravi condizioni di salute), è privato della libertà ed oggi deve subire la richiesta dei PM di una condanna a diversi anni di reclusione.
Bruno Bellomonte è attualmente recluso nel carcere di massima sicurezza di
Catanzaro in attesa di giudizio e, in modo pretestuoso è stato anche licenziato
dalle Ferrovie (RFI) ancor prima di una eventuale condanna (non solo definitiva ma neanche di primo grado).
I COBAS si mobilitano per la libertà di tutti gli imputati anche sostenendo azioni individuali di sciopero della fame fino alla sentenza che dovrebbe arrivare nei prossimi giorni.

LIBERTA’ IMMEDIATA PER BRUNO BELLOMONTE E PER TUTTI GLI IMPUTATI

L’ASSEMBLEA NAZIONALE COBAS SCUOLA

(Mozione votata all’unanimità dall’Assemblea Nazionale COBAS Scuola di domenica 13 novembre 2011 a Bologna)

17 novembre 2011 SCIOPERO GENERALE MANIFESTAZIONE A PALERMO a piazza CROCI ore 9,30

I COBAS MANIFESTERANNO NELLE VARIE CITTA’ INSIEME AGLI STUDENTI IN LOTTA

NO ALLA LETTERACCIA E AL DIKTAT FRANCO-TEDESCO

NESSUN PROVVEDIMENTO DELLA LETTERA-VERGOGNA DEVE PASSARE

USCIRE DALLA CRISI E’ POSSIBILE CAMBIANDO SISTEMA

L’agonizzante governo Berlusconi tenta di salvarsi accettando il diktat di Francia e Germania che vogliono far pagare la crisi ai popoli dei paesi più deboli delle UE, e con la “letteraccia” portata servilmente a Bruxelles programma un ulteriore massacro sociale.

Nel documento sono condensati tutti i sogni e i desideri di quel liberismo incontinente che ha provocato in Europa e nel mondo la crisi economica e finanziaria, quella occupazionale, ambientale ed energetica. Vi sono contenuti: la massima libertà di licenziamento nel lavoro privato e in quello pubblico; la deportazione coatta di dipendenti pubblici da un settore all’altro e l’introduzione della Cassa Integrazione; la cancellazione definitiva dei contratti nazionali e di ogni residuo di democrazia sindacale e di diritti del lavoro; l’ulteriore scempio del sistema pensionistico; l’annullamento del risultato referendario su acqua e servizi pubblici, che si vogliono gettare in pasto globalmente al mercato e alla speculazione privata; la svendita del patrimonio e della ricchezza collettiva (demanio, beni culturali e ambientali ecc..); fino alla retribuzione dei docenti e al finanziamento alle scuole basati sui grotteschi quiz Invalsi, di cui nella primavera scorsa ha riso mezza Italia.

La sedicente opposizione parlamentare ha risposto con flebili proteste solo sui licenziamenti facili: ma di fatto non si oppone all’intero impianto anti-sociale, accettando che a pagare siano sempre e soltanto i settori sociali più deboli e indifesi.

FERMIAMOLI!!   LA CRISI VA PAGATA DA CHI L’HA PROVOCATA.

 Dopo decenni di liberismo selvaggio il 10% degli italiani/e possiede circa il 55% della ricchezza nazionale. Si calcola che il patrimonio di questa classe di super-ricchi ammonti a circa 5000 miliardi di euro. Una tassa patrimoniale anche solo di un misero 1% metterebbe a disposizione 50 miliardi di euro l’anno.

Autorevoli esperti stimano tra i 300 e i 400 miliardi di euro l’evasione fiscale annua. I mezzi per combatterla si conoscono bene e sono realizzabili in tempi rapidi. Basterebbe recuperarne anche solo il 20% per avere a disposizione circa 70 miliardi annui.

La corruzione all’interno delle istituzionali pubbliche, nazionali e locali, l’assalto alla ricchezza pubblica, portato da migliaia di mafie e clientele politiche dentro gli apparati di potere pubblico, dilapida, secondo addirittura fonti istituzionali, almeno 200 miliardi annui: pure qui un recupero, con mezzi facilmente individuabili, anche solo del 20% metterebbe a disposizione 40 miliardi di euro.

Ponendo limiti alle “pensioni d’oro” si risparmierebbero decine di miliardi l’anno; e lo stesso avverrebbe con la cancellazione delle missioni di guerra (siamo al quinto posto in materia), la chiusura delle basi, la drastica riduzione delle spese militari.

Insomma, basterebbero questi cinque provvedimenti per avere a disposizione oltre 200 miliardi annui in più, non solo per ripianare i buchi del bilancio pubblico senza bisogno di alcun taglio o massacro sociale, ma per garantire salari e pensioni soddisfacenti, un reddito sociale minimo per tutti/e, il diritto alla casa a canone sociale; per investire significativamente nella scuola e nella sanità pubblica, nei servizi sociali, nei beni comuni, nella tutela del patrimonio naturale ed artistico, nel risanamento idro-geologico, nella ricerca; per porre fine alla precarietà ed espandere l’occupazione stabile e il benessere sociale.

IL 17 NOVEMBRE 2011 I COBAS CONVOCANO, INSIEME ALLA CUB, LO SCIOPERO GENERALE DELL’INTERA GIORNATA.

Il 17 è anche la giornata mondiale degli studenti ed in tutta Italia si svolgeranno manifestazioni di centinaia di migliaia di giovani delle scuole e dell’Università.

I COBAS MANIFESTERANNO NELLE VARIE CITTA’ INSIEME AGLI STUDENTI IN LOTTA

               

Confederazione COBAS

Foto della manifestazione del 15 ottobre 2011

LE FOTO DELLA MANIFESTAZIONE

Arrestati Bobo Aprile dei Cobas e altri 17 Compagni di Brindisi

COMUNICATO DELLA CONFEDERAZIONE COBAS SULL’ARRESTO DI BOBO APRILE E ALTRI 17 COMPAGNI A BRINDISI

Il compagno Bobo Aprile della Confederazione Cobas di Brindisi , animatore dei movimenti sociali,sindacali,ambientalisti,culturali, di tutela dei diritti dei migranti e degli oppressi, questa mattina è stato privato della libertà personale e posto agli arresti domiciliari, insieme a lui altri 17 arrestati e 11 denunciati del movimento dei disoccupati organizzati.
I capi di imputazione parlano di “ interruzione di pubblico servizio,violenza privata ,…”  in riferimento alle lotte promosse dalla Confederazione Cobas per sostenere il diritto al lavoro dei disoccupati, aprendo una vertenza con la ditta Monteco, che svolge in appalto lo smaltimento dei rifiuti urbani. In particolare, si fa riferimento alle giornate di lotta del 1-2 marzo 2011, quando si produsse una forte astensione dal lavoro e dal servizio , il cui clamore dette luogo all’avvio delle trattative con l’allora sindaco Mennitti (poi dimissionario, ora c’è il commissario Prefettizio in attesa di
elezioni) che aprì un tavolo con i Cobas per affrontare la situazione. Sono trascorsi 8 mesi da quella usuale e giusta iniziativa senza che alcuna comunicazione sia stata fatta agli attuali perseguitati: desta sospetto che l’ operazione sia scattata il giorno stesso che nella piazza principale di Brindisi (piazza Vittoria, ore 17) è prevista e confermata  la grande manifestazione indetta dai Cobas in sostegno dell’occupazione, dei diritti e della dignità dei disoccupati e dei lavoratori , alla vigilia della mobilitazione nazionale del 15 ottobre a Roma.

La Confederazione Cobas deplora e denuncia il comportamento subdolo e  fazioso degli inquirenti , votato a reprimere le lotte sindacali e popolari invece che a proteggere coloro che soffrono l’indigenza e le discriminazioni. Ciò è ancora più grave a Sud, dove endemica è la carenza del lavoro e massiva è l’esclusione sociale e l’emigrazione, dove l’impegno civile e sindacale è visto di malocchio è c’è più disponibilità tra gli inquirenti a fare carriera ai danni del protagonismo sociale.
La Confederazione Cobas mobilitata nel fornire il massimo sostegno ai lavoratori e ai ceti popolari – investiti da questa tremenda e permanente crisi causata dalle banche e dalla speculazione finanziaria -  attraverso vertenze e azioni dirette scioperi e manifestazioni , assume la liberazione di Bobo edegli altri 17 compagni arrestati come impegno incondizionato e teso alla scarcerazione immediata, anche  per dare a questi nostri compagni la possibilità di partecipare alla manifestazione nazionale a Roma del 15  ottobre, a cui stavano contribuendo con i bus delle lotte dei disoccupati, deilavoratori e degli ambientalisti brindisini.

A Bobo , ai compagni arrestati e denunciati , la Confederazione Cobas esprime i più sinceri sentimenti di affetto e solidarietà , l’impegno a riportarli subito tra di noi e nelle lotte.

Roma 12 ottobre 2011
CONFEDERAZIONE   COBAS





CAMBIAMO L’EUROPA, CAMBIAMO L’ITALIA – PEOPLE OF EUROPE, RISE UP!

MANIFESTAZIONE NAZIONALE  

sabato 15 ottobre ROMA - ore 14

da Piazza della Repubblica a P.S. Giovanni

 La giornata del 15 ottobre vedrà mobilitazioni in tutta Europa, nel Mediterraneo e in altre regioni del mondo, contro la distruzione dei diritti, dei beni comuni, del lavoro e della democrazia compiuta, con le politiche anticrisi, a difesa dei profitti e della speculazione finanziaria. Le persone non sono un debito. Anche in Italia è già stata raccolta da tanti soggetti organizzati, alleanze sociali, gruppi informali e persone che hanno dato vita al Coordinamento 15 ottobre . Non vogliamo fare un passo di più verso il baratro in cui l’Europa e l’Italia si stanno dirigendo e che la manovra del Governo continua ad avvicinare. Vogliamo un’altra economia, un’altra società e una democrazia vera.

 

Il Coordinamento 15 ottobre si mette al servizio della riuscita della mobilitazione. Curerà unitariamente le caratteristiche, la logistica e l’organizzazione della manifestazione nazionale di Roma e ne definirà le sue parti comuni.  Il suo obiettivo è favorire la massima inclusione, convergenza, convivenza e cooperazione delle molteplici e plurali forze sociali, reti, energie individuali e collettive che stanno preparando e prepareranno la mobilitazione con i propri appelli, le proprie alleanze, i propri contenuti. Ci impegniamo insieme a costruire una manifestazione partecipata, pacifica, inclusiva, plurale e di massa, il cui obiettivo è raccogliere e dare massimo spazio alla opposizione popolare, alle lotte e alle pratiche alternative diffuse nel nostro paese.

La manifestazione partirà alle ore 14.00 da Piazza della Repubblica e arriverà a Piazza San Giovanni. Sarà una tappa della ripresa di spazio pubblico di mobilitazione permanente, come si sta realizzando in tutta Europa e nel Mediterraneo, che è necessario mettere in campo per cambiare l’Italia e il nostro continente.Invitiamo i cittadini e le cittadine, nativi e migranti, le lavoratrici e i lavoratori, i soggetti organizzati, i gruppi, le reti formali e informali a partecipare attivamente al 15 ottobre, a coinvolgere le proprie comunità, a organizzare la partecipazione al corteo di Roma.Il Coordinamento 15 ottobre invita a costruire in tutto il territorio la partecipazione italiana alla giornata europea e internazionale “UNITED FOR GLOBAL CHANGE” e a convergere nella giornata nazionale di mobilitazione a Roma.

http://15ottobre.wordpress.com/


PALERMO VERSO IL 15 OTTOBRE E OLTRE

Noi la crisi dei padroni non la paghiamo

Report riunione del 28 settembre allo Zetalab

come concordato nella precedente riunione del di martedì 20 settembre al Laboratorio Arrigoni si è tenuta  mercoledì 28 settembre alle 17,30 al LaboratorioZ  l’assemblea unitaria contro la crisi verso il 15 ottobre ed oltre Palermo bene comune.

L’Assemblea ha giudicato positive  le iniziative svolte il 22 e il 24 e le mobilitazioni contro le “navi prigione” e si proietta verso le nuove iniziative del:

  • 5 ottobre alle ore 15 in via Notarbartolo all’Assessorato Settori educativi servizi Comunali – Manifestazione indetta  dai  Sindacati di Base e Autorganizzati contro le gravi inadempienze del Comune di Palermo ormai diventate “Emergenze Sociali”   e del      
  • 7 ottobre per lo sciopero degli studenti.

Si è concordato su iniziative di autofinanziamento per organizzare la partenza per la manifestazione di Roma del 15 ottobre, in particolare c’è in cantiere una festa organizzata per il 6 a Giurisprudenza in via Maqueda, il 7 sera una festa organizzata allo Zlab dalla Rete, uno spettacolo di danza orientale organizzato sabato 8 sera al circolo Malaussene di piazzetta Resuttano.

Per ulteriore organizzazione e per programmare le iniziative dal 7 al 13

l’assemblea si riconvoca martedì 4 ottobre alle 17,30 presso la sede della Confederazione COBAS in piazza Unità d’Italia 11.

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si è costituita a Palermo l’assemblea permanente fra diverse realtà cittadine, sindacali, politiche, di base, autorganizzate, antagoniste e di lotta  , per costruire un luogo di confronto orizzontale e partecipativo offrendo la propria disponibilità a mettersi in gioco dentro una nuova stagione di conflitto e trasformazione dal basso. In primo luogo le diverse soggettività hanno condiviso l’esigenza di costruire un processo indipendente, senza deleghe, condividendo la necessita di costruire l’alternativa alla crisi del sistema capitalistico all’interno del conflitto. Il processo di aggregazione dal basso deve essere plurale e aperto, che cresca come luogo di confronto ed iniziativa, dentro il quale le soggettività consolidate si rendono disponibili a fare un passo in avanti ricercando nuovi spazi di protagonismo sociale e politico, di sperimentazione di linguaggi e di pratiche. Un processo che guarda lontano e si alimenta da subito delle tante iniziative di contestazione alla nuova manovra dettata dalla BCE che il governo Berlusconi ci sta imponendo con la complicità delle false opposizioni politiche e sindacali, che si nutre delle tante lotte sociali, da chi nei territori si batte per la difesa dei beni comuni, per l’accesso ai saperi, per i diritti dei lavoratori e lavoratrici, contro la precarietà e contro il razzismo e le discriminazioni.

In questo quadro la data della mobilitazione internazionale del 15 ottobre prossimo convocata dai movimenti europei e del mediterraneo è una occasione fondamentale che non potrà essere rinchiusa nei recinti angusti di nessuna rappresentanza.

Certamente la giornata importante del 15 ottobre è soltanto una tappa necessaria per la costruzione di un vasto movimento popolare d’opposizione che si ponga in modo inequivocabile in antitesi alle scelte economiche attuali con il chiaro obiettivo che “NOI LA CRISI NON LA PAGHIAMO, LA CRISI VE LA PAGATE VOI”. Questo vuol dire smascherare e agire contro i responsabili della crisi e i loro simboli, riconquistando la sovranità ed esercitando nuove forme di riappropriazione di reddito e di vita.

L’assemblea esprime massima solidarietà e fa propria:

  •  la lotta dei precari della scuola che si stanno mobilitando contro la politica folle dei tagli operati dalla Gelmini
  • la lotta degli operai del Cantiere, della Fiat e delle altre aziende che la politica speculativa ha destinato alla chiusura
  • la lotta degli addetti alla sanità “dismessi”, la lotta degli autoferrotranvieri per il diritto al salario
  • la lotta per il diritto alla casa e per la difesa degli spazi sociali autogestiti.

L’assemblea decide di:

  •  dare vita a partire dalla giornata di Giovedì 22 a piazza Massimo a Palermo a presidi e manifestazioni contro la manovra finanziaria e per  riprendere e rilanciare la piazza dell’indignazione e dell’incazzamento sociale, aderendo e facendo proprio il presidio/microfono aperto “democrazia di piazza” che si svolgera’ al teatro Massimo/Piazza Verdi Giovedì 22 alle 18;
  • aderire e fare propria la manifestazione di sabato 24 settembre per gli spazi sociali e contro lo sgombero dello Studentato Occupato Anomalia;
  • una settimana di lotta da costruire nei territori, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle università a partire dalla composizione delle lotte esistenti, dal 7 fino al 15 ottobre, con al centro appunto la parola d’ordine:

IL DEBITO NON E’ NOSTRO – NON LO PAGHIAMO!

  • costruire e Amplificare la mobilitazione del 15 ottobre, a partire dalle parole d’ordine e dai contenuti proposti dalle reti europee, che hanno promosso la mobilitazione Internazionale, definendo le modalità e le pratiche di una nostra partecipazione collettiva.

L’assemblea si riconvoca mercoledì 28 settembre alle ore 17.30 presso il Laboratorio Zeta via A.Boito 7

Palermo 13 Settembre 2011

VERSO IL 15 OTTOBRE – Proposta di incontro cittadino per la costruzione di un “Comitato unitario 15 ottobre”

Le manovre economiche di quest’estate rafforzano e prolungano l’attacco alle
condizioni di vita dei ceti popolari.

Non è tollerabile la distruzione sociale e democratica che ci viene imposta
con il ricatto del debito, a livello europeo e nazionale, da istituzioni
subalterne alle banche, alla finanza, alle multinazionali, a pochi gruppi di
privilegiati.

Bisogna fermare Governo e Confindustria, queste manovre e i suoi effetti
devastanti. Ancora una volta e sempre di più, si
mantengono intatte rendite e privilegi e si aggrava l’impoverimento della
maggioranza della popolazione.

Bisogna impedire le ulteriori privatizzazioni che negano la volontà popolare
espressa con i referendum, lo smantellamento della costituzione e la
costituzionalizzazione del pareggio di bilancio.

Bisogna opporsi alla cancellazione dei diritti e delle garanzie sociali,
alla precarizzazione del lavoro e della vita delle persone.

Bisogna respingere l’aggressione alle rappresentanze sindacali e ai diritti
del lavoro, la cancellazione del contratto nazionale e dell’art. 18 dello
Statuto dei Lavoratori.

Bisogna fermare la distruzione di beni comuni, di ambiente e territorio, di
relazioni sociali, di cultura e istruzione.

Bisogna contrastare il razzismo, fermare le guerre, le spese militari e la
militarizzazione.

La Confederazione Cobas di Palermo, pertanto, ritiene sia necessario
costruire un fronte che raccolga le forze di movimento (sindacati di base,
associazioni, centri sociali, donne e uomini, ecc.) presenti nel nostro
territorio al fine di costruire una mobilitazione continua contro quella che
si prospetta come una manovra economica permanente.

Invitiamo, perciò, singoli e gruppi, interessati a costruire un percorso di
lotte comuni sui contenuti citati, ad un incontro da tenersi quanto prima,
vista l’urgenza della situazione.

Sarebbe possibile incontrarsi martedì 13 settembre 2011, nel pomeriggio
(ore17), al Laboratorio Zeta, ma restiamo disponibili anche per altre date e
luoghi che possono essere individuati collettivamente.

Attendiamo Vostre proposte

Palermo 6 settembre 2011

Confederazione Cobas Palermo

LA CRISI VA PAGATA DA CHI L’HA PROVOCATA

La protesta contro la manovra economica non si ferma. Lunedì 12 settembre alle 15.00 tutti/e in piazza a Montecitorio!

Con le “piazze indignate” verso la manifestazione nazionale del 15 ottobre

La devastante manovra economica del governo Berlusconi Tremonti-Napolitano è il culmine di tre anni di attacchi alle condizioni di vita e di lavoro dei salariati/e e dei settori più deboli della società. Avevamo detto: “Noi la crisi non la paghiamo” e invece sono proprio le fasce più disagiate ad pagarla mentre coloro che l’hanno provocata, i grandi gruppi finanziari e industriali, sono stati sostenuti dai principali Stati europei che per questo hanno dissanguato le casse pubbliche. Essendo l’attacco generalizzato e continentale, la risposta va sviluppata a livello europeo e in ogni  paese deve coinvolgere tutti i settori popolari colpiti. In Italia la manovra é condivisa nella sostanza da governo e opposizione, Confindustria e sindacati concertativi, Napolitano e Draghi. Le polemiche riguardano i dettagli: ed è stato addirittura il PD a denunciare la “pochezza” della precedente manovra che rinviava il grosso dei tagli al 2013-4, chiedendo che essi venissero operati tutti subito. La manovra avrà tempi parlamentari rapidi ma sarà una manovra-monstre permanente, su cui rimetteranno mano ogni volta che i “mercati” vorranno altro sangue popolare.

A manovra permanente va contrapposta lotta permanente, raccordata a livello europeo e coinvolgente non solo i lavoratori/trici “stabili”, ma il vasto mondo del precariato, gli studenti, i giovani senza lavoro, il popolo che ha difeso i beni comuni trionfando ai referendum e quello della Val di Susa e gli altri che lottano contro gli scempi ambientali, e tutti i settori disagiati colpiti. L’Italia deve seguire i grandi esempi delle piazze “indignate” egiziane e tunisine, spagnole e greche,  cercando un raccordo europeo di massa, di grande visibilità e impatto politico in difesa dei beni comuni, dei salari, dei servizi sociali, con un messaggio unificato, “La crisi va pagata da chi l’ha provocata”: e stavolta sul serio.

Per questo proponiamo che venga raccolta la proposta degli “indignados” spagnoli affinché il 15 ottobre scendano in piazza in tutta Europa milioni di persone con parole d’ordine comuni. E dai prossimi giorni dobbiamo organizzare in tutta Italia tante “piazze indignate” in permanenza mobilitate contro l’intera politica economica e sociale del governo, che mantengano viva la protesta al di là dei tempi parlamentari, e preparino la giornata del 15 ottobre, a partire a Roma dalle piazze della Camera (Montecitorio) e del Senato (P.Navona). Questa mobilitazione, se coinvolgerà tutta l’opposizione sociale, potrà poi costruire un maggioritario sciopero generale sociale, che non riguardi solo fasce del lavoro “stabile” e sindacalizzato.

Non va in tale direzione quello convocato per il 6 settembre dalla Cgil. Rispettiamo la scelta di chi vi parteciperà sperando come tante volte in passato in una conversione della Cgil al conflitto. Ma ricordiamo che proprio la sottoscrizione del “Patto per lo sviluppo” con la Confindustria e Cisl-Uil del 28 giugno ha dato via libera alla manovra e alla demolizione degli ultimi diritti dei salariati. La Cgil sciopera perché quel Patto sia recepito nella manovra, cancellando l’interpretazione che il governo ne ha dato nell’art.8: e lo fa in una data e con modalità che impediscono la formazione di un vasto fronte sociale, con scuole e Università di fatto chiuse, con i lavoratori/trici appena tornati dalle ferie, senza preparazione, anche come atto di resa dei conti con le minoranze interne, con una piattaforma in linea con lo sciagurato Patto, in supplenza politica del PD, non per contrapporsi al governo ma per interloquire con esso.

Confederazione Cobas

                         

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